Cambiamento climatico: leggere il futuro nei fossili del Ponente Ligure

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Il passato come chiave del futuro

Come la vita delle coste liguri risponderà ai cambiamenti climatici? Rispondere a questo quesito è essenziale vista l’importanza socio-economica della costa ligure in relazione a tutte le attività che essa permette. La nota relazione diretta tra biodiversità, clima e livello marino, sembrerebbe essere più complessa di quanto finora immaginato. I cambiamenti climatici stanno influenzando le reti alimentari, gli ecosistemi globali e, in definitiva, la salute e la qualità della vita per l’uomo. I settori che dipendono fortemente dal clima e dalle risorse naturali come la pesca, l’energia ed il turismo, saranno particolarmente colpiti dal cambiamento climatico in corso.

Non è immediato prevedere come e quando questi cambiamenti colpiranno gli ecosistemi del Mar Ligure. È chiaramente molto complesso realizzare un esperimento che replichi l’innalzamento delle temperature previsto ed i suoi effetti sugli ecosistemi. Prevedere l’effetto del cambiamento climatico sulla Liguria sembrerebbe dunque impossibile; tuttavia, i paleontologi dell’Università di Genova stanno provando un approccio alternativo per risolvere questo fondamentale problema: lo studio della diversità paleontologica del Ponente ligure come specchio per modellare l’immediato futuro. Nello specifico, l’idea che stanno percorrendo è di usare le evidenze fossili preservate lungo la costa e nell’entroterra del Ponente ligure come termine di paragone per modellare il futuro della Liguria ai cambiamenti climatici.
Il cambiamento climatico che viviamo in questa era è stato già vissuto milioni di anni fa in quella che noi definiamo come PaleoLiguria. I resti delle crisi climatiche fossili sono ben visibili in alcuni affioramenti rocciosi lungo la costa e nell’entroterra del Ponente ligure e testimoniano la reazione di organismi e sedimenti al cambiamento climatico. Gli studi sono ancora in corso, ma gli ultimi due anni di ricerca paleontologica a Genova hanno già portato alla luce una mole di dati consistente che aiuterà a prevedere il prossimo futuro degli ambienti marini liguri.

Tana fossilizzata (Ophiomorpha) prodotta 3 milioni di anni fa, quando il mondo era più caldo (Ventimiglia)
Tana fossilizzata (Ophiomorpha) prodotta 3 milioni di anni fa, quando il mondo era più caldo (Ventimiglia).

Osservare il 2030 ed il 2150 in Liguria

La scelta del Ponente come pietra di paragone non è casuale. Infatti, la comunità scientifica internazionale ritiene che le temperature previste per il 2030 ed il 2150 corrispondano rispettivamente a quelle del Pliocene (3 milioni di anni fa) e dell’Eocene (50 milioni di anni fa), periodi geologici che sono ottimamente rappresentati nel Ponente Ligure.
Nell’area di Sealza e Capo Mortola, Antonino Briguglio e Michele Piazza stanno conducendo un progetto (curiosity driven) per indagare gli effetti dell’innalzamento del livello marino avvenuto durante l’Eocene. Le sequenze stratigrafiche eoceniche esposte nel Ponente ligure mostrano il continuo variare delle comunità bentoniche durante un periodo di costante innalzamento marino relativo.
 

Un mollusco del Pliocene, relitto del tempo nella roccia (Ventimiglia)
Un mollusco del Pliocene, relitto del tempo nella roccia (Ventimiglia).

I dati ottenuti mostrano che la biodiversità tende ad essere estremamente selettiva al variare delle condizioni ambientali. In aggiunta, ogni sequenza studiata preserva al suo interno anche uno dei maggiori eventi di riscaldamento globale degli ultimi 50 milioni di anni, avvenuto durante l’eocene medio e conosciuto globalmente come il Middle Eocene climatic optimum (MECO). Aver riconosciuto questo evento ipertermale ha permesso di poter evidenziare con estremo dettaglio le conseguenze sulla fauna fossile che mostra sostanziali variazioni di biodiversità. 
Tra la zona di Ventimiglia e Bordighera sono esposti sedimenti databili al Pliocene medio che, secondo la comunità scientifica, NASA inclusa, viene considerato il miglior analogo al clima previsto per il 2030. Per questo motivo, il gruppo di ricerca sta studiando gli organismi preservati soprattutto dal punto di vista delle tracce fossili (icniti) che sono estremamente abbondanti.
Grazie al supporto di Fondazione Carige, finanziatore del progetto CAMBIACLIMA, Andrea Baucon e gli altri membri del gruppo di ricerca stanno documentando e classificando i diversi tipi di icnofossili presenti nelle aree di studio. I risultati della paleobiodiversità su questi sedimenti dirà che tipo di reazione ha avuto l’ambiente ad un clima che sperimenteremo probabilmente nel 2030.

documentazione (paleo)biologica del Ponente ligure
Ricchezza di documentazione (paleo)biologica del Ponente ligure: icnofossili (A) e gasteropode fossile (B) dall’Eocene di Sealza; (C) Tana sul fondale marino attuale di Spotorno.

di Andrea Baucon, Antonino Briguglio, Michele Piazza

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