G20. Grandi, Grossi e Criminali

Dal blog http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/

di Antonio Mazzeo

G20. Grandi, Grossi e Criminali

Generano l’80% del PIL e il 75% del commercio globale, hanno gli apparati di guerra più distruttivi del pianeta ma scelgono di essere accondiscendenti e/o subalterni al capitale finanziario transnazionale e ai suoi piani di controllo dell’economia mondiale. Sono i paesi che s’incontrano periodicamente al foro internazionale del G20 (Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia, Unione Europea) e i cui governi fingono di dialogare ma sono invece in aperta competizione militare per l’accaparramento delle risorse naturali, divisi su tutto tranne che nella condivisione dei processi di militarizzazione e sicurizzazione dei territori e della società e nella repressione dei movimenti che lottano per la ridistribuzione equa delle ricchezze.

Prova del totale fallimento del “dialogo” tra i leader dei 20 paesi più industrializzati e ricchi è il Global Health Summit tenutosi a Roma il 21 maggio scorso. Quello che doveva essere la vetrina mondiale del “nuovo” super-governo di Mario Draghi e dell’intero sistema Italia si è concluso con la completa debacle del premier anfitrione.

Ai “colleghi” G20, Draghi aveva proposto di votare la “sospensione temporanea” dei brevetti sui vaccini anti-Covid, uno dei maggiori business della storia dell’industria farmaceutica mondiale (la proprietà privata assoluta delle transnazionali è stata garantita per 20 anni). Una proposta lontana anni luce dalla totale abolizione richiesta da ONG, movimenti e perfino da alcune organizzazioni governative, ma che è stata però respinta dal Global Health Summit che ha invece deciso di affidare al Consiglio generale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) previsto per il prossimo 7-9 giugno.

“Ipocrisia, cinismo e indecenza hanno caratterizzato il vertice di Roma del G20 sulla sanità”, scrivono l’economista Riccardo Petrella e Roberto Morea e Roberto Musacchio di Trasform!Italia. “Anzitutto, nemmeno una sola volta la Dichiarazione finale fa riferimento al diritto universale alla salute, ma parla, invece, più di venti volte, di accesso equo e a prezzo abbordabile agli strumenti di lotta contro la pandemia di Covid-19 (vaccini, trattamenti medici, diagnostica e strumenti di protezione individuale). Cioè, un principio ed un obiettivo tipicamente mercantili, di scambio monetizzato (vendita ed acquisto), secondo  regole del mercato che nulla hanno a vedere con il diritto alla salute in uguaglianza e nella giustizia”.

La stessa decisione di trasferire all’OMC (organismo del tutto indipendente dall’ONU), la discussione sulle misure necessarie a favorire l’accesso per tutti ai vaccini – aggiungono Petrella, Morea e Musacchio – “assume come postulato di base il mantenimento delle ineguaglianze e del fossato tra i paesi ricchi e sviluppati del Nord, in particolare occidentali, e i  paesi poveri, sotto o poco sviluppati”.

Così i primi possono mantenere la loro supremazia nel campo finanziario, tecno-scientifico, produttivo e commerciale mentre le grandi holding private “restano i proprietari assoluti delle conoscenze sulla vita e dei brevetti, i produttori padroni dei vaccini, i  dominatori del commercio internazionali, i fornitori dei servizi medico-sanitari, i controllori dei mercati della salute, i signori della digitalizzazione dei sistemi sanitari”. Ai secondi, cioè ai paesi del Sud del mondo, resta solo la possibilità di sperare di ricevere in elemosina i vaccini e gli altri strumenti medico-sanitari in eccesso nei paesi ricchi.

Sempre nell’ambito del G20 edizione 2021, il 22 e 23 giugno la città di Catania ospiterà la riunione interministeriale su “Lavoro e Istruzione”, uno degli appuntamenti più cari a Draghi & soci per la rilevanza strategica dei temi all’ordine del giorno e la “socializzazione” mediatica delle strategie di privatizzazione/aziendalizzazione del settore istruzione oggi in atto.

“Il nostro paese, negli ultimi decenni, invece di investire ha tagliato, rendendo la scuola sempre più escludente”, denunciano gli attivisti del Coordinamento siciliano NoG20. “In linea a quanto ormai avviene a livello globale, i sistemi educativi e l’università sono stati sottomessi alle esigenze e agli interessi delle imprese e delle classi dominanti, imponendo false rivoluzioni (vedi digitalizzazione o green economy) che accrescono i profitti di queste ultime e, contestualmente, le disuguaglianze sociali, le precarietà, l’autoritarismo e i dispositivi di controllo, lo sfruttamento e le flessibilità nel mondo dei lavoratori”.

Come sottolineano ancora i NoG20, il vertice si svolgerà in un clima socio-economico drammatico (decine di migliaia di morti per la pandemia, il crollo del PIL e degli indicatori occupazionali, ecc.), e subito dopo l’approvazione unanime del Recovery Fund “che penalizza pesantemente il Sud accentuandone la dipendenza economica e produttiva, scegliendo di privilegiare le autostrade digitali, la telefonia cellulare, la cyber security e il complesso militare-industriale, mentre invece condiziona e subordina i diritti al lavoro e all’istruzione all’affaire-business della digitalizzazione, in linea con quanto già pesantemente imposto durante quest’emergenza (crescita dei ritmi e dell’orario di lavoro e dell’isolamento dei lavoratori con lo smart working, descolarizzazione generalizzata e disarticolazione del sistema dell’istruzione pubblica con la cosiddetta didattica a distanza)”.

Il governo Draghi e le classi dirigenti locali faranno certamente di tutto per occultare come e quanto le dissennate scelte in tempi di pandemia hanno colpito il Mezzogiorno e in particolare la Sicilia. Di contro è più che probabile che il G20 di Catania punterà a riprodurre la falsa narrazione della Sicilia ponte di pace, quando al contrario, da più di 40 anni, l’Isola è stata trasformata in una piattaforma per le operazioni militari di Stati Uniti, Italia, Ue, partner NATO ed extra-Nato ed estrema frontiera della guerra alle migrazioni. “Catania è la città dove hanno sede gli uffici per il Mediterraneo di Frontex, la famigerata agenzia di controllo delle frontiere Ue che condanna alla morte in mare migliaia di migranti in fuga dai crimini ambientali, dalla fame e dalle guerre prodotte dal modello neoliberista imperante”, scrivono i promotori della manifestazione NoG20 prevista per martedì 22 giugno.

“Noi invece vogliamo dar voce a chi non ha diritto di rappresentanza nei fori mondiali e continua a credere che un altro mondo è possibile, difendendo i territori dal saccheggio e dall’espropriazione. Per questo invitiamo a protestare con noi tutte le realtà che in questi anni si sono battuti contro i processi di privatizzazione del sistema sanitario, della scuola e del sapere; gli operatori della salute; studenti, lavoratori della scuola e genitori per un sapere critico e per una scuola inclusiva; contro l’attacco costante al mondo del lavoro, il MUOS e le grandi opere nell’Isola (il Ponte sullo Stretto ecc.), i crimini socio ambientali che hanno investito i territori (le megadiscariche di rifiuti, i termovalorizzatori, i poli chimici e petroliferi inquinanti, i depositi di scorie nucleari, le trivellazioni in terra e mare aperto), le politiche economiche neoliberiste e i loro effetti in termini di perdita di diritti e precarietà; tutte e tutti coloro che hanno manifestato contro il razzismo a difesa dei diritti dei migranti”.

E’ inutile nascondere che sono tante le difficoltà perché a Catania ci si possa incontrare tutte e tutti contro il G20, in maniera includente e nel pieno rispetto delle identità e delle differenze. La crisi pandemica ha accentuato le gelosie reciproche, le divisioni, l’autoreferenzialità e gli eccessi di protagonismo e purtroppo non mancano già alcune defezioni nel percorso comune in vista dell’appuntamento del 22 giugno. Ma aldilà della rilevanza del foro internazionale e dei temi che saranno dibattuti, è doveroso tornare in piazza con i propri corpi e i propri volti dopo il lungo ed estenuante lockdown per riconquistare spazi di agibilità e reciproca contaminazione. Dopo Catania, lo si potrà rifare a Genova a luglio per ricordare i tragici eventi del G7 di vent’anni fa e ancora una volta a Niscemi con il campeggio No MUOS ad agosto.

Proviamoci. Ne abbiamo davvero bisogno.

Articolo pubblicato in Sicilia Libertaria, n. 416, giugno 2021

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