PNRR e salute

il secondo incontro tematico su SALUTE si terrà lunedì 15 febbraio ore 17.30 a questo linkhttps://us02web.zoom.us/j/86894243657?pwd=UW1ncVUrSUgyUnhjM2xISFNkWXQwZz09 

L’incontro sarà incentrato sulla medicina territoriale e le case della salute

 Questo è il report del primo incontro della rete fra associazioni e singole persone aderenti alla “società della cura ” sull’analisi critica della proposta del Recovery Plan relativo alla sanità .

Si rileva che, i divari tra regioni, hanno reso già presente la “autonomia differenziata”, iniziativa che va ovviamente contrastata proprio per invertire la direzione da tempo intrapresa.

2) Nella (re)visione di un servizio sanitario nazionale e regionale occorre tenere conto di una serie di aspetti fondamentali per un accesso universalistico alle cure e alla disponibilità di servizi di prevenzione all’altezza delle esigenze.

Le “case della comunità” o “case della salute” vanno riempite di contenuto altrimenti si rischia di realizzare poco più di poliambulatori in un unico edificio. Nell’idea originaria (Maccacaro e riforma sanitaria del 1978) le strutture territoriali non solo erogano servizi individuali e collettivi ma si basano sulla partecipazione e quindi sono permeabili alle esigenze e alle istanze sociali (associazioni, enti locali). L’approccio delle “case” deve essere realmente integrato e focalizzato su tutte le esigenze della persona nelle sue diverse esperienze di vita e quindi deve poter affrontare i temi, mediante un lavoro d’equipe degli operatori. – Sociali (“assistenza sociale”) – Per le dipendenze – Salute mentale – Salute di genere – Medicina (sicurezza) del lavoro – Medicina scolastica (comprensiva di punti di ascolto psicologico nelle scuole) – Sanità veterinaria e sicurezza degli alimenti – Strutture protette (RSD) per ogni non autosufficienza anche non legata all’età (es. incremento dei casi di Alzheimer precoce) – Vigilanza sullo stato dell’ambiente e sulle attività impattanti.

L’assistenza socio assistenziale per le non autosufficienze va basata a livello territoriale e non semplice erogazione (potrebbe essere erogata anche in modo centralizzato, dagli ospedali, o gestita dai privati quale nuovo in parziale sostituzione delle RSA).

La cura, l’accudimento di una persona cara inabile per qualunque motivo, deve essere una scelta sostenuta e non una condanna. Nello stesso tempo va superato il sistema “a minutaggio” delle RSA che le fa diventare delle “catene di montaggio”.

Va contrastata l’idea della destra di “finanziare le famiglie” per la cura delle inabilità dei famigliari in luogo dell’intervento delle strutture pubbliche. Il tutto tenendo conto delle peculiarità territoriali quali le zone di montagna. Si è segnalato anche il ruolo che le farmacie possono svolgere in tale contesto.

La telemedicina, il fascicolo sanitario elettronico, come altre innovazioni tecnologiche, sono strumenti che possono certamente essere utili ma non sono sostitutivi dei rapporti tra soggetti, in particolare non possono sostituire il rapporto con gli operatori sanitari. ​L’inadeguato numero di operatori dovuto a limitazioni nell’accesso alla formazione è un punto di crisi del servizio sanitario nazionale, non è possibile ipotizzare un servizio senza un numero adeguato di operatori con contratti di lavoro adeguati (anche per consentire il superamento della intramoenia). Per la telemedicina occorre superare in primo luogo i divari di copertura e di livello tecnologico tra le diverse aree per una disponibilità diffusa reale (il 5G non è la risposta o almeno non l’unica).

Va garantita la privacy e i diritti individuali nell’ambito della gestione del Fascicolo Sanitario Elettronico, anch’esso non omogeneamente disponibile nelle regioni e spesso più utilizzato come strumento fiscale/contabile che per la salute.

La ricerca pubblica va attuata realizzando una rete di laboratori sanitari sotto l’egida dell’Istituto Superiore di Sanità e le Università in modo analogo a quanto avviene in Germania garantendo capacità anche di produzione di farmaci e vaccini (come nel caso della proposta di farmaci monoclonali per la cura del Covid19 in quanto non ci si può affidare integralmente ai vaccini).

In conclusione :

a) I termini sono importanti, vanno riempiti di contenute e condivisi, non basta affermarli

b) Le persone sono fondamentali, gli operatori (nel numero, nella formazione, nelle forme contrattuali) e i famigliari quale contesto ove si svolge la cura

c) Le proposte devono essere coerenti con un disegno e non solo per un proporre un programma adatto per ottenere delle risorse (per lo più prestiti)

Il gruppo ha espresso la necessità di poter approfondire i principali aspetti trattati, tra i primi si intende approfondire il tema della medicina territoriale e della cura delle non autosufficienze (ADI, RSA, RSD). Non appena possibile, in coordinamento con le altre iniziative in corso, verranno indicati gli appuntamenti.

Dalla rete ” la società della cura “

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