Il kentaucky: dal carbone al sole

Dal blog dorsogna@substack.com

Gennaio /9 /2022 Maria Rita D’Orsogna

Sara’ la piu’ grande riconversione carbone-sole degli USA. Non si parla di gas.

Siamo nel Kentucky, nel cuore dell’America del carbone.

La ex-miniera Martiki che si estende per 480 ettari quasi non si vede piu’, circondata di prati e con cavalli che scorrazzano liberamente.

L’area sara’ presto trasformata in un campo solare, e i lavoratori saranno tutti ex lavoratori della miniera.

Quella del carbone e’ un’industria in profondo declino nel mondo intero – giustamente, visto i costi ambientali dell’estrazione e dell’uso del carbone – ma la domanda resta: cosa fare dei siti minerari? Cosa devono fare le comunita’ che per anni hanno vissuto di carbone?

In Italia Cingolani ha deciso che le centrali a carbone debbano essere trasformate in centrali a gas, come successo a La Spezia e a Fusina, vicino Venezia, senza neanche passare per la bonifica.

Questa invece e’ una storia diversa, e si svolge appunto nell’Appalachia, zona economicamente depressa a cavallo tra il Kentucky e il West Virginia, e a cui nessuno pensa mai quando si parla di America perche’ e’ lontana anni luce dalle luci di New York o dalle spiaggie bionde di California.

Una delle citta’ piu’ vicine alla miniera Martiki si chiama Inez. E’ una cittadina con tanta poverta’, emigrazione, mancanza di lavoro e con tanto degrado ambientale causato dalla operazioni minerarie.

La cima della miniera Martiki distrutta dal Mountaintop Removal per arrivare al carbone in “sicurezza”

A partire dagli anni sessanta si inizio’ qui a sperimentare con una tecnica orribile: far saltare la cima alle montagne con forti esplosivi, secondo quello che e’ nota come Mountaintop Removal, in modo da poi accedere al carbone nel cuore della montagna.

Oltre l’atrocita’ di questo proesso ( a quale mente malata puo’ venire il pensiero di far esplodere le montagne?) tutto questo causa una marea di problemi, inquinamento dell’acqua, non sapere dove mettere gli scarti rocciosi, e non da ultimo la dispersione nell’ambiente di polveri, e materiale tossico che madre natura aveva ben pensato di trattenere nella roccia.

Molto spesso vicino a questi siti (e ce ne sono tanti in Kentucky, non solo Martiki) c’e’ alta incidenza di tumore ai polmoni,  problemi cardiaci e respiratori. A suo tempo tutto questo veniva giustificato come prezzo da pagare per il progresso, e anzi il Mountaintop Removal veniva sbandierato come un metodo per tutelare i lavoratori: far esplodere la cima alle montagne e’ piu’ sicuro che mandare minartori sottoterra, apparentemente.

Nel 2000 ci fu un riversamento da un lago di contenimento di roba tossica, scarti dalla miniera di carbone. Un incendio porto’ al crollo di una miniera sottostante il lago di contenimento e ben un miliardo di litri di questi scarti, con incluso arsenico e mercurio, finirono nelle vie fluviali della zona. Non ne parlo’ quasi nessuno, ma fu un enorme disastro, inquinando chilometri e chilometri di fiumi e ruscelli, compromettendo l’approviggionamento idrico della zona, uccidendo pesci, tartarughe e ranocchie.

Il riversamento del 2000

La miniera Martiki e’ chiusa da piu’di 20 anni. Non era piu’ redditizia. Tutti erano disperati per qualcosa che potesse portare stabilita’ economica.  Era tutto cosi’ inquinato che l’area fu nominata un “superfund”, un sito fortemente compromesso secondo l’EPA, l’ente per la protezione ambientale USA, una specie di ministero dell’ambiente.

Questa EPA pero’ aveva anche disposto che la miniera Martiki fosse ideale per essere trasformata in un campo solare.  L’area e’ pianeggiante (grazie alla malsana pratica di far polverizzare la cima delle montagne…), siamo vicino a line di trasmissione elettrica della ex-miniera carbonifera, c’e’ manodopera in abbondanza, i ritorni economici dal sole sono molto piu’ proficui che continuare con il carbone.  

E cosi con gli anni Martiki e’ stata bonificata, sono sorti prati e qualche volte arrivano qui cavelli selvatici. Ora ha ricevuto tutti i permessi possibili e finalmente diventera’ il piu’ grande progetto di transizione carbone – sole degli USA. La ditta Edelen Renewables gestira’ il sito per conto del suo proprietario, la Savion. Assieme offiranno formazione e lavoro a 300 persone, a paga competitiva, anche se a tempo determinato e generera’ 200 MW di elettricita’, sufficente ad alimentare piu’ di 30,000 case. Hanno pure creato una partnershio con il college locale per dare certificati ai lavoratori.

I cavalli selvatici sulla cime della ex-miniera

Dal carbone al sole dunque.

Non sara’ tutto rose e fiori e questo non credo che portera’ alla fine dei guai causati ai residenti dell’Appalachia dall’industria estrattiva carbonifera, ma mostra che un altra strada e’ possibile, e che non per forza dobbiamo passare dal carbone al gas, come vuole fare Cingolani, cioe’ da un fossile ad un altro.

Certo, gli USA e il Kentucky non sono l’Italia e la logistica e’ diversa e bla bla bla, ma il punto resta: uno deve sedersi a pensare come fare per ottimizzare quello che si ha in modo il piu’ possible sano senza condannare le generazioni future a dover vivere per altri 50 anni con energia fossile e causa di cambiamenti climatici.

Davvero a La Spezia non si poteva pensare niente altro se non creare una centrale a gas ENEL? Non posso crederci.

Ci sono altri 130,000 siti super inquinati in giro per gli USA che l’EPA ha disposto possano essere trasformati in campi solari.

POST SCRIPTUM.

Scopro a scrittura terminata che questa Savion che e’ proprietaria del sito (e che gestisce 90 campi solari negli USA) e’ stata comprata dalla Shell a fine Dicembre 2021.

Mi sembrava una bella storia e non so cosa dire. Sono un po stanca.

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