Perché la Difesa vola basso su Tempest e Fremm?

Dal blog https://www.startmag.it/

di Gianandrea Gaiani

Anche nel settore della Difesa e dell’export militare silenzi e ambiguità non fanno certo bene agli interessi nazionali ma favoriscono invece i nostri rivali. Vedi i casi Tempest e Fremm. Il commento di Gianandrea Gaiani, direttore di AnalisiDifesa

L’Italia ha firmato l’accordo con Gran Bretagna e Svezia per lo sviluppo del nuovo caccia Tempest ma la notizia viene stranamente tenuta segreta per due settimane.

Solo il 3 gennaio il ministero della Difesa ha infatti reso noto con un comunicato stampa che il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha sottoscritto insieme al Segretario di Stato per la Difesa del Regno Unito Ben Wallace e della Svezia Peter Hultkvist, lo scorso 21 dicembre, un accordo trilaterale per lo sviluppo del nuovo sistema d’arma Tempest, definito “determinante per gli equilibri delle capacità militari e industriali a livello europeo e globale”.

In termini di comunicazione, ma anche politici, è interessante esaminare la genesi di questa notizia, resa nota solo il 3 gennaio tra i comunicati stampa (a bassa visibilità nel sito della Difesa, per accedervi occorre cliccare sull’icona Area Stampa) e non tra le news in Primo Piano che appaiono in grande evidenza nella home page del sito.

Eppure una notizia di tale rilevanza politica, industriale e finanziaria come l’adesione ufficiale al Programma Tempest avrebbe certo meritato di apparire in Primo Piano sul sito della Difesa e di venire diffusa il giorno stesso della firma dell’intesa. Incredibile che a “bucare la notizia” (come si dice in gergo giornalistico) sia stato proprio il ministero della Difesa che peraltro da tempo evidenzia correttamente, insieme all’industria, l’importanza della nostra partecipazione al programma.

L’imbarazzante risultato di tale silenzio è che la notizia della firma dell’accordo è trapelata, resa nota il 2 gennaio dall’Agenzia Nova seguita dalle altre agenzie di stampa, costringendo il giorno successivo il ministero Difesa a pubblicarla tra i comunicati stampa, con ben 15 giorni di ritardo.

Eppure il 21 dicembre il sito del Ministero della Difesa aveva trovato il tempo per fornire testi e foto di altre due news ben evidenziate sul sito www.difesa.it: “Il Dipartimento Scientifico Militare del Celio sequenzia virus con variante riscontrata in Gran Bretagna” e “Nasce Zona Militare Club”.

Perché non comunicare anche la ben più rilevante notizia della firma dell’accordo trilaterale per il Tempest? Forse si temeva un acceso dibattito sui costi del programma del caccia di 6a generazione in questa fase di gravi difficoltà economiche, sanitarie e politiche?

L’ipotesi è plausibile tenuto conto che i fondi per lo sviluppo del Tempest non sono stati inseriti in una voce di spesa ad hoc ma sono stati mantenuti a più basso profilo inserendoli all’interno degli stanziamenti per l’aggiornamento dei caccia Typhoon.

Forse non si volevano creare ulteriori polemiche con l’ala “pacifista” della maggioranza di governo già impegnata a tutto campo a mandare a rotoli la nostra industria della difesa impedendo l’export dei prodotti made in Italy?

Non a caso, per queste ragioni, ha avuto un esilissimo profilo anche la consegna alla Marina egiziana della prima delle due Fremm acquisite in Italia (la al-Galala, ex Spartaco Schergat, è arrivata da poche ore nel porto di Alessandria come mostra il video) la cui cessione è stata peraltro autorizzata dall’attuale governo nonostante le polemiche relative al caso di Giulio Regeni, i cui genitori hanno annunciato un esposto contro l’esecutivo per la fornitura delle navi all’Egitto in violazione della Legge 185/90 sull’export delle armi a paesi che non rispettano i diritti civili.

Meglio ricordare anche che il 22 dicembre la Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato una risoluzione proposta da Yana Chiara Ehm (M5S) e Lia Quartapelle (PD) che rimpegna il governo a rinnovare e ampliare lo stop all’export di prodotti della Difesa diretti all’Arabia Saudita ma anche agli altri stati coinvolti nel conflitto nello Yemen (in pratica quasi tutti quelli della Lega Araba, inclusi Egitto ed Emirati Arabi Uniti) bloccando anche le licenze di export già autorizzate.

Un provvedimento che sembra godere del supporto di almeno una parte del governo, incluso il viceministro degli Esteri Manlio di Stefano (M5S) secondo quanto sostiene il quotidiano Avvenire.

Una simile iniziativa avrebbe conseguenze disastrose per la nostra (residua) credibilità politica internazionale e per l’industria dell’Aerospazio e Difesa nazionale, la cui sopravvivenza è oggi più che mai legata alle commesse militari anche alla luce del fatto che l’epidemia di Covid-19 ha ridotto o azzerato le commesse aeronautiche civili e quelle della cantieristica da crociera.

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