Il vaccino e la deroga ai brevetti

Dal blog http://www.labottegadelbarbieri.org/

18 Novembre 2020

di Nicoletta Dentico e Silvio Garattini (*

A seguire il testo di un appello al governo italiano. E occhio alla foto finale.

Il Consiglio dei TRIPS (cioè degli accordi commerciali) tornerà a parlarne il 20 novembre

A nove mesi dall’inizio della pandemia, non esiste ancora una misura di politica internazionale in grado di garantire a tutti l’accesso al vaccino o agli altri rimedi che saranno scoperti contro Covid-19.

Da mesi si fa grande esercizio di retorica internazionale sull’accesso universale al vaccino. Anche in Italia il governo Conte, nelle parole del ministro Speranza, invoca il vaccino come «bene pubblico» e promette «accesso equo».

Ma oltre le parole, il nostro governo ha idea delle condizioni che servono, per dare concretezza al vaccino “bene comune”? E che cosa intende fare per non sprecare questa crisi, che si è abbattuta sull’Italia e il suo sistema sanitario con particolare virulenza? 

Una ragionevole pista di lavoro viene dai governi di India e Sudafrica. Il 2 ottobre 2020, i due Paesi hanno inviato all’ Organizzazione mondiale del commercio (Omc o Wto) una proposta congiunta con cui chiedono una deroga ai brevetti e agli altri diritti di proprietà intellettuale in relazione a farmaci, vaccini, diagnostici, dispositivi di protezione personale, e le altre tecnologie medicali per tutta la durata della pandemia, fintantoché non sia stata raggiunta l’immunità.

Si tratta insomma di concedere una sospensione temporanea di tutti gli obblighi contenuti nella Sezione I, Parte II dell’Accordo TRIPS – ovvero The Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights (in italiano: Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale) – quella concernente copyrights, disegni industriali, brevetti, protezione di informazione non condivisa.

In virtù di questa deroga, i centri di ricerca avrebbero possibilità di condividere la conoscenza scientifica e accelerare collaborazioni per lo sviluppo di nuovi prodotti per combattere il virus, ciò che permetterebbe una più agile risposta alla domanda di attrezzature, diagnostici e medicinali, e a costi inferiori, non solo nei Paesi a basso reddito.

La deroga è prevista in base dell’articolo IX comma 3 e 4 dell’Accordo di Marrakesh che ha costituito l’Organizzazione mondiale del commercio.

La condizione è che esista una giustificazione fondata su circostanze eccezionali, e che siano esplicitati i termini anche temporali di suddetta sospensione. Il mondo sprofonda in una realtà di accesso diseguale alle tecnologie che servono con urgenza per contenere la pandemia.

L’emergenza sanitaria richiede accesso rapido a tutti i prodotti medicali, ma i focolai pandemici hanno generato un aumento repentino della domanda globale, un fenomeno che ha lasciato molte nazioni in una situazione di acuta carenza di scorte.

Ma la insufficiente disponibilità di prodotti, o il loro costo eccessivo, è una minaccia per tutti perché prolunga la pandemia. Sotto pressione dopo quasi un anno di disperato (e talora disperante) contrasto agli effetti del nuovo coronavirus, molti governi si indirizzano verso scelte di nazionalismo sanitario.

I Paesi ricchi ad esempio rappresentano il 13% della popolazione mondiale, ma si sono già accaparrati più di due miliardi di dosi dei potenziali vaccini contro Covid-19, in una corsa scomposta che la rivista Nature ha giustamente definito «un’arrampicata diseguale ai vaccini».  

L’evidenza empirica ha dimostrato oltre ogni dubbio che il regime di monopolio brevettuale che gli accordi TRIPS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) hanno conferito alle industrie, come incentivo all’innovazione, rappresenta una delle principali barriere di accesso ai farmaci essenziali nel mondo.

Gli effetti negativi dei diritti di proprietà intellettuale – che permettono alle aziende farmaceutiche nello specifico di fissare in esclusiva le condizioni di mercato dei loro prodotti – sono stati ampiamente documentati con le patologie infettive che hanno prevalentemente colpito i Paesi poveri (HIV/AIDS, malaria, polmonite).

Ma gli squilibri prodotti dai brevetti farmaceutici – con la privatizzazione della conoscenza scientifica e l’esorbitante costo dei farmaci che ne derivano – non sono più solo un problema per i Paesi poveri, ma anche per quelli industrializzati. La difficoltà di accesso alla terapia della Gilead Sciences (la stessa azienda del farmaco Remdesivir) contro l’Epatite C per via del prezzo inaudito del farmaco rimane un caso di studio su scala globale, con effetti acuminati anche in Italia.   

Photo by Daniel Schludi on Unsplash

Il Consiglio dei TRIPS ha discusso l’iniziativa di India e Sudafrica a metà ottobre, senza venirne a capo. Il 20 novembre tornerà a esaminare la questione. Nel frattempo, la proposta ha ottenuto il sostegno di molti Stati membri dell’Omc, di organizzazioni internazionali (Oms, Unaids, Unitaid), di economisti come Joseph Stiglitz, di oltre 400 organizzazioni della società civile impegnate nel mondo per l’accesso ai farmaci essenziali.

La Santa Sede si è espressa con una posizione forte a sostegno della soluzione indicata da India e Sudafrica. Un lungo testo di appoggio alla deroga sui brevetti è stata sottoscritta da diversi Rapporteurs dell’ONU, nei giorni scorsi. 

Si oppone invece il blocco dei Paesi industrializzati, gli stessi Paesi che hanno finanziato il colossale sforzo della ricerca con imponenti contributi pubblici (11 miliardi di dollari gli USA, 16 miliardi di euro la Commissione europea) senza negoziare con l’industria del farmaco la benché minima condizione sui prezzi, sulla trasparenza degli studi clinici, sul trasferimento di tecnologie. 

Una disarmante politica di laisser faire che contrasta con le rigide barriere commerciali della proprietà intellettuale, vincoli che mettono a durissima prova le proclamate aspirazioni a un vaccino universale e l’orizzonte dell’accesso equo ai prodotti di cui tutti i Paesi hanno bisogno, in tempo di Covid 19.  

L’Italia molto ha sofferto la carenza di strumenti sanitari all’inizio della pandemia. Molto personale medico si è ammalato e ha perso la vita per questo deficit di strumenti essenziali.

Il nostro Paese continua a soffrire duramente l’impatto del Covid-19. Ha dunque ogni interesse ad appoggiare la proposta di India e Sudafrica. Una proposta di buon senso, di grande beneficio per superare l’impasse sanitario ed economico in cui il mondo si trova.

Il nostro governo deve dunque adoperarsi con convinzione in seno all’Europa, con gli altri Paesi membri, affinché l’ostilità della Commissione alla iniziativa di India e Sudafrica sia immediatamente rimossa.

La eccezione al regime ordinario dell’Accordo TRIPS, per la gestione straordinaria che Covid-19 impone, sarebbe una misura internazionale realistica ed efficace.

Una scelta immediata dell’Italia in questa direzione darebbe sostanza e credibilità alle dichiarazioni del governo sul vaccino bene comune. Un orizzonte politico che richiede scelte di senso, sia sul piano europeo che internazionale, oltre le vecchie inservibili logiche del mercato.

Oltre gli slogan, le scelte immediate per l’Italia. La salute non è proprietà privata.

Nel 2020, il mondo è stato travolto da una pandemia che, come ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale del Commercio, rappresenta “una devastazione senza precedenti per l’economia globale e il commercio mondiale”. L’emergenza sanitaria prodotta dal nuovo coronavirus richiede – come mai prima – condizioni di accesso rapido a tutti gli strumenti medicali, inclusi i prodotti farmaceutici come  diagnostici vaccini e  farmaci, per la prevenzione del contagio e la cura delle persone malate. La perdurante scarsità di prodotti medicali che colpisce soprattutto – ma non solo – i paesi a basso e medio reddito mette in grave pericolo la vita del personale sanitario nel mondo, determina il decesso di un numero significativo di lavoratori essenziali, prolunga la pandemia. E con essa, il declino socio-economico globale. Una misura di politica internazionale per garantire l’accesso universale al vaccino e agli altri rimedi che possano fermare il virus SARS-CoV-2 è dunque indispensabile.

Sin dall’inizio della pandemia, infatti, la possibilità di accesso ai prodotti essenziali, nel mondo, è fortemente diseguale. I paesi più ricchi, che rappresentano il 13% della popolazione mondiale, si sono già accaparrati più di due miliardi di dosi dei potenziali vaccini contro Covid19 attraverso acquisti preventivi che i paesi a basso e medio reddito non possono permettersi.  I  governi europei  hanno finanziato la ricerca per il vaccino con imponenti contributi pubblici (16 miliardi di euro) ma senza porre alcuna condizione all’industria farmaceutica quanto a prezzi, strategie di accesso, trasparenza degli studi clinici.

Una delle principali barriere di accesso ai farmaci essenziali risiede nei diritti di proprietà intellettuale, ovvero nel regime di monopolio brevettuale della durata di venti anni che gli accordi TRIPS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) conferiscono alle industrie. Per questo il 14 novembre 2001 gli stati membri dell’Omc adottarono la storica Dichiarazione di Doha, che riconosceva loro la prerogativa di usare tutte le flessibilità necessarie per rispondere alle necessità di salute pubblica, in deroga ai brevetti. Flessibilità comunque difficili da attuare. Gli effetti negativi di questi monopoli, che permettono alle aziende di fissare le condizioni di mercato dei farmaci, sono stati ampiamente documentati per alcune patologie gravi che hanno prevalentemente colpito i paesi poveri (HIV/AIDS, malaria, polmonite) ma più di recente anche i paesi industrializzati, come dimostra il prezzo inaudito della terapia di Gilead Sciences contro l’Epatite C.

In risposta alla crisi globale del nuovo coronavirus, il 2 ottobre scorso India e Sudafrica hanno pertanto chiesto ufficialmente all’Omc di permettere a tutti i paesi membri di non concedere brevetti o altri diritti di proprietà intellettuale in relazione al Covid19 per tutta la durata della pandemia, fino al raggiungimento dell’immunità globale. La proposta di India e Sudafrica chiede a tutti i paesi dell’Omc una deroga rispetto agli obblighi contenuti nella Sezione I, Parte II, dell’Accodo TRIPS, concernente copyrights e brevetti.  L’art IX, comma 3 e 4, dell’accordo di Marrakesh, costitutivo dell’Omc, consente  la procedura di deroga, ove si producano circostanze eccezionale e siano indicate condizioni e durata della deroga stessa.

La proposta di India e Sudafrica è sostenuta da molti altri governi, da organizzazioni internazionali, e da oltre 400 organizzazioni della società civile, da esperti, economisti. Numerosi Rapporteur speciali dell’Onu hanno sottoscritto un documento a favore della deroga ai brevetti, come strumento di tutela dei diritti alla cura per tutti. L’Italia stessa, Paese tra i più colpiti dalla pandemia, avrebbe ogni interesse nel sostenere questa proposta.

Chiediamo dunque che l’Italia si adoperi con convinzione in seno all’Unione Europea, di concerto con altri paesi europei, affinché l’ostilità della Commissione alla iniziativa di India e Sudafrica sia immediatamente rivista, e sia invece accolta per Covid19 la temporanea eccezione al regime ordinario dell’Accordo TRIPS. 

PROMOTORI

Nicoletta Dentico, direttrice del programma di salute globale, Society for International Development (SID)
Loredana De Petris, Senatrice Sinistra Italiana, Capogruppo Gruppo Misto
Nicola Fratoianni, Deputato Sinistra Italiana – Leu

FIRME

Roberto Barbieri, Direttore generale Oxfam Italia

Fabrizio Barca, economista, Forum Disuguaglianze e Diversità

Pietro Bartolo, medico, Europarlamentare S&D

Susanna Camusso, responsabile politiche internazionali CGIL

Andrea Cecconi, Deputato Gruppo Misto

Prof. Andrea Crisanti, virologo, Direttore dipartimento di microbiologia, Università di Padova

Marco De Ponte, Direttore Action Aid Italia

Prof. Donatella Di Cesare, filosofa, scrittrice

Prof. Nerina Dirindin, economista della salute, Università di Torino

Monica Di Sisto, vicepresidente di Fairwatch

Vasco Errani, Senatore Gruppo Misto-Leu

Elena Fattori,  Senatrice Gruppo Misto

Lorenzo Fioramonti, Deputato Gruppo Misto

Prof. Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri”

Franco Ippolito, Presidente Fondazione Lelio e Lisli Basso

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico INMI Lazzaro Spallanzani

Francesco Laforgia, Senatore Gruppo Misto-Leu

Claudia Lodesani, Presidente Medici Senza Frontiere Italia

Pier Luigi Lopalco, epidemiologo, Assessore Sanità Regione Puglia

Prof. Gavino Maciocco, medico, Università di Firenze

Giulio Marcon, portavoce Sbilanciamoci

Prof. Giacomo Marramao,  filosofo, Università Roma 3

Prof. Eduardo Missoni, medico, Università Bocconi

Paola Nugnes, Senatrice Gruppo Misto

Erasmo Palazzotto, Deputato Sinistra Italiana-Leu

Laura Pennacchi, economista

Prof. Mauro Pianta, economista, Scuola Normale Superiore di Firenze

Giuliano Pisapia, Europarlamentare S&D

Stefano Prato, direttore esecutivo, Society for International Development

Prof. Mario Ravaglione, esperto di tubercolosi, Università di Milano

Sandro Ruotolo, Senatore Gruppo Misto

Sabina Siniscalchi, Presidente OXFAM Italia

Massimiliano Smeriglio, Eurodeputato S&D

Prof. Gianni Tognoni, medico farmacologo, Università di Milano

Prof. Nadia Urbinati, politologa, Columbia University

Prof. Francesco Vaia, Direttore Sanitario INMI Lazzaro Spallanzani

Massimo Zedda, Consigliere regionale Campo Progressista Sardegna

Monica Frassoni, Co-Presidente Verdi Europei

Anna Falcone, avvocata

Marilena Grassadonia, ex presidente di “Famiglie Arcobaleno”

Beppe Giulietti, Presidente FNSI

Paolo Lattanzio, Deputato gruppo misto

ED ECCO UNA FOTO… PER FINIRE CON IRONIA (O SAGGEZZA?) IN QUESTI TEMPI FOSCHI.

Traduco per chi non sa il francese

Prima foto: «Spero che proveranno i vaccini sui membri del governo».

Seconda foto: «Se si salvano il vaccino è buono. Se muoiono il Paese è salvo».

Foto trovata in rete (grazie Harezki).

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