La Penicillina brucia

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Ascanio Celestini 14 Settembre 2021

“Io sono un poeta. Io produco una merce, la poesia, che come tutte le merci si compra e si vende, ma con una piccola differenza rispetto a una pasticca, un par de scarpe o un frigorifero.

La poesia è inconsumabile.

Non è un prodotto che leggi e poi getti via. Morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo ma la poesia resterà inconsumata.

Capisce?

Io non posso lavorare per lei che ha bisogno di prodotti che si consumano, che invecchiano in fretta, si rompono, scadono e vanno a male…”. Quell’incontro con Pier Paolo Pasolini all’ingresso di una fabbrica della periferia romana, finita in queste ore sotto i riflettori dei media

La Penicillina brucia

Ascanio Celestini 14 Settembre 2021

“Io sono un poeta. Io produco una merce, la poesia, che come tutte le merci si compra e si vende, ma con una piccola differenza rispetto a una pasticca, un par de scarpe o un frigorifero. La poesia è inconsumabile. Non è un prodotto che leggi e poi getti via. Morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo ma la poesia resterà inconsumata. Capisce? Io non posso lavorare per lei che ha bisogno di prodotti che si consumano, che invecchiano in fretta, si rompono, scadono e vanno a male…”. Quell’incontro con Pier Paolo Pasolini all’ingresso di una fabbrica della periferia romana, finita in queste ore sotto i riflettori dei media

Stavo affacciato alla finestra, dal secondo piano alla Penicillina. Suonava la sirena e l’operai che staccavano il turno si incrociavano co’ quelli che attaccavano il turno appresso. Lui che s’era appena svegliato montava sul tram insieme a tutti ‘sti morti de sonno che non vedevano l’ora d’annassene a dormì.

Erano giorni che soffiava un vento sempre senza pace. Gli andai vicino e dissi: “Lei mi pare una persona per bene, borghese come me. Che ce sta a fà lei in questa borgata triste e beduina?”. “Ci vivo – dice – e adesso vado a lavoro”.“E che lavoro fa per campare?”. “Per lavoro faccio il poeta, ma per campare prendo il tram, scendo al Verano. Poi la coincidenza fino a Termini e prendo il treno per Ciampino. Mi ci vogliono tre ore e mezza buone”. “E quanto la pagano pe’ fa’ ‘sta traversata atlantica?”. “25mila lire al mese”.

Pensai a tutti l’operai che stanno a Portonaccio, a San Lorenzo, ma pure alla Magliana, a Casal del Marmo. Tutta gente che deve traversare Roma pe’ venì alla Penicellina. Mentre ‘sto ragazzo abita qua dietro e deve traversare la città lo stesso pe’ annassene via. Gli ho detto “la vede quella fabbrica? Io non sono un operaio che ci lavora. È la mia. Io so’ il Bazzurro, il padrone della penicillina. Lei è uno in gamba, uno sgamato.

Venga a lavorare per me, le trovo un bel posticino e la pago il doppio che alla scuola!”. “Non posso – mi dice lui – perché sono un poeta. Immagini che a un certo punto uno scienziato della sua azienda si inventa una pasticca di penicillina che non si consuma mai. Basta comprarla una volta, tenerla in bocca come un cucchiaio. Poi gli dai una lavata, la metti nel cassetto e la pasticca può essere usata di nuovo.

Da te o da qualcun altro. Pensi alla rivoluzione che succederebbe. Ogni famiglia ci avrebbe la sua penicillina come un servizio di posate. Forse basterebbe una sola pasticca per ogni condominio. Io sono un poeta. Io produco una merce, la poesia, che come tutte le merci si compra e si vende, ma con una piccola differenza rispetto a una pasticca, un par de scarpe o un frigorifero. La poesia è inconsumabile. Non è un prodotto che leggi e poi getti via. Morirò io, morirà il mio editore, moriremo tutti noi, morirà tutta la nostra società, morirà il capitalismo ma la poesia resterà inconsumata. Capisce? Io non posso lavorare per lei che ha bisogno di prodotti che si consumano, che invecchiano in fretta, si rompono, scadono e vanno a male”.

Poi è arrivato il 109, quello è montato. Io so’ rimasto come un fesso alla fermata del tranve.

Questo fu il mio primo incontro con Pier Paolo Pasolini. Torno in fretta in ufficio e faccio ‘na telefonata urgente. L’ho detto a Eugenio. Dico “Eugenio caro, è inutile avere il monopolio sui carburanti fossili se nessuno se ferma più al distributore perché ha messo la benzina inconsumabile nella macchina inconsumabile per girare sulle strade inconsumabili!”. Tocca dirlo pure a Agnelli: “Avvocato, stia attento quando alla Mirafiori le costruiscono le macchine. Magari scappa fuori una 500 inconsumabile che campa veramente cinquecento anni”. E lo stesso a Pirelli co’ le ruote inconsumabili. Bisogna avvertire Pesenti! “Senti che profezia che ti fa Eugenio” me disse lui. “Un giorno ammazzeranno il poeta, ma non si troverà il colpevole.Perché tutti avremo un movente. Ma tutti avremo un alibi”.


Questo testo è stato scritto da Ascanio Celestini in un appartamento lontano duemila chilometri da Roma: “Scrivo uno spettacolo su Pasolini (Museo Pasolini, ndr). Scrivo col pensiero che debutto tra un mese e mezzo (1 e 2 novembre all’Auditorium Parco della Musica di Roma per Romaeuropa – Festival distribuzione Mismaonda, ndr) e sto ancora lontano.

Scrivo un racconto che parla di una fabbrica sulla Tiburtina e leggo la notizia in rete: incendio all’ex penicillina…”.

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