Voltiamo pagina

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Mauro Armanino 21 Dicembre 2021

Magari per chi trova ancora piacevole e avvincente perdere tempo con i libri per aprire finestre alla mente e alla fantasia, l’idea di voltar pagina potrebbe avere sembianze più praticabili, ma è sempre dalle esperienze della vita vissuta che possiamo davvero imparare qualcosa. Uscendo dal senso figurato, cambiare significa interrompere il flusso, apparentemente determinato, di fatti, eventi e situazioni, scrive Mauro Armanino da Niamey, terra africana di sabbie, saccheggi e di speranze. Il mondo, visto dal Niger, offre sempre paesaggi non scontati di verità profonde e illuminanti.

Sarà forse per questo che in questo fotofinish del 2021, malgrado la cappa di immobilismo pandemico che opprime il pianeta, allungando lo sguardo a ritroso, Mauro ci ricorda che, tra il 2013 e il 2020, in ben 101 Paesi la gente ha trovato la forza di dire No a quel che non le piaceva e che le merci non sono la sola cosa capace di valicare le frontiere. Lo fa anche la protesta, una patologia infantile, un sintomo esagerato e inopportuno di chi non sa sedere in modo composto alla tavola del presente, il retaggio di un passato lontano, irrepitibile e irresponsabile. Voltare pagina significa imprimere un futuro differente alla narrazione dominante del presente e all’idea stessa di un domani. Che assurdità

Cambiare non è poi così difficile come potrebbe sembrare a prima vista. Basta girare la pagina del quaderno sul quale sembra scritta già la nostra storia. Interrompere il flusso, apparentemente determinato, di fatti, eventi e situazioni è possibile. Voltare pagina significa imprimere un futuro differente alla narrazione dominante del presente. L’irruzione dell’inedito destabilizza piani, progetti, usi e costumi ritenuti fino ad allora inespugnabili. Il nostro tempo che appare ‘normalizzato’ e per così dire ‘predestinato’,  è invece marcato da reazioni, sussulti e ribellioni che, a modo loro, vorrebbero girare la pagina della normalità. Le democrazie autoritarie o totalitarie che spuntano ovunque, sono l’ espressione del maldestro tentativo di perpetuare un presente che ha tradito il passato e smarrito il futuro. Voltare pagina significa credere fattibile un mondo altro. ‘Un mondo di proteste’ è il titolo di un libro, uscito da poco, che elenca e classifica chi ha cercato di voltare pagina. I primi vent’anni del nostro millennio hanno visto crescere le proteste.

Dall’Africa all’Europa, dall’America all’Asia, c’è gente che, dalla strada, ha chiesto democrazia effettiva, lavoro, servizi sociali di migliore qualità, diritti civili, giustizia sociale e la fine di abusi, corruzione e austerità, tra molte altre rivendicazioni. Ciò che hanno in comune le citate proteste è il fallimento della democrazia e dello sviluppo economico e sociale, unite nella sfiducia dei processi politici attuali. Il libro citato presenta il risultato dell’analisi delle proteste effettuate tra il 2013 e il 2020 e sottolinea come prevalente la dimensione politica delle manifestazioni. Esse hanno avuto luogo in almeno 101 Paesi e hanno attraversato frontiere. La domanda di protesta prevalente nel periodo 2006-2020 è stata quella di chiedere l’esercizio di una democrazia ‘reale’. Anche a Niamey, così come in altre capitali del Sahel, ci sono stati tentativi di girare la pagina. Non sono mancate le manifestazioni di protesta legate, in modo diretto o meno, a quanto il rapporto sottolineava e cioè la pratica di una democrazia sinceramente popolare.

Cambiare non è poi così facile come potrebbe sembrare a prima vista. Le democrazie attuali, tropicalizzate, autoritarie o totalitarie, possiedono un arsenale di misure volte a dissuadere chi vorrebbe, impunemente, girare la pagina. Controlli e azioni preventive sui militanti considerati pericolosi, uso sproporzionato di forze armate, gas lacrimogeni, arresti arbitrari a domicilio o sulla strada e, soprattutto, l’uso della repressione come sistema di controllo sociale. La colonizzazione delle menti va di pari passo con l’addomesticamento (passivo o attivo) della giustizia, unico baluardo contro gli abusi senza limite della hybris (arroganza) del potere. Eppure, con tutto questo, voltare pagina è necessario e doveroso per chi crede che la vita non è un problema da risolvere, un mistero da scoprire e un’avventura da rischiare. Ogni bimbo che nasce in questo mondo arriva con in mano un foglio non scritto chiamato speranza.

                                                                                            Niamey, natale 2021

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