Gli indigeni del Sud Africa fermano l’airgun della Shell

Maria Rita D’Orsogna

Dec 30

La Wild Coast del Sud Africa dove la Shell voleva (vuole?) trivellare

Un tribunale ha bloccato le operazioni di airgun da parte della Shell lungo un tratto di 250 km di mare incontaminato.

Siamo nella cosiddetta Wild Coast del Sud Africa, dove il nome stesso di “wild” fa pensare alla natura selvaggia. E infatti la Wild Coast e’ un piccolo paradiso tropicale con attivita’ di pesca e di piccolo turismo che non hanno niente a che spartire ne’ con le trivelle ne’ con l’airgun.

La Wild Coast e’ nella parte orientale del Sud Africa ed e’ una delle regioni meno urbanizzate del paese. La maggior parte dei terreni e’ rimasto nelle mani degli indigeni e ci sono poche traccie dello sfruttamento coloniale di decenni passati.

Testimonianza di tutto questo e’ che esistono ancora i regni di popolazioni di etnia Xhosa che si chiamano Pondoland, Thembuland, Gcalekaland e Rharhabeland. Queste popolazioni vivono qui da millenni e per loro mare e’ sacro: vivono di pesca, e gli spiriti dei loro antenati sono nel mare.

Quasi tutte le attivita’ ricettive sono in completa sintonia con la natura, e molte sono gestite dalle stesse comunita’ Xhosa che offrono scorci nelle loro tradizioni e nei loro rituali.

Ci sono qui percorsi naturalistici da fare a piedi o con il cavallo, qualche centro per scuba diving e snorkeling, o esplorazione subacquea di vecchi relitti affondati in mare. E fra tutta questa natura selvaggia, popolazioni di cetacei che vivono indisturbati nel mare blu.

Coffee Bay nella Wild Coast

Le aree scelte dalla Shell per le ispezioni sismiche sono in giallo e rosso. Nel giallo hanno iniziato a sparare il 1 Dicembre 2021.

La Wild Coast del Sud Africa

La Shell vuole trivellare qui, indigeni o non indigeni, cetacei o non cetacei.

Come sempre, l’antipasto delle trivelle sono le operazioni di airgun, per le quali la Shell aveva ottenuto vari permessi governativi. Ovviamente i politici del Sud Africa vedono tutto questo con occhio favorevole perche’ in ballo c’e’ la “sicurezza energetica” del paese.

Per esempio il ministro dell’energia Gwede Mantashe dice che chi si oppone alle trivelle vuole togliere all’Africa le sue risorse energetiche e li accusa di “neo-colonialismo” e di “apartheid travestito da ambientalismo”. Boh.

Ad ogni modo, grazie a questi permessi esistenti, la Shell ha iniziato le operazioni di airgun a Dicembre 2021. L’obiettivo era di sondare circa 6,000 chilometri quadrati di mare con airgun 3D e di finire nella primavera del 2022.

Ma i residenti non ne hanno voluto sapere. Le proteste sono state intense e diffuse a livello nazionale, come visto raramente nel Sud Africa post-apartheid.

Uno dei portavoce delle proteste per conto degli indigeni, Sinegugu Zukulu, ricorda che il mare e’ della gente e non della Shell. Zuluku ricorda pure che nessuno ha interpellato la sua gente che gia’ risente dei cambiamenti climatici nella forma di siccita’ e alluvioni imprevedibili, proliferazione di specie invasive, piogge fuori stagione che rovinano i raccolti.

Proteste a Mzamba Beach, Wild Coast, Sud Africa

Proteste anti Shell a Johannesburg

Le storie petrolifere della Nigeria e di petrolio finito in mare a rovinare ecosistemi e sostentamento di pescatori sono arrivate fin qui e tutti sanno che il petrolio non portera’ altro che inquinamento, poverta’ e disperazione.

Ma invece di accettare tutto silenziosamente si sono ribellati. Assime a gruppi di ambientalisti urbani, Greenpeace Africa e gente normale hanno presentato istanze ai tribunali del Sud Africa per fermare l’airgun. Il fondamento di queste istanze e’ che i trattati ONU per la protezione delle comunita’ indigene non sono stati rispettati.

L’airgun della Shell avrebbe danneggiato non solo la vita di delfini, foche, pinguini e balene ma avrebbe danneggiato la loro vita.

Alla fine il tribunale gli ha dato ragione: i permessi di eseguire airgun non sono validi perche’ non c’e’ stata sufficente consultazione della cittadinanza.

I residenti sono contenti di avere salvato il mare, per ora almeno, e che il profitto a breve termine non abbia portato alla distruzione del loro ambiente. Dal canto suo la Shell si ferma, ma la partita e’ ancora aperta perche’ potranno portare delle modifiche ai loro progetti e riprovarci ancora.

Come sempre, ogni piccolo passo e’ un passo in avanti.

 Anche l’ENI voleva trivellare qui, ma se ne sono gia’ andati.

Un giorno si arrenderanno pure quelli della Shell.

La morale e’ sempre la stessa. Resistere, sempre, sempre.

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