UN DIBATTITO FINTO, UNA SITUAZIONE DIFFICILE DA ACCETTARE

Ormai Draghi è dilagante e la sua determinazione, forte del consenso di tutte le forze politiche è disarmante, tanto che distinguere le differenze è un esercizio di filosofia politica.

Tutto il dibattito si concentra da mesi sul green pass o sul vaccino, ripetuto come una maledizione.

La guerra ormai è anche un fatto di comunicazione e se da tempo ci annoiano con numeri sparati senza commento in apertura di ogni tg su contagiati e percentuali che credo quelli che hanno buon senso non seguono più, un vero depistaggio mediatico perseguito e martellante: la salvezza è il vaccino!

Mi sono vaccinato, ma solo per una scelta personale che mi desse meno problemi concreti nelle relazioni, pur con tutti dubbi relativi, in modo pragmatico.

Però qui c’è un vero tentativo di deviare l’attenzione creando uno spartiacque su questa scelta mentre a tutti noi basta alzare lo sguardo dalla tv ci rendiamo conto di un aspetto vero e drammatico: la sanità pubblica non cambia in NULLA, continuano procedure di privatizzazione, taglio di servizi, rinvio o cancellazione attraverso una burocrazia colpevole delle prescrizioni mediche “normali”, la salute è garantita per chi può pagare

Lo certifica il PNRR di Draghi con le scelte di spesa che non pareggia neppure i tagli fatti alla sanità in dieci anni (36 miliardi di euro contro circa 17 investiti adesso), mentre si riempiono la bocca i “sinistri” di territorialità e cure. Siamo pieni di paroloni mediatici e politici senza connessione con i fatti concreti con il pragmatismo che ha fatto del modello lombardo d’esportazione alle altre regioni un vanto di Salvini e soci.

La salute non è solo un fatto di cura sanitaria, significa ambiente adeguato e pulito, significa trasporti decenti e non stressanti, significa energia pulita e diffusa non concentrata in poche mani, significa comuni come centro di ripartenza di interessi collettivi, ecc.

E’ meglio scriverlo, perché questa ripetizione monocorde istituzionale, continua e costante del solo tema vaccino è la chiave per la ghettizzazione di una quota di cittadini tagliando il vero problema sanità!

La divisione fra chi fa il vaccino e chi non lo vuol fare è diventato una guerra a costo zero per dividere la popolazione, dove vecchie conoscenze fascistoidi tentano di cavalcare l’onda, mentre le nuove regole tolgono ogni possibilità di opposiz con l’assenso dei sindacati ed i media sciorinano ogni giorno fior di costituzionalisti per convincerci che è giusto e indispensabile procedere così

Tutta la politica ha trovato il nemico: i novax!

E non sono qui certo per difendere questa categoria, va cambiato il senso di questa tematica.

Quindi facile isolarli e canalizzare la discussione in una battaglia molto ideologica e poco sociale.

La società della cura che vorremmo non può ridursi a questo imbuto senza scampo, va intesa in senso largo e aperto.

Cari signori di “sinistra e del M5S” che diciate le stesse cose di Berlusconi e di Salvini non sorprende più, dato che concretamente ne condividete impegni di governo e di terre promesse non si vede l’ombra neanche più, appunto, come promessa, rimane in concreto il vostro atlantismo liberticida e di rapina.

Siete riusciti a cancellare anche i sogni che qualcuno ancora resiliente agitava, avete sostituito i numeri della scienza con statistiche da pallottoliere per lasciare a bocca aperta la popolazione con le vostre certificazioni competenti da salotto o talk show inconfutabili, convogliando un dibattito reale su binari a voi favorevoli.

Ma ormai l’indifferenza ha sostituito la sicurezza e di fronte a fatti verificabili di persona questa forma strutturata istituzionale che non ha uguali nella storia, nasce certo dalla risposta del capitalismo finanziario alla pandemia con necessità di adeguamento alle condizioni nuove imposte per sopravvivere a se stesso.

La globalizzazione ed il commercio forzato internazionale, mentre tolgono valore al lavoro umano e diritti creano differenze fra nazioni, in cui la guerra esportata in vari modi non è affatto una opzione rara, anzi.

C’è bisogno di un reset della risposta politica. L’opposizione non è morta, ma è frammentata e ridotta a poca incisività, i partiti non più adeguati alle necessita territoriali popolari, la democrazia un orpello.

Il tema sanità come quello generale della salute non può essere un problema solo sindacale che solo in pochi gruppi di base minoritari hanno preso a cuore.

Non ci sono vittorie possibili settoriali di fronte a una così vasta adesione al liberismo, dove la calunnia, la sovrabbondanza di notizie parziali e false, la comunicazione in generale sono il metodo organizzato.

Chi spera ancora nelle elezioni che nei prossimi mesi decideranno chi governerà molti comuni anche importanti non può credere che gli stessi che hanno nel tempo costruito il problema sociale poi ne diventino la cura. Parafrasando: non ci sono più le liste civiche di una volta….

Promesse da marinaio si dice, ma ormai in versione panavision!

Le espressioni territoriali più oneste si stanno sperticando nei dibattiti sulle domande ai candidati come se il problema fosse quello delle idee che mancano, in ciò omologando l’esistenza stessa di questi percorsi che partono sempre dagli stessi personaggi, non da un vero crescendo sociale di dialogo Possono promettere la luna, ma ormai l’organizzazione delle regole ha fatto il vuoto pneumatico sulla fonte delle risorse.

Con il bilancio in pareggio accettato che il PNRR fa permanere per i comuni, ma non per le imprese, la situazione di molti comuni in default senza possibilità di spesa, l’indebitamento per derivati o altre spese inutili, non c’è speranza di vere novità.

Chi pensa che l’opposizione rimasta, ancora presente e viva, anche se sparsa fra associazioni, comitati, gruppi di base possa continuare a guardare solo al proprio gruppo ristretto di riferimento locale senza cercare e adeguare i propri obiettivi in un contesto più ampio, dove gli interessi comuni salgono in evidenza è destinato a bruciarsi nel tempo politicamente e il suo destino è l’ininfluenza collettiva, ma potrà solo piangere se stesso.

Di Gianni Gatti

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