Transizione energetica, ecco il costo dell’inefficienza. Report Confindustria

Dal blog https://www.startmag.it/

di Redazione Start Magazine

Auspici e critiche nel position paper di Confindustria su “Il costo dell’inefficienza delle procedure autorizzative per la transizione energetica e la sostenibilità”.

“Poiché l’energia è un servizio a rete e il raggiungimento dei target europei è compito del Governo centrale, non è immaginabile una pianificazione di investimenti così rilevante senza responsabilizzare in modo efficace Regioni ed Enti locali rispetto all’obiettivo nazionale”.

E’ uno degli auspici salienti contenuti nel position paper di Confindustria su “Il costo dell’inefficienza delle procedure autorizzative per la transizione energetica e la sostenibilità”.

Nel report, piuttosto che invocare ulteriori semplificazioni, Confindustria stimmatizza “il grave ritardo dei dicasteri che avrebbero dovuto dare attuazione alle semplificazioni degli iter autorizzativi, peraltro e paradossalmente, gli stessi che avrebbero dovuto promuovere gli obiettivi di sostenibilità del Paese”.

Poiché un mix energetico rinnovabile richiede anche lo sviluppo di impianti funzionali alla sicurezza del sistema elettrico, il report della confederazione degli industriali dedicato a tempi e modi della transizione energetica ha anche valutato gli effetti dei processi autorizzativi sull’applicazione dei meccanismi di capacity market funzionali a garantire l’adeguatezza della rete.

Che cosa emerge? Che “la macchina burocratica delle autorizzazioni sta facendo emergere, anche in questo caso, due gravi inefficienze: un aumento del rischio per la sicurezza del sistema elettrico e un maggior onere stimabile in circa 200 mln/anno”.

Per stimare i costi della burocrazia nel settore delle rinnovabili gli esperti della confederazione degli industriali presieduta da Carlo Bonomi hanno costruito un confronto comparativo con i principali Paesi europei facendo emergere doppio gap di competitività: “1) da un lato ci sono i maggiori costi di sistema per l’Italia, che potrebbero arrivare a circa 400 Mln/anno fino al 2030 ovvero circa il 10% del fabbisogno di investimenti annui; 2) dall’altro il ritardo che si sta accumulando nel percorso di decarbonizzazione, per il quale il Governo si è assunto obiettivi chiari nel PNIEC appena approvato dalla Commissione in merito allo sviluppo delle rinnovabili”.

Ecco il position paper integrale.

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