Perché le bollette schizzeranno ancora (secondo l’authority dell’energia)

dal blog https://www.startmag.it

di Marco Dell’Aguzzo

L’intervento del governo per attenuare l’aumento delle bollette di luce e gas non basterà: secondo l’Arera, servono misure strutturali perché i prezzi del gas e della CO2 tendono verso l’alto

Dopo essere già intervenuto nel trimestre luglio-settembre, il governo ha tamponato anche l’aumento delle bollette dell’elettricità e del gas previsto per il periodo ottobre-dicembre stanziando oltre 3 miliardi di euro. La misura andrà a ridurre l’impatto dei rincari su ventinove milioni di famiglie e sei milioni di piccole imprese.

COSA HA DETTO L’ARERA

Gli interventi decisi dal governo “per far fronte ad una situazione di prezzi senza precedenti” sono rilevanti e straordinari, scrive in una nota l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera). Ma “impongono comunque l’individuazione di interventi strutturali, già allo studio e a cui l’Autorità è pronta a dare il proprio contributo tecnico, capaci di fornire strumenti idonei a fronteggiare i cambiamenti in corso nei mercati dell’energia che, almeno in parte, potrebbero essere non transitori”.

“A gennaio l’Autorità, in assenza di ulteriori interventi straordinari, dovrà avviare un percorso di riallineamento del gettito delle componenti Asos e Arim e degli oneri gas, nell’ambito della flessibilità consentita dalla prudenza di gestione dei conti”.

Asos e Arim sono gli oneri generali di sistema presenti nelle bollette dell’energia elettrica: la prima componente è relativa al sostegno delle energie rinnovabili e alla cogenerazione; la seconda indica invece gli oneri rimanenti (ad esempio quelli legati alla copertura dei costi per lo smantellamento delle centrali elettronucleari dismesse).

In sostanza, l’Arera afferma che le bollette dell’energia continueranno a essere alte e potrebbero conoscere nuovi aumenti.

LE CAUSE: L’AUMENTO DEI PREZZI DEL GAS

I rincari delle tariffe sono legati al contesto internazionale, e in particolare alla crescita dei prezzi del gas naturale, utilizzato come materia prima per la produzione di energia elettrica. Scrive l’Arera che “i prezzi europei del gas sono cresciuti di oltre l’80% nel terzo trimestre del 2021 rispetto al secondo, con picchi nei mercati all’ingrosso di oltre 70 €/MWh nella seconda metà di settembre (contro i circa 20 €/MWh di inizio anno)”.

Il rialzo dei prezzi europei del gas, a sua volta, è la conseguenza di diversi fattori: la ripresa della domanda internazionale di gas dopo la pandemia; la limitazione dei flussi provenienti dalla Russia; la forte domanda di gas naturale liquefatto in Asia, che ha attirato a sé carichi che altrimenti si sarebbero diretti in Europa; la minore produzione di energia eolica nei mesi estivi, che ha fatto crescere la richiesta di gas per l’energia elettrica; la progressiva chiusura del giacimento di Groningen, nei Paesi Bassi.

“Per il prezzo del gas naturale non si intravedono segnali di inversione di tendenza dai massimi storici raggiunti negli hub europei”, scrive l’Arera, “nonostante qualche tentativo di correzione al ribasso (di breve durata) sulla scia di notizie riguardanti il potenziale aumento dell’offerta” con l’entrata in funzione del gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania.

LA PREVISIONE DI S&P

L’agenzia di rating S&P Global Ratings ha pubblicato pochi giorni fa un’analisi nella quale afferma che i prezzi dell’energia in Europa continueranno a crescere anche nel 2022 e nel 2023, mentre diminuirà l’offerta. “Gli obiettivi ambientali più ambiziosi dell’Europa”, scrivono gli autori dello studio, “accelereranno la chiusura degli impianti di generazione termica e nucleare, che le rinnovabili non riusciranno completamente a rimpiazzare nei prossimi tre anni, portando a una maggiore volatilità di prezzo legata al meteo” (dal quale le fonti come l’eolico e il solare dipendono per il loro output).

L’IMPATTO SULL’ITALIA

S&P Global Ratings sostiene che i prezzi dell’energia in Italia resteranno più alti di quelli di altri mercati nell’Europa occidentale fino al 2025 a causa di una “carenza di offerta strutturale”. Nel periodo 2022-2025 i prezzi supereranno i 60 euro al megawattora, superiori ai 52 €/MWh del 2019. Nel rapporto si cita la mancanza di forniture energetiche domestiche, e quindi la dipendenza dalle importazioni dall’estero, in particolare da quelle di gas naturale.

Il prezzi di scambio del gas nel sistema italiano sono superiori a quelli dei principali hub europei. E questo perché il mercato italiano non è ancora pienamente integrato con quelli del Nord Europa, ai quali è connesso tramite il gasdotto svizzero Transitgas. La conseguenza di questa condizione, appunto, è un costo dell’energia più alto rispetto ad altre parti del continente.

IL PREZZO DELLA CO2

Arera spiega che il prezzo dell’energia elettrica all’ingrosso “ha recepito gli andamenti dei prezzi del gas e della CO2”.

Parlando di prezzi della CO2, l’Arera si riferisce ai permessi (o quote) di emissione di anidride carbonica scambiati tra le aziende nel sistema ETS dell’Unione europea.

L’ETS, in breve, istituisce un mercato europeo per la compravendita di quote di emissione di CO2: ne vengono assegnate alle aziende, ogni anno, in una certa quantità che si riduce via via nel tempo. Le aziende più inquinanti dovranno quindi acquistare altri permessi se vorranno continuare a emettere CO2 senza incorrere in sanzioni; le aziende più “pulite”, al contrario, hanno la possibilità di vendere le proprie quote inutilizzate. L’intero sistema serve a rendere sconveniente l’utilizzo di energia prodotta da fonti fossili (carbone, petrolio, gas) e incentivare il passaggio a forme di energia più pulite (come quelle rinnovabili).

La minore disponibilità di quote in circolazione ne fa crescere il prezzo. Lo scorso agosto è arrivato a 60 euro per tonnellata di CO2; a settembre del 2020 era di circa 28 euro. “Nel confronto con il secondo trimestre del 2021”, riporta l’Arera, “il prezzo medio rilevato nel terzo trimestre è risultato in aumento del 13% circa”.

L’autorità precisa tuttavia che “nel corso del terzo trimestre, in attesa dei prossimi sviluppi normativi, i permessi di emissione di CO2 hanno evidenziato rialzi di prezzo molto più contenuti rispetto al gas naturale”. Similmente, il ministro Cingolani aveva dichiarato che gli aumenti delle bollette dipendevano “per l’80% da incrementi nei prezzi del gas e solo per il 20% da CO2”.

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