Foad Aodi. I medici di origine straniera in Italia e il Coronavirus

Dal blog https://www.pressenza.com/

02.11.2020Alessandra Montesanto

Abbiamo intervistato il Prof. Foad Aodi, medico fisiatra; è stato Presidente dell’Associazione Medici di Origine Straniera in Italia (AMSI), fondatore di  Uniti per Unire e della Confederazione UMEM. Eletto al Direttivo dell’Ordine dei Medici di Roma per tre mandati consecutivi (2003-2011) e nominato membro  del Consiglio Direttivo della Fondazione dell’Ordine dei Medici di Roma (2015-2017). Già esperto presso il Consiglio Superiore di Sanità e Professore a contratto in fisiatria all’Università di Roma “La Sapienza”, Aodi ha collaborato con la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e degli Odontoiatri (FNOMCeO) dal 2000. Direttore Sanitario di un poliambulatorio internazionale,  è  Coordinatore Sanitario di un gruppo di riabilitazione in Fisiatria e Ortopedia.

Quali sono stati gli errori commessi nei mesi scorsi riguardo al contenimento del Coronavirus?

Tramite numerose interviste, nazionali e internazionali, in 72 Paesi stiamo trasmettendo la notizia che siamo ancora nella prima grande ondata, divisa in 5 fasi. Da settembre siamo entrati nella quarta fase con un aumento del numero dei contagi.

Gli errori sono stati tanti nella prima fase perché in molti si sono recati negli ospedali, è stato penalizzato il ruolo dei medici di base e del territorio e questo ha causato il collasso delle strutture. Non è stata attivata subito la collaborazione tra sanità pubblica e privata e tra Regioni e governo.

Nella prima fase abbiamo, quindi, registrato un alto numero di decessi e di ricoveri in terapia intensiva. Non è stato, poi, consigliato ai medici di effettuare le autopsie perché è stato scoperto che c’è stato un alto numero di persone che sono decedute a causa di trombosi.

In che modo è possibile arginarlo ora, alla luce della situazione in Italia?

I nostri consigli, in base ai confronti e alle buone pratiche che stiamo osservando, sono: internazionalizzare maggiormente la sanità italiana, usare il protocollo di cura a domicilio nei primi cinque giorni con i medicinali che sono risultati utili (aspirina, eparina, vitamina C e D, assunzione di molta acqua). Isolamento fiduciario per 15 giorni; contattare il medico di famiglia senza andare in studio; dopo cinque giorni effettuare una radiografia, se insorgono sintomi respiratori. Nel mondo, si è rivelata efficace, poi, anche la plasmaterapia.

Cosa chiedere alla politica e agli scienziati italiani e stranieri?

E’ importante analizzare i motivi dell’aumento dei contagi nella fase attuale (la quarta della prima ondata) in Europa. Le cause possono essere state: apertura delle discoteche, turismo senza controlli, apertura delle scuole senza un programma preventivo, etc.

Nella quarta fase si è anche abbassata la media dell’età rispetto alla prima fase ed è diminuito il numero di persone in terapia intensiva, con l’aumento, invece, del numero delle persone che si sono curate a casa.

E’ importante non spaventare le persone; i virologi, purtroppo, hanno dimostrato poca esperienza nella comunicazione televisiva, senza dare consigli precisi e cambiando spesso idea. Bisognava dire che il virus non si conosce ancora del tutto, che è mutante e che che lo si sta studiando. Inoltre sarebbe necessaria una collaborazione tra scienziati così come in politica, creando una rete tra territorio, sanità pubblica e sanità privata.

Quanti medici stranieri sono attivi in questo momento in Italia e in che modo stanno dando il loro apporto?

Abbiamo presentato il nostro bilancio al congresso dell’ ANMSI che ha rinnovato l’organigramma al Consiglio direttivo. Sono 77.500 tra medici, infermieri, farmacisti, psicologi. Tanti professionisti impegnati nell’arginare il Covid-19 anche con interviste, in collaborazione con l’Unione Medica Euromediterranea.

Abbiamo sollecitato il governo italiano che ha inserito nel decreto “Cura Italia”, Articolo 3, il coinvolgimento di medici di origine straniera; circa 5000 sono impiegati nelle strutture pubbliche e nei Pronto Soccorso; altri 15000 sono impegnati come medici di famiglia, pediatri, in cliniche di emergenza e centri di analisi.

Noi continuiamo a dare la nostra disponibilità.

In quanto tempo sarà disponibile un vaccino utile per tutta la popolazione?

A nostro parere, il virus si può contrastare adesso con la terapia a domicilio, con i farmaci consigliati e con le autopsie che confermano il ruolo dei trombi per i decessi di molte persone.

Per il vaccino, purtroppo, ci sono guerre economiche e politiche che rallentano la sua preparazione. Oggi abbiamo notizia di 58 studi e solo 6 sono arrivati alla terza fase dell’iter, ma non l’hanno superata. Forse saranno pronti due vaccini, ma non prima di aprile del prossimo anno.

Intanto consigliamo di effettuare il vaccino antiinfluenzale a tutti i professionisti della sanità, agli anziani e a chi ha patologie croniche in atto.

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