Infiammazione da stress, il meccanismo che ci fa ammalare

Dal blog https://angolopsicologia.com/

Posted: 31 May 2021

Lo stress non solo aumenta il rischio di depressione e ansia, ma provoca anche cambiamenti nel corpo che possono innescare di tutto, dalle malattie cardiache a quelle infettive. L’infiammazione da stress è il meccanismo principale che fa scattare questi problemi.
Lo stress cronico costringe il corpo a lavorare a tutta velocità
Quando siamo esposti a una situazione stressante, nel nostro corpo si producono diversi cambiamenti a livello neurochimico. La scarica di diversi neurotrasmettitori e ormoni attiva il sistema nervoso simpatico e l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene per consentirci di rispondere alla minaccia. In questo stato, i livelli di catecolamine, come l’adrenalina e la norepinefrina, salgono alle stelle per aumentare la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna. Così il nostro corpo si prepara a combattere o fuggire dal pericolo. Questa reazione, chiamata allostasi, è completamente naturale e adattativa.
In effetti, è anche vantaggiosa per la nostra sopravvivenza. Tuttavia, quando lo stress è prolungato nel tempo, il corpo entra in uno stato di allostasi sostenuta che genera problemi di salute. Dobbiamo ricordare che esistono diversi tipi di stress e non sono tutti negativi. Lo stress acuto può effettivamente migliorare la funzione immunitaria, ma lo stress cumulativo o cronico causa squilibrio e infiammazione.
Il meccanismo dell’infiammazione da stress
Un team di ricercatori della Carnegie Mellon University ha dimostrato per la prima volta che lo stress cronico influisce sulla capacità del corpo di regolare l’infiammazione, un meccanismo che promuove lo sviluppo e la progressione di diverse malattie. Nel loro primo studio, hanno reclutato 276 adulti sani che sono stati esposti al virus che causa il raffreddore comune.
Il raffreddore è stato utilizzato perché i suoi sintomi non sono causati direttamente dal virus, ma sono un “effetto collaterale” della risposta infiammatoria che si innesca nell’organismo quando il sistema immunitario lavora per combattere l’infezione. Pertanto, maggiore è la risposta infiammatoria del corpo al virus, più è probabile che si manifestino i sintomi del raffreddore. I partecipanti sono stati tenuti in isolamento in condizioni controllate, quindi i ricercatori li hanno seguiti per cinque giorni alla ricerca di segni dell’infezione e della malattia.
Hanno così scoperto che lo stress prolungato era associato all’incapacità delle cellule immunitarie di rispondere ai segnali ormonali che normalmente regolano l’infiammazione. Di conseguenza, le persone che non erano in grado di regolare adeguatamente la risposta infiammatoria avevano maggiori probabilità di sviluppare un raffreddore se esposte al virus. In un secondo studio, i ricercatori hanno lavorato con 79 persone sane, suddivise in base alla loro capacità di regolare la risposta infiammatoria. Ogni partecipante è stato quindi esposto al virus del raffreddore ed è stata monitorata la produzione di citochine pro-infiammatorie, i messaggeri chimici che innescano la risposta infiammatoria nel corpo. In questa occasione, i ricercatori hanno scoperto che coloro che avevano difficoltà a regolare la risposta infiammatoria prima di essere esposti al virus producevano più messaggeri chimici che inducono l’infiammazione quando si contagiavano.
Ciò significa che “la capacità del sistema immunitario di regolare l’infiammazione predice chi svilupperà un raffreddore, ma soprattutto, spiega come lo stress può promuovere la malattia”, hanno osservato i ricercatori. In pratica, quando siamo sottoposti a situazioni di grande stress, le cellule del nostro sistema immunitario non rispondono al controllo ormonale e, di conseguenza, innescano un livello di infiammazione che favorisce la malattia. Non possiamo dimenticare che l’infiammazione è in gran parte regolata dal cortisolo, ma quando lo stress impedisce a questo ormone di svolgere questa funzione, l’infiammazione può andare fuori controllo. Pertanto, uno stress prolungato altera l’efficacia del cortisolo nel regolare la risposta infiammatoria, diminuendo la sensibilità dei tessuti a questo ormone. Nello specifico, le cellule immunitarie diventano insensibili all’effetto regolatorio del cortisolo perché sono state troppo esposte a questo ormone.
Ciò spiega l’infiammazione nel corpo dovuta allo stress, che, tra l’altro, colpisce anche il cervello e può finire per causare malattie neurodegenerative.

Fonti: Liu, Y. et. Al. (2017) Inflammation: The Common Pathway of Stress-Related Diseases. Front Hum Neurosci; 11: 316. Cohen, S. et. Al. (2012) Chronic stress, glucocorticoid receptor resistance, inflammation, and disease risk. PNAS; 109(16): 5995-5999. Black, P. H. (2002) Stress and the inflammatory response: a review of neurogenic inflammation. Brain Behav Immun; 16(6):622-53. La entrada Infiammazione da stress, il meccanismo che ci fa ammalare se publicó primero en Angolo della Psicologia.
Esistono diversi tipi di stress e non tutti sono dannosi Posted: 31 May 2021 08:57 AM PDT tipi di stress Lo stress è diventato il nemico pubblico numero uno. Tutti i messaggi ci avvisano dei pericoli che contiene. È noto che l’esposizione allo stress precipita l’insorgenza di diversi disturbi psicologici, dall’ansia e gli attacchi di panico alla depressione. Tuttavia, esistono diversi tipi di stress e non sono tutti necessariamente negativi. Possono generare stress, infatti, anche eventi positivi della vita che ci emozionano, come un trasloco, l’arrivo di un bambino o un nuovo progetto di lavoro.
Cos’è esattamente lo stress?
Nell’antica Grecia, Ippocrate si riferiva già a una “malattia” come lo stress che combinava elementi di pathos (sofferenza) e ponos (lavoro incessante e implacabile). Ma il concetto di stress come lo conosciamo oggi nacque nel 1956, dalla mano di Hans Selye. Questo endocrinologo stabilì la differenziazione tra il concetto di stress e il fattore stressante, per distinguere tra lo stimolo e la nostra risposta. Pertanto, la definizione di stress si riferisce a una risposta psicofisiologica che si attiva quando una situazione supera le nostre risorse di coping (affrontamento).
Quando ci sentiamo sopraffatti da una sfida fisica o emotiva, il nostro corpo e la nostra mente reagiscono mobilitando tutte le risorse per aiutarci a rispondere rapidamente e in modo adattivo alla situazione. Ma se lo stress viene mantenuto nel tempo, finirebbe per esaurire le nostre risorse, in un modo che potrebbe causare danni fisici e psicologici.
Il meccanismo d’azione dello stress
Si tratta di un meccanismo evolutivo che ci attiva per farci affrontare meglio un potenziale pericolo. L’attivazione dello stress segue di solito uno schema ripetitivo: • Si verifica un evento stressante e il sistema nervoso autonomo attiva una risposta immediata • La risposta allo stress attiva il sistema nervoso simpatico, inondando il corpo di ormoni come il cortisolo e la noradrenalina • Questi cambiamenti ormonali acuiscono i sensi, aumentano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, accelerano la respirazione e fanno entrare il cervello in uno stato di ipercoscienza • La parte del cervello responsabile della calma emotiva e del rilassamento fisico, il sistema nervoso parasimpatico, viene bypassata •
Questo “cocktail neurologico” di ormoni e l’eccessiva attivazione delle aree cerebrali, provoca un’esplosione di energia e concentrazione, innescando anche emozioni come rabbia, aggressività e ansia Quando ci troviamo di fronte a un pericolo reale, questa reazione è molto utile perché ci permette di sopravvivere, soprattutto in ambienti pericolosi come quelli che esistevano in passato.
Ma la chimica del cervello preposta alla risposta di “attacco o fuga” è rimasta una caratteristica fondamentale dei processi psicologici e si attiva anche quando non ne abbiamo bisogno. Se percepiamo che una situazione è stressante, si verifica questa reazione; indipendentemente dal fatto che l’evento rappresenti o meno un pericolo reale, il rilascio di ormoni e lo stato di ipercoscienza sono gli stessi. Ciò significa che è possibile sperimentare intensi sintomi fisici solo pensando a qualcosa di stressante. Infatti, lo stesso Selye dice che “lo stress non è ciò che ti accade, ma come reagisci ad esso”.
Quali sono i tipi di stress?
In generale, ci sono due tipi di stress: distress ed eustress.
Il distress è lo stress negativo che sperimentiamo quando ci sentiamo sopraffatti, angosciati e tesi a causa di situazioni che percepiamo come negative e minacciose.
Invece, l’eustress è uno stress positivo che ci consente di reagire rapidamente e adattarci ai cambiamenti. Il problema è che il confine tra eustress e angoscia è molto sottile e facile da superare. Infatti, se le situazioni di eustress si mantengono nel tempo, possono generare malessere.
1. Stress di base
La vita quotidiana può essere stressante. Affrontare problemi sul lavoro, obblighi a casa, impegni sociali e conflitti familiari produce un certo livello di attivazione sostenuta nel tempo. È uno stress basilare o di fondo a cui ci abituiamo e il cui livello varia da una cultura all’altra a seconda delle sfide che presentano e da persona a persona in base alla capacità di affrontare quelle sfide. Un esperimento condotto presso la Radboud Nijmegen University ha scoperto che livelli di stress basale relativamente alti agiscono da fattore protettivo in una situazione stressante, generando una risposta meno intensa dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Ciò significa che l’esposizione a situazioni relativamente stressanti può aiutarci a sviluppare le nostre risorse di coping, in modo da non essere così reattivi.
2. Eustress
La parola eustress è composta dal prefisso greco eu, che significa buono. Pertanto, è usato per riferirsi a un livello di “stress positivo”. Questo tipo di stress tende a durare poco, alcune ore o un paio di giorni, così da non innescare risposte psicofisiologiche dannose a medio e lungo termine. A differenza del distress, che genera angoscia e ansia, l’eustress stimola e motiva. Infatti, facilita uno stato di attenzione focalizzata e alta energia che ci consente di affrontare la sfida. Secondo la legge di Yerkes Dodson, l’eustress genera un livello ottimale di ansia che aumenta le nostre prestazioni. L’eustress potrebbe aiutarci, ad sesempio, a finire un progetto di lavoro in tempo o a trovare la forza in mezzo alle avversità o l’energia per fare qualcosa che ci appassiona.
3. Distress • Stress acuto
Lo stress acuto è un’intensa reazione del corpo a una minaccia, reale o immaginaria, che può mettere a rischio il nostro benessere fisico o psicologico. Questo tipo di stress si presenta all’improvviso e il suo livello aumenta rapidamente perché la sua missione principale è prepararci all’attacco o alla fuga. Lo stress acuto è comune dopo aver vissuto una situazione critica e inaspettata, come un disastro naturale, un’aggressione, ma anche la morte di una persona cara o la perdita del lavoro. Questo tipo di stress consuma un’enorme quantità di risorse fisiologiche ed emotive, tanto che, se non viene disattivato in tempo, può provocare rapidamente dei sintomi fisici. Non solo crea una enorme angoscia, ma porta ad un estremo esaurimento. Infatti, spesso innesca sintomi neurovegetativi come vertigini, nausea e palpitazioni. In casi estremi può anche provocare svenimenti o riattivare vecchie patologie.
• Stress cumulativo
Quando il livello di stress è alto e mantenuto nel tempo, si fa riferimento allo stress cumulativo o cronico. Quando ci esponiamo costantemente a situazioni che generano tensione e non riusciamo a liberarci dall’angoscia, lo stress finisce per accumularsi e innesca una serie di reazioni fisiche, come l’infiammazione, che possono provocare diverse malattie. Questo tipo di stress porta spesso all’apatia e al comportamento disorganizzato. Genera ansia e preoccupazione, immergendoci in un circolo vizioso di negatività e apprensione. Questo tipo di stress è comune quando sentiamo di perdere il controllo della nostra vita o quando diverse circostanze negative si concentrano in un breve periodo di tempo e non siamo in grado di affrontare il loro impatto emotivo. Infatti, uno studio condotto presso l’Università di Cambridge ha rilevato che quando il livello di stress basale rimane alto a lungo, generando un aumento sostenuto del cortisolo, senza potersi rilassare, influisce sul funzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e porta alla depressione.
Fonti: Bienertova-Vasku, J. et. Al. (2020) Eustress and Distress: Neither Good Nor Bad, but Rather the Same? BioEssays; 42(7): 1900238. Henckens, M. et. Al. (2016) Interindividual differences in stress sensitivity: basal and stress-induced cortisol levels differentially predict neural vigilance processing under stress. Soc Cogn Affect Neurosci; 11(4): 663–673. Li, C. et. Al. (2016) Eustress or distress: an empirical study of perceived stress in everyday college life. Proceedings of the 2016 ACM International Joint Conference on Pervasive and Ubiquitous Computing; 1209–1217. Herbert, J. (2013) Cortisol and depression: three questions for psychiatry. Psychol Med; 43(3):449-69. Selye, H. (1965) The stress syndrome. The American Journal of Nursing; 65(3): 97-99. La entrada Esistono diversi tipi di stress e non tutti sono dannosi se publicó primero en Angolo della Psicologia.

1 Comment

  1. Grazie mi hai spiegato scentificamente cosa è successo al mio corpo quando ero piccola sopportando forti stress in un breve periodo per una bimba. In parte ho avuto conferma di ciò che già sapevo, conoscevo bene gli effetti, ma mi hai dato modo di approfondire in meccanismi psicofisici a livello chimico. 🙋‍♀️

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