Squid Game è il capitalismo

Dal blog https://jacobinitalia.it/

Caitlyn Clark 18 Ottobre 2021

Come aveva già fatto «Parasite», la serie coreana di Netflix mette in scena gli orrori di disuguaglianza e sfruttamento in Corea del Sud e demolisce il mito secondo cui lavorare sodo è garanzia di prosperità

L’industria dell’intrattenimento sudcoreana è conosciuta all’estero soprattutto per la prolifica produzione di K-Pop allegro e fabbricato in serie, e per una manciata di film e serie televisive che hanno attirato l’attenzione internazionale negli ultimi anni. Le esportazioni cinematografiche del paese sono molto più oscure, trattando in maniera esplicita e allegorica la triste realtà della vita in Corea sotto il capitalismo.

L’ultimo esempio di questo genere è il dramma distopico di sopravvivenza Squid Game, che si sta avviando a diventare la serie Netflix più vista di tutti i tempi. Come il film premio Oscar 2019 di Bong Joon-ho Parasite e il K-drama Extracurricular prodotto da Netflix nel 2020, Squid Game riflette il crescente malcontento per la disuguaglianza socioeconomica coreana.

Battezzata come una delle quattro «Tigri asiatiche», l’economia sudcoreana negli ultimi sessant’anni ha vissuto enormi cambiamenti dopo aver conosciuto una rapida industrializzazione all’indomani della guerra di Corea. Nel 1960, il reddito procapite di 82 dollari collocava la Corea del Sud dietro una lunga lista di paesi economicamente sfruttati e impoveriti, tra cui Ghana, Senegal, Zambia e Honduras. Quando il dittatore Park Chung-hee è salito al potere, nel 1961, la Corea ha iniziato a sperimentare un’enorme crescita economica. Conosciuta come il «Miracolo sul fiume Han», la Corea del Sud da paese a basso reddito nell’arco di pochi decenni è cresciuta fino a diventare una delle principali economie del mondo.

Sebbene la crescita economica in Corea abbia aumentato il tenore di vita generale, molti sono rimasti indietro. Il tasso di suicidi in Corea del Sud è uno dei più alti al mondo, un problema soprattutto tra gli anziani, quasi la metà dei quali vive al di sotto della soglia di povertà. I giovani hanno i loro problemi, tra cui la coscrizione militare, l’intensificarsi della pressione accademica e l’incredibile disoccupazione (a partire dal 2020, il tasso di disoccupazione giovanile era del 22%). I giovani coreani hanno coniato un termine per questa società fatta di forte stress e opportunità limitate: «L’inferno Joseon», in riferimento alla dinastia rigidamente gerarchica Joseon che la Corea moderna avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle.

Mentre milioni di coreani comuni lottano per sopravvivere, le élite del paese mantengono il pugno di ferro sull’economia. L’economia coreana opera sulla base dei chaebol, conglomerati aziendali in mano a poche famiglie ricche e potenti. Un tempo elogiati per aver sollevato la nazione dalla povertà, i chaebol ora agiscono come l’epitome del capitalismo monopolistico in Corea del Sud, pieno di corruzione ma immune dalle conseguenze. Il più grande chaebol del paese include Samsung, il cui Ceo Lee Jae-yong è stato scarcerato nell’agosto 2021 dopo aver scontato solo metà della sua condanna a due anni per corruzione e appropriazione indebita. Per giustificarne la scarcerazione, il governo sudcoreano ha menzionato l’importanza di Lee per l’economia del paese.

L’estrema disuguaglianza della Corea è il tema centrale di Squid Game. Nella serie, un gruppo di concorrenti pieni di debiti compete in una varietà di giochi per bambini, da Red Light, Green Light ai tradizionali ppopgi coreani, per 38 miliardi di Krw (Korean Republic Won, circa 38 milioni di dollari). C’è solo un problema: in ogni partita si gioca fino alla morte. I giocatori che falliscono vengono uccisi sul posto, il rischio di eliminazione aumenta a ogni round. Ogni volta che un giocatore viene ucciso, il montepremi cresce, rappresentato graficamente in un gigantesco salvadanaio levitante dentro al dormitorio dei giocatori.

Nel frattempo, un gruppo di élite globali ultraricche osserva e si diletta dei miserabili tentativi dei giocatori di vincere il premio in denaro. Scommettono sulla vita dei giocatori proprio come il protagonista dello show, Gi-hun, che coi debiti di gioco si è rovinato la vita, rappresentazione plastica di come la società sotto il capitalismo operi secondo due categorie di regole, una per i ricchi e l’altra per i poveri.

Ciò che distingue Squid Game da altri contenuti distopici come Battle Royale e The Hunger Games è l’esplicito focus della serie sulle disuguaglianze di classe nel contesto della moderna Corea del Sud. Nel secondo episodio di Squid Game, i personaggi tornano alla loro quotidianità dopo aver scelto di interrompere il gioco nell’episodio pilota, ma le condizioni estenuanti della loro vita e i debiti opprimenti li portano inevitabilmente indietro. Se hanno intenzione di soffrire a prescindere dal capitalismo, possono anche cimentarsi con il premio in denaro che cambia la vita promesso dal gioco. Evocando la natura inevitabile dell’Inferno Joseon, l’episodio si intitola Inferno.

Squid Game si concentra su Gi-hun, lasciato al verde e indebitato dalla disoccupazione e dalla ludopatia. Si butta nelle scommesse nella speranza di vincere abbastanza soldi per pagare le spese mediche di sua madre malata e per provvedere a sua figlia cercando di evitare che debba di trasferirsi negli Stati uniti con sua madre.

Si scopre nelle puntate successive che i primi problemi finanziari di Gi-hun risalgono alla perdita del lavoro di dieci anni prima. L’autore e regista di Squid Game Hwang Dong-hyuk ha affermato di aver modellato il personaggio di Gi-hun sugli organizzatori dello sciopero dello stabilimento Ssangyong Motors del 2009, che si è concluso con una sconfitta a seguito di continui attacchi da parte della polizia. Nei flashback, apprendiamo che dopo che Gi-hun e un gruppo di suoi colleghi sono stati licenziati, lui e i suoi compagni si sono barricati all’interno del magazzino della Dragon Motors. I crumiri hanno abbattuto le porte, picchiando i lavoratori in sciopero con i manganelli. I crumiri hanno bastonato a morte un collega di Gi-hun davanti ai suoi occhi. Mentre si svolge questa scena di violenta repressione del lavoro, Gi-hun perde la nascita di sua figlia.

La Corea del Sud ha una lunga e continua storia di pratiche anti-sindacali, spesso estreme e talvolta violente. Proprio il mese scorso, il presidente della più grande confederazione sindacale del paese, la Confederazione coreana dei sindacati (Kctu), è stato arrestato e imprigionato con il pretesto di aver violato le norme sulla sicurezza del Covid-19 durante una manifestazione sindacale a Seoul. Con ogni probabilità, è stato preso di mira per aver esibito un grado di militanza sindacale che ha sconcertato il governo. È il tredicesimo leader consecutivo della Kctu a finire in carcere.

Nonostante Squid Game citi il recente sciopero della Ssangyong Motors del 2009, una violenta lotta di classe ha attraversato la storia della Corea per decenni. Nel 1976, ad esempio, le lavoratrici della fabbrica tessile Dong-Il hanno iniziato una lotta per elezioni sindacali eque e democratiche che è durata quasi due anni, durante la quale hanno dovuto affrontare la brutalità della polizia e gli assalti dei crumiri. La lotta è culminata in un attacco da parte degli oppositori del sindacato sostenuti dalla Central Intelligence Agency coreana che hanno scaricato escrementi umani sulle lavoratrici che tentavano di votare alle elezioni sindacali. Dong-Il esemplifica contemporaneamente diversi temi della storia del lavoro coreano: la politica del governo contro il lavoro, la guerra delle aziende contro i lavoratori, la violenza contro le donne e il sindacalismo aziendale giallo della Federazione dei sindacati coreani (Fktu). Gli ultimi cinquant’anni di storia del lavoro coreano non sono stati meno brutali.

Nel quarto episodio di Squid Game, «A Fair World», un concorrente viene sorpreso a barare. Lui e i suoi complici vengono rapidamente giustiziati. Il master poi fa un discorso appassionato descrivendo il processo come una forma di meritocrazia e se stesso come un benevolo fornitore di opportunità. «Queste persone hanno sofferto la disuguaglianza e la discriminazione nel mondo reale – dice – Stiamo dando loro un’ultima possibilità di combattere lealmente e vincere».

Sebbene sia ormai forse universale nelle società capitaliste, l’ideale della meritocrazia ha particolari risonanze nella cultura coreana, risalenti al confucianesimo. L’idea che il duro lavoro ripagherà rimane uno slogan comune in Corea, sebbene siano sempre di più giovani coreani che hanno seguito la via retta e stretta del sistema educativo coreano altamente competitivo e che incontrano disoccupazione, dominio dei chaebol e disuguaglianza.

Per molti, il Miracolo sul fiume Han è diventato l’inferno dei Joseon. E come aveva fatto Parasite, Squid Game dimostra che si stanno formando crepe nel mito capitalista del paese.

*Caitlyn Clark studia scienze politiche a Yale e fa parte degli Young Democratic Socialists of America. Lavora alla redazione di Broad Recognition, magazine femminista di Yale. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.

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