ACCETTIAMO L’ASSURDITA’ PER NON APPARIRE ASSURDI: I PAZZI DEL PIZZO.

Di Daniela Kitta Marengo 01/05/2021

Forse ci manca il tempo. Tempo che neppure chiusi in casa riusciamo a liberare dalle necessità non necessarie, per fermarci a riflettere su un’epoca di paradossi paradossali. Il più grande, per effetti nefasti, è che… “mancano i soldi”. Ho un’età. E tante esperienze di vita, di produzione, di studio. Eppure non ricordo alcun bene o servizio consumato nella mia vita, alcun desiderio appagato o inappagato di qualsiasi natura, che fosse fatto di soldi.

Siano essi di moneta metallica, carta o led accesi in un terminale. Non ci sono soldi a tener su i ponti che non crollano, non ci sono soldi negli alimenti che amo ma nemmeno dentro la trippa, non ci sono i soldi in nessun oggetto o sentimento che riempia l’esistenza di ciascuno di noi. Detto da economista, la moneta non è un bene fungibile che tradotto significa che non serve a una cippa. Di per sé. Ed è strano che l’economia non parli d’altro. O meglio, li inserisca in ogni modello come elemento necessario o “risorsa scarsa” o come obiettivo da massimizzare.

L’economia, nella definizione più esaustiva, è la scienza che studia la migliore allocazione di risorse scarse, utilizzabili per fini alternativi, al fine del soddisfacimento di bisogni.Il denaro non è un bisogno umano da soddisfare al pari del cibo, della cura della persona, dell’abbigliamento, o magari del sesso o mille altri bisogni.. e non è nemmeno una risorsa da utilizzare per creare alcunché come lo sono invece i materiali, il lavoro, l’energia, ecc.I soldi dovrebbero semplicemente essere in misura sufficiente e corretta da permettere – in quanto mezzo di pagamento universalmente accettato – gli scambi possibili, laddove la possibilità attiene al mondo del reale cioè a tutto ciò che in effettività o in potenza può essere prodotto (MMT ha coniato in proposito la bella definizione di “attivatore di codici”), e in quantità sufficiente da permettere il risparmio cioè il consumo futuro, o meglio il “soddisfacimento di probabili bisogni futuri”.Ha infine una funzione di unità di conto, una sorta di misura, che serve per comparare più facilmente beni e servizi attraverso il loro “prezzo”.

Eppure i mille no alle nostre potenzialità reali, di produzione o di ricerca e sviluppo, o le mille ore di lavoro richieste per ottenere una quantità di beni e servizi realizzabili in una piccola frazione di quel tempo (magari mezza giornata) grazie all’eredità tecnologica dei nostri avi, tutte queste assurdità sono motivate dalla carenza di denaro.E se ci dicessero che non è possibile terminare una strada per mancanza di kilometri, gli rideremmo in faccia. Se chiediamo però come sia possibile che avendo tutto ciò che serve, tutte le risorse necessarie, a costruire un ponte o un ospedale o una bottiglia di ottimo olio taggiasco, non venga fatto nulla, i materiali si logorano, i giovani non sono occupati, le olive non vengono raccolte e marciscono, e ci rispondono che mancano i soldi… non ridiamo.

Anzi, se si chiede, come ovvio, di stamparne il necessario o cambiare la disposizione dei led accesi sui conti corrente, ridono in faccia a noi.Il grande inganno nasce dal trattamento del denaro esattamente come un bene merce, una specie di semilavorato incredibilmente (ma tutti ne siamo convinti contro ogni logica) necessario a qualsiasi lavorazione, perfino per fare un massaggio ayurvedico.Un bambino capirebbe che se c’è un cuoco che vuole un massaggio e un massaggiatore che vorrebbe una teglia di melanzane alla parmigiana ben cucinate, i due non avrebbero alcun problema a soddisfare i reciproci bisogni o desideri. Ma viviamo in un mondo dove sempre più spesso i massaggiatori non massaggiano e i cuochi non cucinano per mancanza del mezzo di pagamento.

C’è al contempo disoccupazione e domanda insoddisfatta di beni e servizi. Eppure abbiamo paura a dire l’ovvio, ovvero stampiamo i soldi necessari, perché ci danno dei matti. Il teatro dell’assurdo.Come ci si può essere riusciti? Come mai tutti abbiamo bisogno del denaro, in primis, senza nemmeno più ragionare sul bisogno che attraverso quel denaro vorremmo soddisfare?E’ semplice. Basta rendere il denaro scarso per legge. E se il denaro fosse sotto controllo pubblico, ci si ribellerebbe, avendo qualche minima struttura democratica, verso uno stato che non facesse spesa pubblica necessaria.

Magari lo si manda a casa, a volte. Ma se per monopolio deciso dalla legge il denaro viene emesso quasi totalmente da privati, e lo stato stesso lo acquista a titolo oneroso come una risorsa scarsa, come fosse energia di cui non dispone (!!!), allora diventa realmente scarso.Certo, se la scarsità, con tutto il corredo di disoccupazione, risparmio eroso, diritti affievoliti, ecc. fosse stata percepita dall’oggi al domani, avremmo facilmente e correttamente identificato quella scelta scellerata come causa di tutti i mali.Ma le cose terribili sono state fatte con molta calma e tempo.

Per cuocere l’economia reale, i diritti e i cittadini come rane bollite. Come? In Italia è stato fatto tutto meglio che quasi in ogni altro paese…da sembrare un esperimento in grande stile. Quando il monopolio di emissione monetaria è stato passato ai privati (per combinato disposto di una serie di provvedimenti tra cui privatizzazione dell’Iri, divorzio bankitalia tesoro, e abolizione della scala mobile) i privati monopolisti hanno per un bel po’ continuato ad emettere tanto denaro verso l’economia reale.

Ovviamente denaro a debito (cioè dietro ad ogni pagamento che facciamo, anche se i soldi li abbiamo guadagnati col nostro lavoro, a monte qualcuno ha chiesto un finanziamento per quegli stessi soldi che sono diventati circolante). Ma perfino quando i soldi li avevamo ci hanno convinto a farci finanziare (una volta compravamo solo roba grossa con i mutui poi hanno sollecitato i finanziamenti al consumo. ricordate che i beni costavano a volte perfino meno se accettavi il finanziamento?) E siccome il debito va restituito con gli interessi ma gli interessi non erano stati stampati, ad ogni giro occorre chiedere altri soldi in prestito (parliamo a livello macro, anche se noi siamo riusciti ad estinguere un finanziamento, significa matematicamente che altri hanno dovuto indebitarsi per l’ammontare degli interessi che abbiamo restituito ma che non esistevano per tutti).

Nessun problema, stato e cittadini hanno beneficiato per qualche decennio di finanziamenti facili. Quindi l’economia cresceva anche con la moneta a debito. Crescendo anche il debito, ovviamente. Ma quando il sistema bancario era almeno in parte pubblico, gli interessi che pagavamo tornavano all’erario e potevano essere rimessi in circolo come spesa pubblica (che comunque deve essere fatta secondo necessità e non secondo provvista…) dopo il debito è diventato verso terzi privati, nato dal nulla, ma dovuto per legge. Sono progressivamente aumentati i debiti degli stati e dei privati nell’economia reale, ma il continuo flusso di denaro a debito permetteva di continuare a produrre e scambiare. Il circuito si è interrotto per il credit crunch.

Ecco il momento, a distanza di decenni, in cui abbiamo avvertito la scarsità di moneta senza collegarla all’antefatto. Lo stop ai finanziamenti, in un sistema come quello descritto, ha impedito di fatto la restituzione dei debiti (non ci sono materialmente i denari…) quindi da parte dei colossi finanziari è stata fatta manbassa di asset e attività reali: se provate a interrogare alla CCIAA di chi è la proprietà (o il controllo attraverso pegno ipoteca o finanziamento) di praticamente tutte le più importanti aziende e ormai anche di parte del nostro territorio… troverete sempre una finanziaria a monte. Io lo chiamerei il frutto della frode.

Ma abbiamo perso ben di più dei nostri asset e del nostro risparmio. Attraverso l’indebitamento dello stato stiamo perdendo i diritti, e una pensione dignitosa.E lavoriamo come matti (quelli fortunati…!!??!!) molte più ore del necessario solo per pagare il pizzo.

Ma non ditelo in giro, mi raccomando. I pazzi siamo noi.RISPOSTA ALLE FAQ (gioco d’anticipo):.in una economia vicina al suo potenziale, cioè al pieno utilizzo delle risorse, politiche finanziarie espansive (stampare denaro) può provocare inflazione. Nella situazione attuale non si genera inflazione e qualora accadesse, sarebbe perfino utile a far perdere potere d’acquisto a chi con questo sistema frodatorio ha accumulato patrimoni equivalenti a quelli di interi paesi..Le banche non falliscono, o meglio non come le aziende (mica falliscono perché non riescono a pagare i fornitori…).

Il fallimento di un ente finanziario avviene “per legge” e in via discrezionale in base ai valori dati alle attività e passività (che si chiamano così ma non equivalgono ai nostri debiti e crediti) e sulla base di parametri predeterminati si decide se possono o meno continuare a fare le banche o se devono essere cedute a un euro ad una banca più grossa. Lo si sta facendo per realizzare la concentrazione bancaria, nemmeno più la concorrenza tra i monopolisti possiamo permetterci. Ne deve restare uno solo…

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