LACRIME E SABBIA

Dal blog https://www.truciolisavonesi.it/

Feb 20, 2022 byTrucioli Savonesi Marco Giacinto Pellifroni  

Il sogno di ogni imprenditore è molto elementare: poter agire in clima di monopolio e pagare il minimo di tasse. Ebbene, c’è una categoria che in Italia questo sogno l’ha realizzato da decenni: gli stabilimenti balneari. Alla pari di certi boiardi di Stato e para-Stato, che sono riusciti ad affittare mega-appartamenti dello Stato nel cuore della Capitale a canoni irrisori (e che quindi ricorrono ad ogni mezzo –e ne hanno tanti- per insabbiare ogni tentativo di riforma del catasto edilizio), i nostri balneari, allineati lungo gli oltre 8000 km di coste nazionali, non accettano di rinunciare al bengodi conquistato non si sa quando né come. In Liguria, l’occupazione privata si estende su 114 km di litorale.

 La sede centrale dell’Agenzia del Demanio “sottoposta all’alta vigilanza del Ministero Economia e Finanze” [VEDI]. Alta vigilanza? Le solite parole altisonanti del gergo burocratico. Ne echeggia altre, tipo “il presidente della Repubblica è il supremo garante della Costituzione”.Inciso: avevo già denunciato l’ingordigia di spazio dei balneari a scapito delle attigue spiagge libere nel 2019: [VEDI]
Basti pensare che mediamente per 1 mq di arenile il Demanio incassa circa € 1 ogni anno. Se questa cifra a molti dice poco, si pensi per confronto a quanto rende annualmente a Stato e Comuni 1 mq di suolo pubblico, ad es. a Savona: € 14 allo Stato (IMU) + € 63 al Comune = € 77 ca. Non ho dati sul rapporto tra incassi annuali dei Comuni e aree adibite a parcheggio a pagamento, ma presumo sia ancora più alto dei dehor.

Secondo quanto riportato dai Verdi (forza politica che non supera il livello di “cespuglio”, proprio perché non accarezza nessun detentore di scandalosi privilegi): “Oltre il 60% delle nostre spiagge è cementificato e occupato da strutture che hanno cambiato il paesaggio e la visibilità del mare [contro il solo 10% di spiagge libere]. […] Le forze politiche, trasversalmente, hanno difeso dei privilegi insostenibili: l’Hotel 5 stelle Cala di Volpe, di proprietà della Smeralda Holding dell’emiro del Quatar, per la sua spiaggia, versa 520 euro l’anno, l’emiro per i suoi 4 hotel ha incassato 106 milioni di euro; il Twiga di Briatore e della Santanchè pagano allo Stato 17mila euro a fronte di un fatturato di 4 milioni di euro; il Papeete paga 10 mila euro l’anno ma fattura 3,2 milioni di euro. Una concessione che viene pagata allo Stato 47 euro al giorno serve ad arricchire i concessionari, considerato che, per un solo giorno, una pagoda al Twiga costa 1000 euro. […] Nonostante questi canoni irrisori, l’agenzia del Demanio incassa solo 106 milioni di euro l’anno, con un’evasione del 50% e un fatturato da 10 miliardi di euro l’anno realizzato dai gestori degli stabilimenti in Italia.” [VEDI]

Finale Ligure. Quella che era la “piazzetta dei pescatori” è stata dimezzata dall’espansionismo del vicino stabilimento balneare, restringendo ulteriormente uno dei pochi fazzoletti di spiaggia libera di Finalmarina

Per restare nel mio piccolo, cioè in quello che vedo con i miei occhi, ho notato quanto sia vero il proverbio che “l’appetito vien mangiando”. E non solo a tavola. A Finale Ligure quel poco di spiagge pubbliche che la voracità dei balneari ha lasciato campare è stato, anno dopo anno, eroso dalle loro tendenze espansionistiche, col beneplacito, tacito o espresso, del Comune. Tanto che in certi casi si è arrivati all’impudenza di espandersi sino ai moli, cancellando del tutto i già asfittici metri quadri disponibili a chi non può o non vuole subire i salassi delle cabine a pagamento, arrivando addirittura a rendere l’accesso al bagnasciuga impervio e pericoloso per la presenza di scogli.
Quando mi sono permesso di far presente a un titolare l’intollerabilità di questa situazione sono stato apostrofato in malo modo, alla stregua di un attentatore ai possedimenti del signorotto del luogo. Oltre al privilegio, la protervia.

Molo grande di Finalpia. L’attiguo stabilimento s’è espanso verso il molo anno dopo anno, fino a raggiungerlo, mangiandosi la precedente spiaggetta libera e consentendo un precario e angusto accesso al bagnasciuga

Poiché le coste sono lunghe e quindi i balneari tanti, alla pari dei voti, sia loro che dell’”indotto” (dipendenti e famigliari), le loro alte lamentele contro la direttiva Bolkenstein, che l’UE ha imposto sin dal 2006 per porre rimedio a questa anomalia, hanno fatto scattare la solidarietà dei partiti che, giustamente in altri ambiti, difendono le piccole imprese contro l’espansionismo dei colossi nostrani e multinazionali: Lega e FdI; che però avrebbero dovuto in questo caso valutare con maggiore obiettività quanto danno provochi alle casse dello Stato, e quindi a tutti gli altri cittadini, questa strabica indulgenza verso i balneari.
Per una volta, plaudo alla fermezza di Mario Draghi nel portare a compimento una direttiva europea rimasta lettera morta per oltre 15 anni, nonostante gli interessati si straccino ogni giorno le vesti quasi fossero cittadini vessati e discriminati -in senso negativo- rispetto agli altri contribuenti, ben sapendo che discriminati in effetti lo sono, ma a loro favore e ai danni di tutti.

Il senso di libertà, il fascino quasi selvaggio delle 2 spiaggette a Est di Finalpia, rimaste miracolosamente proprietà di tutti

Un altro punto che fa imbestialire questi privilegiati è l’imposizione di rapportare i prezzi di impianti e prestazioni alla loro reale natura, non lasciandoli all’arbitrio, o meglio alla cupidigia dei gestori, privi della benché minima concorrenza, che dal 2024 saranno invece chiamati ad affrontare attraverso regolari gare. Naturalmente, si sono appellati al facile confronto con le multinazionali straniere che in Italia fanno shopping da più di 30 anni (anche grazie all’avallo di un giovane Draghi in conciliabolo sul panfilo Britannia; non lo dimentichiamo). Nel loro caso la situazione è molto diversa, in quanto la legge include particolari prerogative, con punti di merito a chi già gestisce gli stabilimenti; ma non potrà escludere nella decisione di affidamento finale quanto ogni concorrente sarà disposto a pagare per l’usufrutto di ogni singolo arenile.
La difesa a oltranza dei balneari adottata da Lega e FdI è volta soltanto ad attirare voti, ossia è davvero populistica, quanto non lo è –anzi era- in altri campi, in primis quello monetario (ormai dimenticato), in una impropria identificazione di populismo e sovranismo, come non mi stanco di ripetere da più di tre lustri.
Marco Giacinto Pellifroni      20 febbraio 2022

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