Come usciamo dalla logica delle fossili sul territorio?

Un caso non anomalo dentro un “recovery plan” che vorrebbe essere del cambiamento

Ha leggermente scosso la sintomatica pigrizia mediatica, la notizia dell’avvenuta

concessione dell’autorizzazione istituzionale alla costruzione di una nuova centrale a gas metano a

Vado Ligure da parte della Tirreno Power(si proprio quella che è stata chiusa perché usava carbone).

Già il fatto che sia l’unica vera notizia su quel fronte ad inizio 2021 non è proprio incoraggiante.

La storia dovrebbe insegnare e non riciclare forme diverse di schiavitù!

C’è una sorta di stranezza tutta italiana mentre il governo con tutti i limiti aggregati ha con D.L.

stabilito importanti incentivi e anche forme indirette di autofinanziamento proprio per promuovere

l’efficienza energetica e la produzione di energia con sostenibili, per una volta in linea teorica in

sintonia con le direttive della UE sulla democrazia energetica diffusa, non accentrata(direttiva 20.20.20)

Il contrasto, in base al Titolo V fra regioni e governo centrale, passa anche di lì, dando origine a

queste assurde contraddizioni in cui le Grandi Aziende energivore si infilano per far nascere vecchi

mostri e seguire l’unica fede che conoscono: quella del profitto e del PIL a tutti i costi per pochi.

Già, hanno detto bene comitati e associazioni come “Uniti per la Salute” va rifiutata questa pessima

idea per il rapporto con la salute che ne deriverebbe (poiché anche il metano inquina), dato

che il processo contro la T.P. che li vede in prima fila ancora non è arrivato ai titoli di coda, ma circa

400 morti di malattie derivate da inquinamento atmosferico sono sicuramente avvenuti localmente,

mentre avvocati e politica attraverso mille piccole azioni contro l’uso della indagine epidemiologica

della sanità locale ne impediscono la correlazione.

– Ne consegue che uno dei motivi per opporsi a questo uso dell’energia è proprio la salute : il

metano inquina in quanto fonte fossile e sviluppa (certo meno del carbone) particolato invisibile che

aumenta l’inquinamento nella zona , la produzione di ( che per un gioco di correnti ventose permane e ristagna proprio sulla Tirreno Power). Questo è certo e scientificamente provato senza dubbio alcuno.

La nuova centrale viene costruita con la domanda implicita: dove prendiamo l’energia necessaria?

– Allora ci dimostrino che l’andamento attuale della richiesta energetica richieda assolutamente

nuove fonti produttive, mentre le fabbriche chiudono e insediamenti importanti nuovi non ce ne

sono, ne sul territorio ligure, ne altrove, anche in conseguenza della crisi pandemica, ma non solo.

Sta cambiando il mondo e l’energia che da decenni ne è al centro, quella fossile, continua ad avere

colpi di coda, a seminare pessime conseguenze come dipendenza da altri stati, favorire guerre e

spese militari di predazione e dominio indiretto, a creare migrazioni bibliche, a drenare risorse

economiche che potrebbero avere altro impiego, ostacolare in ogni modo una democrazia energetica compiuta.

– La cosa evidente oggi è lo spreco di risorse energetiche attraverso immobili che per l’80% sono in

classe G (cioè con il 70% dell’energia prodotta buttata via), con una illuminazione assurda e sprecona nelle città, con l’uso individuale del trasporto ormai difficilmente reversibile anche in Liguria in cui la mobilità è pessima con autostrade costose e con un servizio spesso interrotto.

Risparmiare energia è cosa intelligente, non aumentandone, ma anzi diminuendone prospettive di produzione, ancor più con proprietà imprenditoriale centralizzata unica e inamovibile.

Spesso proprio l’esempio della gestione delle proprietà dei comuni (asili, scuole, uffici, palestre,

piscine per riscaldamento/raffrescamento e illuminazione) ne evidenzia il modello negativo pubblico.

Quindi serve investire in questa logica la necessità, anche in virtù della finestra aperta dagli incentivi del governo come forma di finanziamento a costo zero in molti casi (pur con tutto il caos della burocrazia istituzionale e bancaria che purtroppo permane) è una logica da perseguire.

Le grandi Aziende (come la T.P.) che ne hanno la capacità tecnico finanziaria, drenano risorse

europee (levate ad altri soggetti, più territoriali) facendo passare il gas metano come fonte green per i loro investimenti spinti da media al soldo e da prof del Campus in cerca di gloria .

Certo sul momento aprono cantieri con manodopera, ma alla fine hanno come vero obiettivo di creare una centrale gestibile con una manciata di persone stabili e il controllo ancora di quote consistenti di energia distribuita con i cui profitti Arera (con gestione privata) darà colpi a tutti spalmando sulle bollette mensili i costi delle operazioni di acquisizione, trasformazione da gas a energia elettrica per SEMPRE, altro che investimento di 300 milioni privato!

E’ una concentrazione di potere autoritaria!

I vari partiti hanno raggiunto il limite ormai con un sostanziale accordo istituzionale, nonché rei di aver sposato l’idea culturale sia della dx, che della sx, fra chi appoggia direttamente l’operazione in ambito confindustriale e chi “poiché porta lavoro”…in ambito politico, in modo miope e ottusamente schierato sul “parliamone”(compreso, per chi ne aveva illusione di diversità, dei rappresentanti della lista Sansa in regione).

Ma possibile che invece non si possano trovare condizioni che soddisfino la domanda:

COME PORTO AVANTI L’EFFICIENZA ENERGETICA E LE SOSTENIBILI LOCALMENTE e cosa serve davvero ai cittadini?

– La posizione sul tema centrale a gas di Italia Nostra pur con il rispetto dovuto, ancora diversa, ma dentro la logica del liberismo energetico di giustificare quella centrale con la possibilità di farla diventare un centro di teleriscaldamento ci pare sbagliata e pericolosa perché da un assist di una associazione ambientale proprio a chi andrebbe combattuto su quel piano.

Un centro di produzione con le fossili da cui l’intera zona farebbe dipendere la propria energia per

riscaldarsi e che determina il mercato di fatto, incontrollabile dai cittadini- consumatori (come

ampia documentazione si può reperire su esperimenti simili già fatti senza vantaggi sociali) oltre

alla concentrazione di inquinanti, non è socialmente utile e auspicabile a nostro avviso.

Quindi bocciamo anche questa che pare un idea molto interna ad un sistema vecchio, da evitare pregando gli attivisti di avviare una seria discussione al riguardo.

– Si è detto: c’è una legge utile sul tema incentivi energia, cosa serve per renderla applicabile?

Questo è il punto su cui la politica ed i comuni in particolare, come autorità locale, hanno il dovere di fare azioni concrete per superare gli scogli oggettivi che non la fanno procedere come sarebbe auspicabile.

Alcuni elementi da risolvere a questo fine dato che una buona legge in sé, non basta sono :

1) Creare strutture di assistenza e formazione tecnica ed economica promosse da chi ne ha possibilità nei comuni, poiché la rappresentanza istituzionale “può” essere garanzia di servizio, inoltre servono uffici preparati che diano servizio informativo sulle modalità e sui fondi incentivanti esistenti. La logica dell’amico dell’amico deve finire!

Dove esiste (città con oltre 50.000 abitanti) l’Energy Manager deve costruirsi questa concretezza, trovarsi aiuti paralleli e relazioni utili fra la popolazione, compresi spazi tecnici fisici in cui operare pubblicamente, non essere un fantasma ben pagato, ma inutile come adesso è.

I comuni devono aprire alla formazione interna al personale per cercarsi competenze giuridiche e amministrative andando a “ripulire “ le proprie procedure di attuazione sull’energia spesso macchinose e ostative.

Le domande, sia di singoli cittadini che di entità diverse o professionali, devono trovare risposte puntuali, semplificate e affidabili.

Vi sono comuni virtuosi che hanno applicato un sistema di energia come reddito energetico come Porto Torres . L’iniziativa creerà un fondo rotativo dove il comune investirà 250mila l’anno per due anni. Le risorse saranno assegnate tramite bando ai cittadini in difficoltà economica e serviranno all’acquisto in comodato di impianti fotovoltaici domestici (<20 kW di potenza), con la possibilità di riscattarli al termine dei 25 anni di contratto (9+9+7). 

Le famiglie potranno auto-consumare l’elettricità prodotta e il surplus verrà venduto alla rete, destinando gli introiti nuovamente al fondo.

2) Aprire un dibattito generale specifico e puntuale nei quartieri sul tema, con la cittadinanza tutta, dalla casalinga, ai professionisti, alle categorie interessate (artigiani, progettisti, produttori di materiale specifico, commercianti, università, amministratori di condominio) e con le stesse banche che avendo atteggiamenti e metodi di “filtrazione”diversi nelle risposte ai mutui devono mettere in chiaro condizioni per dare scelte effettive .

3) In questo lavoro di discussione vanno individuate le possibili COMUNITÀ ENERGETICHE.

Con la conversione in legge del decreto Mille-proroghe, si è infatti dato il via libera alla formazione

delle cosiddette comunità energetiche rinnovabili, ovvero alla possibilità per cittadini,

associazioni ed imprese commerciali, di installare impianti per la produzione di energia da fonte

rinnovabile e di auto-consumarla.

Con alcuni vincoli!

La definizione di comunità energetiche prevede siano installati impianti sostenibili con una

potenza complessiva inferiore a 200 kW, e che l’energia prodotta sia consumata “sul posto”,

oppure stoccata in sistemi di accumulo. L’impianto deve essere connesso alla rete elettrica a bassa

tensione, attraverso la stessa cabina di trasformazione a media/bassa tensione da cui la comunità

energetica preleva anche l’energia di rete.

Il primo passo è quello di individuare la rete di bassa tensione dove si è allacciati, e trovare lo

spazio fisico dove installare l’impianto, che può andare dal tetto di un condominio ad un parcheggio

o un’area degradata da recuperare. “A quel punto il cittadino può preparare lo statuto di quella che

sarà la comunità, in forma di associazione o cooperativa, che dovrà comunque rimanere aperta

alle nuove adesioni”

Dentro questo metodo si possono attivare collaborazioni, formare associazioni, consorzi di scopo fra quartieri o gruppi diversi, ma omogenei anche geograficamente con significative riduzioni di spesa.

Mentre rimane che il miglior acquisto di produzione di energia è: quella che non serve e quindi non ha costi, perché aumentare l’efficienza oggi vuol dire diminuire la potenza complessiva usata.

Prima di stabilire quanto consumo serve in un immobile è necessario uno studio certificato per individuare opere necessarie, per esempio a far fare al proprio immobile un salto di due diverse classi energetiche(cappotti termici, serramenti in classe migliorativa, ecc).

Fondamentale è individuare persone e professionisti affidabili, dopo di che si beneficerà per sempre di una condizione essenziale: essere padrone a casa propria dell’energia con innegabili vantaggi economici e benefici ambientali.

Il progetto tecnico è importante almeno quanto quello finanziario perché in tempo di crisi pochi possono permettersi di investire autonomamente.

Questo breve studio ha una valenza se diventa non tanto una verità assoluta, ma se è l’inizio di un ciclo di discussione sul tema efficienza ed energia aggregando forze, civiche e professionali per arrivare a portare chiarezza sul tema.

Quindi vuol essere propedeutico all’avvio (pandemia permettendo) di un ciclo di incontri e dibattiti con chiunque voglia capire la centralità del tema, anche come proposta di aumento di lavoro oggettivo e replicabile nel tempo.

Con questa logica si attivano oggettivamente posti di lavoro e benefici indotti per cui non servono centinaia di milioni investiti che poi chiedono un ritorno più che redditizio nel tempo e vincoli oggettivi alla vita sociale.

Gli investimenti eventualmente fatti da piccole medie imprese sono dentro un sistema per avere qualità propositiva di offerta di servizi superando la mancanza endemica dei piccoli artigiani e studi del settore di risorse e mezzi adeguati.

E’ un circolo virtuoso che se si innesta attira piccoli investimenti privati, aggiornamenti e corsi professionali, aumenta la capacità propositiva anche sul piano legislativo e amministrativo.

Questo scritto ha diffusione locale provinciale a Savona, ma ha una valenza più ampia e con le specifiche correzioni ripreso e aggiustato “altrove”. Ci aspettiamo che anche altri riprendano nel merito e collaborino, oppure critichino secondo il proprio modo, così cresce la consapevolezza sociale e usciamo dalla trappola liberista dell’energia.

Segnaliamo per chi vuole approfondire anche le osservazioni fatte sul PNIEC dal titolo IL PIANO ENERGIA E CLIMA UN COMMENTO CRITICO* a cura di: Associazione A Sud Ecologia e Cooperazione ONLUS che si trovano facilmente sul web

Gianni Gatti

Gennaio 2021

Fonti :

1) Sequs – Efficientamento energetico

2) Sequs – Le comunità energetiche

3) Rinnovabili.it – Il reddito energetico

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