Embraco, Whirlpool Napoli, Bekaert, Electrolux di Scandicci, Air Italy, Alitalia, Ita, Ilva, Piombino, Blutec…

dal Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze

Si scrive reindustrializzazione, si legge raggiro. E non è l’eccezione, ma la regola. Si ripete con tale regolarità che non può essere casuale. Assomiglia semmai a un metodo consolidato. Forse sarebbe il caso che il giornalismo di inchiesta, di approfondimento, solidale o militante, iniziasse a mettere tutti i casi in fila e a dire al paese la verità: sembra quasi ci sia un metodo, una tecnica, un’arte nel chiudere le aziende e portare a spasso i lavoratori licenziati a suon di ammortizzatori, tavoli ministeriali e promesse.Il copione è sempre lo stesso.

Arrivano i licenziamenti, la chiusura, la delocalizzazione. Si fa qualche sciopero, qualche dichiarazione indignata, qualche presa di posizione forte ma dopo appena qualche settimana si inizia a convincere l’opinione pubblica che non si può impedire a una multinazionale di scappare. E sul più bello spunta una manifestazione di interesse, un compratore, una nuova possibilità, un consorzio, una cordata, uno sceicco, un gruppo industriale indiano. A volte si arriva proprio al passaggio di proprietà, altrimenti nemmeno a quello.

Ad ogni manifestazione di interesse, ad ogni mezzo accordo firmato, si sprecano i titoli dei giornali: soluzione, spiraglio, speranza. L’opinione pubblica si appaga e così capita che addirittura quando incontri il conoscente al supermercato, il vicino sul pianerottolo, ti dice anche: beh, dai, ora voi siete apposto…

La comunità operaia si trova per la prima volta di fronte a questa situazione. Non ha memoria dei raggiri già subiti dai propri colleghi con lo stesso meccanismo. E comunque è costretta ad andare a vedere le carte, perché sarebbe bollata come estremista e malfidente se facesse un processo alle intenzioni. Così, mentre tutti si concentrano sul compratore, di solito anonimo e misterioso, la multinazionale scappa. E nessuno la obbliga nemmeno ad una discussione chiara su cosa vende e sulla garanzia della continuità occupazionale e produttiva. Spesso non assolve nemmeno a basilari doveri di bonifica del sito. Né lascia una spiegazione chiara al territorio su come mai ha chiuso e su dove sono finiti i volumi delocalizzati.In attesa del futuro, lo Stato interviene a suon di ammortizzatori.

L’ammortizzatore logora, stanca, fiacca la lotta. Ti parcheggia. Poi arrivano i tavoli ministeriali, uno dietro l’altro. Ogni tavolo, una trasferta, bandierine, presidio, una trovata creativa, un picco di ascolti. Magari si firma anche qualche accordo, ma di una genericità disarmante. E quando lo si legge si ha la sensazione che nemmeno il rogito per uno scantinato sarebbe portato avanti con meno garanzie.Il nuovo compratore poi si dilegua al momento opportuno.

E tu rimani lì, nel limbo. Il vecchio padrone è scappato, quello nuovo non c’è.

E finisci per implorare ancora un po’ di ammortizzatore. E invecchi. Invecchia la tua professionalità, la tua convinzione, la tua determinazione.

O a volte il compratore arriva. E magari ricatta anche: chiede minori condizioni salariali, sfonda sul terreno dei diritti. E magari, dopo poco, si dilegua senza nemmeno aver riavviato la produzione. O a volte, peggio ancora, prende soldi pubblici e poi scappa. E finisci in seconda serata in qualche trasmissione dove qualche giornalista virtuoso scopre che in realtà il compratore era l’amico dell’amico degli amici.E allora si aprono a volte anche inchieste, procedimenti.

Che forse ti daranno ragione un giorno. Ma sarà “la ragione del ciuccio” perchè intanto tu non hai più un lavoro, una comunità, un gruppo. Non sei più nessuno.

Noi non siamo diversi da tutti quelli che ci hanno preceduto. Noi siamo uguali: stessi problemi, debolezze, dubbi. Ma dobbiamo portare con noi l’esperienza di tutti. Saremo diversi se saremo tutti.Per questo, chiediamo garanzie e regole di ingaggio chiare nella trattativa: 1. Decretazione d’urgenza sul caso Gkn: si decreti che una azienda pluridecretata per condotta antisindacale non può riaprire la procedura di licenziamento senza approfondimenti sulla reale dinamica della chiusura.

2. Approvate subito la legge antidelocalizzazioni

3. Accordo immediato sulla continuità occupazionale e dei diritti come prerequisito per qualsiasi scenario futuro. Lo firmino ora.

4. Nessuna discussione sul compratore se prima non si discute del venditore e del mandato di vendita. La vendita deve avvenire in continuità produttiva

5. L’attivazione di qualsiasi ammortizzatore per riorganizzazione è vincolato e successivo a un preliminare di vendita, non il contrario.

6. Lo Stato intervenga come ponte pubblico a garanzia della transizione o direttamente con la nazionalizzazione

7. Non abbiamo in mente una nazionalizzazione sullo stile Ilva o Alitalia. Ma un intervento pubblico che avvenga con il contributo delle competenze e delle intelligenze del territorio e sotto la garanzia e la supervisione dell’assemblea permanente dei lavoratori.

Per queste ragioni a tante altre: 5 dicembre, assemblea dei lavoratori e delle competenze solidali. Per il polo pubblico della mobilità sostenibile, per il nostro piano di reindustrializzazione.Noi siamo tutti, noi siamo patrimonio collettivo.Loro delocalizzano, noi territorializziamo.Siamo classe dirigente, siamo il piano di rilancio.

#insorgiamo

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