La risoluzione sul MES approvata è un passo verso il baratro ?

Dal blog https://comedonchisciotte.org/

By Fabio Conditi On Dic 14, 2020

DI FABIO CONDITI

comedonchisciotte.org

Il giorno 9 dicembre 2020, la Camera e il Senato approvano una risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che gli conferisce il mandato parlamentare di approvare la riforma del MES in vista del successivo Consiglio Europeo del 10 e 11 dicembre 2020.

In questo Consiglio la riforma del MES è stata approvata effettivamente da Conte, in virtù del mandato ricevuto, ma il processo perché la riforma entri in vigore è ancora lungo e non del tutto esente da ostacoli. Adesso bisognerà attendere le prossime due scadenze, la firma del trattato, cioè l’atto che rende davvero operativo questo consenso, che potrebbe avvenire il 27 gennaio 2021, e la ratifica successiva da parte dei Parlamenti nazionali.

Su quest’ultimo passaggio si è giocata la trattativa all’interno del M5S, alla ricerca della formula che, pur dando mandato a Conte di approvare in questa fase la riforma del MES così com’è, introducesse nella risoluzione condizioni “importanti” che devono essere verificate prima della ratifica definitiva.

Con questa risoluzione “condizionata” si è voluto ricomporre la spaccatura generata dai parlamentari contrari all’approvazione di questa riforma ed evitare una votazione contraria che avrebbe rischiato di far saltare il Governo. Questa eventualità, paventata da Mattarella nei giorni scorsi, avrebbe di fatto aperto la strada ad Governo tecnico che avrebbe comunque portato avanti l’approvazione della riforma del MES : https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/governo-conte-ha-ore-contate-mercoledi-sara-suo-254822.htm?fbclid=IwAR1-UNnHqTteXg86qUl2W8-tpNOi5ympshhBXnIrNltnUq8cGU8kjEnEyFk

Quindi nonostante i parlamentari contrari al MES siano molto di più dei 58 “combattenti” di cui abbiamo parlato nei giorni scorsi (https://comedonchisciotte.org/la-lettera-sul-mes-dei-parlamentari-combattenti-del-m5s/), la malaugurata prospettiva di un Governo tecnico ha convinto quasi tutti della necessità di arrivare ad un accordo che prendesse tempo, lasciando aperta la possibilità di rivedere questa posizione prima della ratifica finale sulla riforma del MES.

Vediamo ora il testo integrale della risoluzione approvata riportato da fanpage : https://www.fanpage.it/politica/qual-e-laccordo-che-ha-trovato-il-governo-sul-mes-il-testo-della-risoluzione/

impegna, quindi, il Governo:

6) Per quanto concerne l’Eurosummit:

  1. a) a prendere atto dei cambiamenti negoziali apportati come l’anticipo del “common backstop del Fondo di risoluzione unico per le crisi bancarie” e del nuovo contesto di politiche fiscali europee realizzate a partire dall’accordo Ue su Qfp del 21 luglio scorso e negoziato con Commissione e Parlamento europeo. A ribadire che questa riforma non può considerarsi conclusiva, vista la logica di pacchetto già ribadita dal Parlamento, proprio alla luce delle ultime scelte realizzate in seno alle Ue che descrivono una nuova stagione di necessarie modifiche. Temi che saranno centrali nella Conferenza sul Futuro dell’Europa con prospettive di cambiamento della architettura istituzionale ed economica della Ue;
  2. b) a finalizzare l’accordo politico raggiunto all’eurogruppo e all’ordine del giorno dell’eurosummit sulla riforma del trattato del Mes;
  3. c) a sostenere la profonda modifica del patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione, la realizzazione dell’Edis, il sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, e anche un processo che superi il carattere intergovernativo dello stesso Mes, che sono priorità per il nostro Paese al fine di costruire una nuova stagione dell’integrazione europea. Lo stato di avanzamento dei lavori su questi temi in agenda sarà verificato in vista della ratifica parlamentare della riforma del trattato del Mes;
  4. d) ad assumere ogni decisione sul ricorso alla linea di credito sanitaria del Mes solo a seguito di un preventivo ed apposito dibattito parlamentare e previa presentazione da parte del Governo di un’analisi dei fabbisogni, nonché di un piano dettagliato dell’utilizzo degli eventuali finanziamenti; …

Aldilà del mandato “a finalizzare l’accordo politico raggiunto all’eurogruppo e all’ordine del giorno dell’eurosummit sulla riforma del trattato del Mes”, nella risoluzione approvata ci sono almeno due frasi che sono state inserite per convincere i parlamentari dissidenti a votare a favore della risoluzione:

  • a ribadire che questa riforma non può considerarsi conclusiva, vista la logica di pacchetto già ribadita dal Parlamento, proprio alla luce delle ultime scelte realizzate in seno alle Ue che descrivono una nuova stagione di necessarie modifiche”;
  • a sostenere la profonda modifica del patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione, la realizzazione dell’Edis, il sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, e anche un processo che superi il carattere intergovernativo dello stesso Mes, che sono priorità per il nostro Paese al fine di costruire una nuova stagione dell’integrazione europea. Lo stato di avanzamento dei lavori su questi temi in agenda sarà verificato in vista della ratifica parlamentare della riforma del trattato del Mes

Entrambe queste formulazioni della risoluzione condizionano la futura ratifica parlamentare della riforma del MES al verificarsi di due diversi eventi, la cosiddetta “logica di pacchetto” che insieme al MES prevede l’approvazione anche di BICC e EDIS, ma soprattutto “la profonda modifica del patto di stabilità e crescita prima della sua reintroduzione”.

Nonostante questa formulazione della risoluzione abbia accolto parzialmente le richieste dei critici della riforma del MES, durante la votazione in aula 13 deputati non hanno comunque accettato l’accordo ed hanno votato contro, sono Fabio Berardini, Pino Cabras, Emanuele Corda, Jessica Costanzo, Andrea Colletti, Carlo Ugo De Girolamo, Giulio Dori, Francesco Forciniti, Mara Lapia, Alvise Maniero, Francesco Sapia, Arianna Spessotto e Andrea Vallascas. Alcuni di loro hanno anche rilasciato una dichiarazione di voto a titolo personale in aula che riportiamo, insieme a quelle analoghe di ex deputati del M5S, che ora sono passati nel gruppo Misto.

Riepilogo i punti critici principali di questa riforma del MES, che secondo noi e anche secondo i parlamentari dissidenti che non hanno approvato la risoluzione, rendono l’eventuale ratifica finale un grande errore per l’Italia, perché rischia di farci fare la fine della Grecia nostro malgrado:

  • la valutazione di un paese viene fatta con parametri superati come il 3% Deficit/PIL, il 60% Debito/PIL e il Fiscal Compact, e questo mette l’Italia automaticamente nella condizione di paese di serie “B”, mentre la Germania sarà di serie “A” (Allegato III);
  • gli aiuti sono subordinati a condizionalità e memorandum che peggiorano la situazione economica e sociale degli Stati, come ha dimostrato il salvataggio della Grecia (art.12);
  • si permette l’utilizzo del MES per salvare le banche (il backstop voluto dalla Germania che entrerà in vigore addirittura nel 2022, due anni prima del 2024), che quindi potrà salvare le proprie banche con i soldi dell’Italia (altri 110 mld di euro da dare in soli 7 giorni dalla richiesta);
  • con l’introduzione delle clausole single limb CACs il debito emesso dal 2022 diventa più facile da ristrutturare, per cui i risparmiatori ne compreranno meno e aumenteranno spread e speculazioni sui mercati finanziari;
  • nella valutazione del Paese debitore, il MES può esprimere autonomamente una sua valutazione “della capacità di rimborso” del Paese, con cui l’Italia può essere ricattata.
  • con tutte queste modifiche, dire che l’Italia non chiederà mai il MES è un eufemismo, perché proprio tutti questi “punti critici” potrebbero costringerla comunque a chiederlo, facendo la fine della Grecia.

Nel frattempo l’Italia ha una sola possibilità per non rischiare di cadere nella trappola del debito pubblico che ha condannato la Grecia, realizzare un Piano di Autofinanziamento Interno per evitare di seguitare ad utilizzare la logica del debito per finanziare la spesa pubblica, come ha più volte e giustamente proposto Mario Turco, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla politiche economiche e agli investimenti.

In questo modo, come diciamo anche noi da anni, l’Italia potrà realizzare un Piano di Rinascimento Economico e Umanistico da 1000 mld di euro, in grado di realizzare finalmente un Benessere Equo e Sostenibile per tutti, che è basato su una piattaforma elettronica integrata dai contenuti fortemente innovativi e tecnologici, in grado di gestire tre nuovi strumenti di scambio :

  • Banca Pubblica MCC, capitalizzata e simile alla KfW tedesca, per creare nuovi crediti bancari a sostegno di imprese ed investimenti nell’economia reale, magari accorpando anche MPS e BPB per avere filiali in tutta Italia;
  • Conti di Risparmio gestiti da MCC, per garantire e remunerare i risparmi degli italiani, permettendo la loro circolazione nell’economia reale ed evitare allo Stato la necessità di ricorrere ai prestiti sui mercati finanziari, per poi essere ricattato con lo spread;
  • Conti Correnti Fiscali possono permettere la cessione a tutti dei crediti d’imposta, che non generano debito pubblico per lo Stato, ma permettono una crescita dell’economia reale.

Speriamo che proprio lo spauracchio del MES da oggi alla futura ratifica finale, riesca a convincere molti parlamentari e il Governo a percorrere finalmente l’unica strada che ci permetterà di uscire definitivamente dalla crisi economica e sociale che stiamo vivendo, la strada maestra di cominciare a fare affidamento e molto di più che nel passato, sulle nostre forze interne anziché sui prestiti provenienti dall’esterno, che sono sempre accompagnati dalle solite condizionalità.

Infine, date una occhiata nella colonna a destra della home page del sito Come Don Chisciotte, troverete la vignetta del giorno collegata alla serie dal titolo “La settimana umoristica n.7”, dove troverete uno speciale interamente dedicato al MES, che ci ricorda sempre la famosa frase scritta sui muri del sessantotto:

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