Nient’ altro che un viandante.

Di Marco Zuanetti

“Chi anche solo in una certa misura è giunto alla libertà della ragione, non può mai sentirsi sulla terra nient’altro che un viandante, non un viaggiatore diretto a una meta finale”. (Umberto Galimberti). (Cfr. Kandahar 2014 Andrea Gracis).

Ho salito, scale affrescate di marmo. Campanili di bronzo. Strade del Pouget Sound. Viottoli sul Kattegat. Stanze del Messena, del Chéret. Incespicato nella baia degli Angeli. Sbirciato opere del Perin Del Vaga…

E ho osservato.

Ho salito scale intrise di Sharia.

Montagne del Paropamisus, del Hinddukussh. Deserti. Bacini lacustri. Kandahar. Il Shura. Ho piantato la mia tenda sull’erba umida di Assisi.

Ho pregato con Francesco. Ho studiato con Nicolò Macchiavelli. Con Alberto Trabucchi.

Ho parlato a lungo con Giordano Bruno ed Edwin Cannan: Passeggiato con Alfred Marshall e Robert Nozick. Ho seguito sentieri profumati di Lavanda con Piero Sraffa.

Io sono marco, non ho la bicicletta. Vago. Senza meta.

In cerca del serpente Bianco. Guardando l’orizzonte. Scavando nel cuore.

Ho ricevuto “ i doni di quegli spiriti liberi che abitano sul monte, nel bosco, nella memoria e nella solitudine e che nella loro maniera ora gioiosa e ora meditabonda sono viandanti e filosofi”. (Cit.)Doni di Pensieri Nomadi. Corridoi d’Entrata.

Ho manifestato il mio dissenso. Ai sassi. Alle Montagne. Alle vallate. Alle nuvole fugaci. Ho stropicciato gli occhi circondato dal deserto del Sahara, inforcando gli occhiali, con tersi cristalli. Imparando dagli Ultimi in umanità, in gentilezza, in sacrificio.

Riflettendo. Radicando il dubbio . O. La delusione. Che. Rispunta.

La ferita sembra immedicabile.

E così quando penso, divento ciò che penso.

“Pensare vuol dire deviare dai tracciati, avanzare di traverso e un po’ sghembi: rompere le simmetrie, afferrare il segreto di ciò che sarà domani con la stessa “formidabile inventiva dell’Universo in espansione”. ( Cfr. Michel Serres, Mascaretti).

Nel pensiero Nomade non dovrebbe esserci posto per il già formattato.

Ma come me, gli esseri umani escono, derivano dal loro ‘entourage’, ma anche dal mondo in tutte le sue forme e dai viventi, forse ancor più che dalla stirpe o dal villaggio.

Ma – allora – non ci troviamo nella stessa condizione/solitudine del viandante sulle cui sole spalle pesa la scelta del sentiero da intraprendere non possedendo più riferimenti esterni certi ?

Riusciremo ad essere Viandanti su mari di nebbia ?

Marco Zuanetti

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