I giorni del reddito universale

Dal blog https://www.labottegadelbarbieri.org/

La Bottega del Barbieri

di Saverio Pipitone (*)

Prossimo appuntamento il 20-26 settembre

Trasformare l’idea in realtà è la posizione della rete globale per il reddito di base riunitasi virtualmente a Glasgow (Scozia) lo scorso 18-21 agosto nel grande congresso BIEN 2021.

Il primo giorno, all’apertura dei lavori, arriva un messaggio di auguri ai partecipanti dalla premier scozzese Nicola Sturgeon del Partito Nazionale che – nel rammentare il turbolento periodo di pandemia con l’inasprirsi delle disuguaglianze e di come il reddito universale sia di aiuto per una società più equa – ha affermato: «non sarà un compito facile, ma gli ultimi diciotto mesi ci hanno mostrato che le cose che sembrano difficili o anche impossibili possono davvero essere realizzate quando abbiamo la volontà, l’immaginazione e l’ambizione».

Un saluto giunge anche dal capo del Governo del Galles, il laburista Mark Drakeford, che appoggia il reddito di base e lo definisce «uno dei più grandi temi di politica sociale del nostro tempo».

Racconta quando, negli anni Ottanta, conobbe e intervistò dei veterani delle Camicie Verdi: movimento britannico che propugnava il Credito Sociale dell’ingegnere Clifford Hugh Douglas, tra le due guerre mondiali, per dare a tutti i cittadini del Regno Unito un dividendo derivato dalla macchina industriale, in modo da liberarsi dalle costrizioni del lavoro, vivere decentemente, evitare il debito con relative crisi e allineare il potere d’acquisto alla produzione.

Ispirati dalle teorie di Douglas furono all’epoca il poeta Ezra Pound che le inserì nei “Cantos” (XXXVIII), percependone l’uso intelligente del credito, e il libertario Robert Heinlein con il romanzo di fantascienza “A noi vivi” ambientato negli Stati Uniti del 2086 dove un dividendo incondizionato ai membri della società garantiva democrazia e sicurezza economica.

Nelle giornate del congresso, come da programma di sessioni e tavole rotonde, moltissimi relatori fra economisti, professori, accademici, artisti e attivisti, con la presenza di rappresentanti di organizzazioni internazionali, dalle Nazioni Unite alla Banca Mondiale, discutono e approfondiscono il reddito di base e le esperienze, progetti pilota o prospettive di fattibilità in Scozia, Galles, Inghilterra, Irlanda, Olanda, Germania, Svizzera, Italia, Portogallo, Grecia, Slovenia, Russia, Turchia, Ghana, Kenya, Sudafrica, Cile, Brasile, Colombia, Canada, India, Indonesia, Cina, Australia (ci sarà BIEN 2022) e Corea del Sud.

Quest’ultimo Paese, ad esempio, nella popolosa provincia di Gyeonggi, dopo il reddito di base giovanile da spendere localmente, sta testando quello rurale per colmare il divario con le aree urbane, impedire lo spopolamento e fronteggiare l’automazione del lavoro.

Per il Regno Unito, il relatore Max Ghenis, economista e membro di UBI Center, spiega con numeri alla mano che una tassa sul valore fondiario potrebbe generare un flusso monetario periodico per finanziarie un reddito di cittadinanza. In un rapporto da lui redatto, insieme ai colleghi Nikhil Woodruff, Deepak Singh e Charles Bauman, su incarico del Social Liberal Forum, viene suggerito un nuovo contratto sociale che accentui semplicità, trasparenza ed egualitarismo, nella rimodellazione dei sistemi fiscali, per condividere collettivamente i redditi, agli albori del cambiamento tecnologico e climatico, con particolare attenzione alle idee di Juliet Rhys-Williams, politica inglese del Partito Liberale negli anni Quaranta, che fu pioniera dell’imposta negativa.

Ospiti d’eccezione al congresso sono quattro studenti cinesi, chiamati amichevolmente Joey, Qihao, Sherry e Amanda, che hanno svolto uno stage trimestrale in BIEN con l’elaborazione finale di relazioni individuali sulla situazione reddituale in Cina e la retribuzione di base come motore dello sviluppo socioeconomico.

Una sessione è dedicata al recente libro di papa Francesco “Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore”: «credo – scrive il Papa – che sia tempo di esplorare concetti come la Retribuzione universale di base (RUB), nota anche come imposta negativa sul reddito: una retribuzione fissa e incondizionata a tutti i cittadini, che si potrebbe distribuire attraverso il sistema fiscale. La RUB ridefinirebbe le relazioni nel mercato del lavoro, garantendo alle persone la dignità di rifiutare condizioni lavorative che le inchiodano alla povertà.

Darebbe alle persone la sicurezza basilare di cui hanno bisogno, cancellerebbe lo stigma dell’assistenzialismo e renderebbe più facile passare da un impiego all’altro, come sempre più richiedono gli imperativi tecnologici nel mondo del lavoro. Politiche come quella della RUB aiutano le persone anche a combinare le attività remunerative con il tempo riservato alla comunità».

Altro libro proposto in quei giorni è “Basic Income. A History” di Malcolm Torry, ex sacerdote anglicano e direttore generale di BIEN, che ripercorre la storia e l’evoluzione delle forme di reddito garantito, partendo dai due Thomas Paine e Spense, rivoluzionari settecenteschi, sino all’odierno dibattito mondiale.

Importante intervento è di Hilde Latour, vicepresidentessa di BIEN e cofondatrice di Mission Possible 2030, che parla di tre diversi casi di blockchain e cripovalute per redditi di base veicolati dalla telefonia cellulare o da internet: con il programma impactMarket, delle donne adulte di un piccolo villaggio agricolo keniota nella contea di Kisimu hanno ricevuto del denaro settimanale per primarie spese alimentari, sanitarie e scolastiche; con il sistema Proof of Humanity, i profili registrati accumulano valuta UBI Token che è impostata sul tempo ed esistenza dell’essere umano; con la piattaforma Encointer, le persone attestano la propria identità in appositi meetup, ottenendo in cambio della moneta alternativa per scambi di beni o servizi con la creazione di microeconomie all’interno di gruppi o comunità locali.

Hilde Latour sostiene che «molto presto la tecnologia blockchain sarà pronta a schemi di reddito di base completi senza bisogno di governi o banche».

«È la sfida del nostro tempo per rompere gli schemi dominanti», prosegue la relatrice Emmy van Kleef dell’ente caritatevole Mustardseed Trust, riferendosi al reddito universale: «consentirà all’umanità di vivere in dignità e di prendersi cura della Terra e di tutti gli esseri su di essa; cura è una parola chiave in questo nuovo paradigma che creiamo, vogliamo portare l’UBI nella realtà e inaugureremo l’età della cura».

Prossimo appuntamento è il 20-26 settembre alla Settimana internazionale per il reddito di base, 14ª edizione dal titolo “Verso un mondo migliore!”, con tante iniziative in calendario come la marcia nelle piazze di sabato 25: da Berlino ad Amsterdam e da Stoccolma a Istanbul e Jakarta fino a Los Angeles e New York.

«Il Reddito di Base – recita il poeta George Elliott Clarke – è il prezzo dell’uguaglianza sociale di fondo: / Affinché tutti possano ascendere / sfuggendo alla gravità della povertà».

(*) da saveriopipitone.blogspot.com

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