Canta che ti green-pass

Dal blog https://www.labottegadelbarbieri.org

29 Luglio 2021 di Gianluca Cicinelli

In un Paese normale il green pass dovrebbe essere visto semplicemente come una prolunga del patto sociale. Quando entro in un negozio e acquisto del cibo o dei macchinari o dei farmaci che qualcuno ha verificato non essere nocivi alla mia vita. Là il green pass viene esibito sotto forma di controlli che altre autorità hanno fatto. Se l’esercente vende cibo scaduto o giocattoli non a norma dei criteri di sicurezza va sanzionato per evitare che continui a nuocere. Così come occorre un certificato antimafia per partecipare agli appalti. O un certificato di sana e robusta costituzione fisica se fai attività in una palestra, che altrimenti risulterebbe responsabile della tua invalidità o morte per non aver controllato. C’è anche lo scontrino fiscale, un green pass che permette al commerciante di affermare con fierezza di non essere un evasore fiscale oppure a te di dire che è un evasore fiscale se non te lo rilascia. Un patto sociale appunto, che ha le sue radici nella Costituzione, quel sistema d’indirizzo democratico della vita individuale con quella sociale che ci permette, in linea di massima, di fidarci l’uno dell’altro.

Noi però non viviamo in un Paese normale. Io poi abito nella città meno normale di tutte, Roma, dove se passi con il rosso e ti fanno la multa l’automobilista torna indietro e picchia il vigile o se la fa togliere da altri vigili. Dove la mondezza resta in strada per mesi e chi la deve raccogliere firma atti pubblici falsi per avere i soldi di un servizio non effettuato. Dove entrando in un ufficio pubblico, in cui il dipendente è tutelato da un sistema mafioso che lo rende quasi totalmente intoccabile, dubiti che una riforma sarà efficace quanto un Kalashnikov. Dove quasi tutti hanno un amico che gli risolve un problema burocratico, accelera la pratica per il passaporto, fa una telefonata di presentazione per cui dovrai ringraziarlo con un favore a tua volta.

Dove se prendi i mezzi pubblici sai quando esci di casa ma non sei sicuro di farvi ritorno, dove da mesi non c’è nessun controllo nè dei biglietti nè del distanziamento nè della presenza dei dipendenti alle fermate metro. Dove se sei handicappato e provi a uscire di casa devi sperare di ricevere i poteri di Devil per sopravvivere. Dove il posto macchina dell’handicappato è a tempo pieno occupato dal suv dell’avvocato del piano di sopra che ha conoscenze in Municipio oppure l’avvocato ha direttamente lui il permesso auto dell’handicappato, pur essendo in ottima forma.

Se fossi il responsabile dei programmi Netflix in Italia realizzerei a Roma il più grande reality mai visto, piazzando dal 6 agosto centinaia di telecamere all’ingresso dei bar e dei ristoranti, delle stazioni ferroviarie, in tutti i luoghi previsti dal decreto che rende necessario il green pass, e mi farei sponsorizzare da Lottomatica per raccogliere le scommesse sulle possibilità di sopravvivenza o sul grado delle ferite riportate da chi dovrà chiedere a chi accede di esibire il green pass. Magari anche una sponsorizzazione dall’Accademia di Arte Drammatica, per premiare il testo e la performance più originale di scuse per entrare senza il green pass. Se esistesse poi un’Associazione dei Falsari Italiani, gli andrebbe affidata la premiazione per il miglior falso green pass del mese, consegna il premio Vittorio Sgarbi.

Con un decimo dei soldi degli sponsor ci vaccineresti tutta l’Africa, tutti i Paesi poveri dell’Asia e dell’America latina, che il vaccino e la vita se li meritano molto più di questa ormai insopportabile sedicente “civiltà” occidentale industrializzata.

Roma è particolare e ne parlo perchè la conosco come le mie tasche, qui c’è il potere e si sa che se la Capitale è infetta la nazione è usa-e-getta, non mi sembra però che il resto del Paese ci stupisca per una maggiore civiltà. E non parlo della rappresentazione dei giornali ma dai dialoghi quotidiani con amici che abitano sia più a nord che a sud di Roma. Le comunità sono ormai chiuse in circoli dove basta una parola polisemica (mi scuso con i no vax che leggendo polisemica sobbalzeranno e si chiederanno quale complotto nasconda) che venga intesa nel senso che non gli ha dato chi l’ha pronunciata, per causare espulsioni e faide. Per questo è stato sbagliato puntare sul green pass come discriminante della futura convivenza. Con i fascisti e nazisti nostrani che usano la pelle di quelli a cui l’hanno tolta anni fa, nei campi di concentramento e nelle camere a gas, per denunciare la dittatura sanitaria. Anche lì per esempio, contro i rigurgiti e le insegne neofasciste c’è una legge per contrastarli, la legge Mancino, che vale quanto il green pass, cioè quasi zero.

La chiave contro il covid era ed è il vaccino. Che forse non è esatto chiamare vaccino ma, chiamatelo come diavolo vi pare, sta di fatto che le morti da covid sono crollate a cifre prossime allo zero, da quando ci stiamo vaccinando (naturalmente cifre false per chi nega anche che le morti dell’anno scorso fossero dovute al covid). E sta di fatto che il 99% dei ricoveri attuali riguardano non vaccinati. Su questa strada il governo avrebbe dovuto forzare la mano.

Gli sforzi per garantirci salute e vita vanno incentrati sulla prevenzione e non sulla pena, che, come abbiamo visto e come dimostra la storia italiana, alla fine viene sempre evitata in qualche modo, perchè la certezza del diritto è labile, soprattutto in questo periodo di grande confusione storica. E se a oggi, nonostante il generale degli alpini Figliuolo vanti risultati insperati, lo dico senza ironia, soltanto la metà della popolazione ha completato le vaccinazioni, è evidente che ciò che non ha funzionato da parte dello Stato riguarda le mancate vaccinazioni dell’altra metà della popolazione. Le scorte non adeguate dei vaccini subordinate ai capricci delle case farmaceutiche sono state sanzionate come verrà sanzionato, vedremo, chi non ha il green pass? Di certo no.

La conseguenza sociale che si profila con l’introduzione del green pass sfugge ancora a molti. Si dà uno strumento ai no vax (voglio andare a casa loro e controllare l’armadietto dei medicinali e chiedere conto di tutti i singoli componenti delle medicine che assumono comprese le creme naturali per lenire i dolori. E voglio vedere quale operatore telefonico o provider d’internet o ente previdenziale a cui sono legati gli assicura l’anonimato che reclamano per il covid) si dà ai no vax uno strumento attaccabile legalmente e che propone un modello di stato che corrisponde, anche se non lo fosse nell’intenzione, esattamente a quello contro cui dicono di combattere.

Da questa crisi uscirà un modello sociale che difficilmente in seguito potrà essere moderato dalla Costituzione, in quanto gli individui non sono più disposti a cedere la loro parte di responsabilità negli affari collettivi. Si delineano delle enclave separate dove ognuno si fa le sue leggi e se non ti stanno bene cambi città o paese o villaggio.

Cosa fare? Se lo chiedeva già il tipo col pizzetto che ha provocato quel casino in Russia, ma visto com’è finita non m’ispirerei a lui per la risposta. Perchè la risposta a questo punto difficilmente sarà collettiva e ognuno penserà a sè e non soltanto per il covid, questa è esattamente la piega che sta prendendo la nostra società, facendo il gioco del potere economico e finanziario. Che non lo capiscano i no vax non mi sorprende, sono il prodotto del decadimento culturale degli ultimi cinquant’anni, loro sono la negazione della vita sociale. Il resto sì, mi stupisce, ma per fortuna non conto una minchia e non posso vendicarmi del decadimento cerebrale altrui.
Allora: ci vediamo su Netflix dal 6 agosto. Titolo provvisorio “Com’era green il mio pass”.

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