5 marzo, Cgil-Cisl-Uil deformano la piattaforma contro la guerra

Dal blog https://www.popoffquotidiano.it/

di Checchino Antonini

03 Marzo 2022

Spariti i riferimenti critici all’invio di armi, al disarmo nucleare, all’allargamento della Nato. Tutti gli appelli dei movimenti

Il tam tam inizia nel pomeriggio di mercoledì: Uil e Cisl, in un tavolo con Cgil, puntano i piedi per deformare la piattaforma minima su cui è stata convocata la piazza romana di sabato 5 marzo. In pochi minuti Corso Italia recepisce e spariscono i riferimenti critici agli aiuti militari, che il movimento per la pace considera l’annuncio di un prolungamento della guerra, viene cassata la solidarietà alla società civile, ai pacifisti e ai lavoratori di entrambi i paesi che si oppongono alla guerra con la nonviolenza, nessuna traccia della contrarietà all’allargamento della Nato – uno dei fattori dell’escalation – e alla denuclearizzazione degli arsenali.

Non serve una laurea in politologia per capire che a pettinare la piattaforma a dispetto dell’indignazione popolare che già ha riempito le piazze la settimana scorsa, siano state le pressioni del Pd attraverso la cinghia di trasmissione dei docili sindacati concertativi. I primi segnali di allarme, già nei giorni scorsi, erano arrivati dalla lentezza nell’attivazione di alcune Camere del Lavoro.

La Società della Cura, lo spazio di convergenza nato durante il lockdown, faciliterà tutte quelle piattaforme alternative che faranno perno sulle priorità condivise nella tre giorni. Si converge ma nei limiti della decenza, si dice nelle maglie di quella rete «perché la voglia di manifestare non ci passa come la voglia di ragionare e fare massa critica. È troppo, troppo più importante».

Così, grazie alla Società della Cura, iniziano a circolare alcuni appelli indipendenti dei gruppi, reti, organizzazioni e associazioni che hanno scelto di riempire la manifestazione nazionale del 5 marzo con i propri contenuti e richieste chiare.

Ci sono quelli della Rete nazionale Pace e disarmo, contraria all’invio delle armi, dell’Arci Nazionale, che riconferma e sviluppa i contenuti dell’appello originario, del Gruppo Femm della Società della Cura, di Un Ponte per, la ong nata sotto le prime bombe su Bagdad del 1991 e da allora attiva in diversi teatri di guerra a fianco della popolazione e della società civile.

«Noi come Attac Italia saremo jn piazza coi nostri contenuti e nel frattempo abbiamo ritirato l’adesione – fa sapere Marco Bersani – la scusa della Cgil era avere in piazza anche la Uil. Secondo me il vero motivo erano le pressioni governative (Pd) sui sindacati per non avere una manifestazione convocata su una piattaforma critica sui provvedimenti bellici del governo. Comunque, la piazza è di tutte e tutti non di burocrazie politico-sindacali. E sabato la riempiremo di No alla guerra senza se e senza ma».

« No alla guerra, no alle armi, no a Putin, no alla Nato», sintetizza Roberto Musacchio di Transform. E anche Rifondazione sarà in piazza ma con i suoi contenuti: «Importante comunque esserci per dare forte segnale di Pace, disarmo nucleare, contrarietà alla NATO ed opposizione ad invio armi».

«Va da sé che questo modifica il nostro giudizio, per altro molto circostanziato, sull’appello espresso nell’editoriale del sito dell’organizzazione», dice anche Franco Turigliatto di Sinistra Anticapitalista. Il movimento no war troverà il modo per rendere visibile i suoi contenuti [continua]

Questo è l’appello della Rete Italiana Pace e Disarmo, che coordina l’organizzazione della manifestazione del 5 marzo

Cessate il fuoco per un’Europa di Pace. Si fermi la guerra in Ucraina con disarmo, neutralità attiva, stop alle armi, riduzione delle spese militari

Sabato pomeriggio saremo in tante e in tanti a Roma per chiedere il “cessate il fuoco” in Ucraina e dire no alla guerra in tutte le sue forme e in tutti i luoghi del mondo dove porta morte e distruzione.

La Rete Italiana Pace e Disarmo e le sue Organizzazioni ribadiscono la condanna dell’azione militare in Ucraina da parte della Federazione Russa esprimendo massima solidarietà alle popolazioni coinvolte e sostenendo tutti gli sforzi della società civile pacifista e dei lavoratori e lavoratrici in Ucraina e Russia che si oppongono alla guerra con la nonviolenza.

La Pace è possibile solo costruendola con il disarmo, la neutralità attiva, la riduzione delle spese militari, il sostegno a forme di trasformazione nonviolenta dei conflitti, il superamento delle alleanze militari, l’opposizione alla militarizzazione e soprattutto proteggendo le persone.

La Rete italiana Pace Disarmo ribadisce che la prima urgenza è quella di fermare le azioni belliche militari e attivare interventi di aiuto umanitario e protezione della popolazione civile. Per questo chiediamo alla Russia il ritiro delle proprie forze militari da tutto il territorio ucraino e la revoca immediata del riconoscimento dell’indipendenza delle Repubbliche del Donbass. Deve essere garantito inoltre un passaggio sicuro alle agenzie internazionali e alle organizzazioni non governative al fine di garantire assistenza umanitaria alla popolazione coinvolta dal conflitto

Dobbiamo prodigarci per una cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale, con principi di neutralità attiva ed evitando qualsiasi pensiero di avventure militari insensate e fermando le forniture di armamenti che non possono certo portare la pace ma solo acuire il conflitto.

Solo così potrà poi partire un vero percorso diplomatico che possa promuovere percorsi di sicurezza condivisa e soprattutto possa riportare al centro le scelte democratiche della società civile Ucraina e Russia. Vogliamo costruire insieme un’Europa di pace, senza armi nucleari dall’Atlantico agli Urali.

qui trovate l’appello di Transform

e cliccando qui la presa di posizione di Rifondazione

Attac Italia inizia con una poesia

In piazza contro la guerra e per un’altra società

La guerra che verrà
non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente egualmente.

Bertolt Brecht

Come se non bastassero la crisi eco-climatica prossima al punto di non ritorno, la crisi economico-sociale che ha amplificato drammaticamente le diseguaglianze fra le persone, la crisi sanitaria che ha stravolto vite e relazioni sociali, è tornata la guerra a scandire la nostra quotidianità.

Una guerra tremenda, come tutte le guerre che attraversano il pianeta, questa volta scatenata dal governo Putin e dall’esercito russo con l’invasione dell’Ucraina. Una guerra che, nell’arco di una settimana, ha già provocato migliaia di morti, terrore e devastazione, mentre un milione di persone stanno disperatamente fuggendo dal proprio Paese.

Condanniamo senza se e senza ma l’aggressione all’Ucraina e chiediamo l’immediato ‘cessate il fuoco” e il ritiro dell’esercito russo dentro i propri confini.

Esprimiamo solidarietà al popolo ucraino per il quale chiediamo protezione, assistenza e diritti, senza distinzione di lingua e cultura.

Esprimiamo solidarietà al popolo russo che non vuole una guerra di cui pagherà le conseguenze, sia in termini di peggioramento delle proprie condizioni di vita, sia in termini di ulteriori restrizioni di diritti e libertà.

Siamo a fianco delle pacifiste e dei pacifisti russi che quotidianamente, e nonostante migliaia di arresti, manifestano contro la guerra e contro il governo Putin che l’ha voluta.

Questa guerra va fermata subito, mettendo in campo la politica, la diplomazia, la solidarietà e la cooperazione internazionale.

Siamo contro la decisione dell’Unione Europea e del governo italiano di inviare armi all’Ucraina. Servono ponti e solidarietà fra i popoli e si costruiscono con diritti e democrazia, non con missili terra-aria e mitragliatrici. Nessuna guerra è mai stata fermata dal riarmo e occhio per occhio serve solo a rendere il mondo cieco.

Siamo per la neutralità attiva e per il disarmo nucleare dall’Atlantico agli Urali.

Siamo per una sicurezza condivisa che richiede una radicale ridiscussione del senso e della necessità delle alleanze militari esistenti.

Siamo per lo scioglimento della Nato, le cui mire espansionistiche di questi decenni hanno contribuito a creare nell’est europeo le condizioni per l’attuale precipitazione.

La guerra non è un incidente di percorso, è una conseguenza di un modello economico e sociale basato sul patriarcato, sullo sfruttamento delle persone, sulla mercificazione della natura e della vita.

E’ tempo di disertarela cultura della guerra, che ci vuole arruolare per poterci silenziare, per abituarci a vivere nel pensiero unico del mercato e del dominio, per farci considerare normale che esistano vite degne e vite da scarto.

E’ tempo di dire a gran voce che un modello sociale capace solo di generare crisi eco-climatica, diseguaglianza sociale, pandemia e guerra va dichiarato insostenibile e radicalmente trasformato per garantire vita, dignità e futuro agli abitanti del pianeta.

E’ tempo di cura, non di profitti e di guerra.

L’ Ora in silenzio per la pace di Genova parteciperà il 5 marzo alla manifestazione per la pace di Roma; lo fa  sulla base di questo documento che è stato distribuito durante la 1031° ora in silenzio per la pace

A FIANCO DELLE VITTIME DI GUERRA, PRIME FRA TUTTE I CIVILI

CONTRO L’INVIO DI  ARMI ITALIANE ED EUROPEE

CONTRO PUTIN E IL GOVERNO RUSSO, CONTRO LA NATO, CONTRO IL GOVERNO UCRAINO, CONTRO  LE INFORMAZIONI FALSE E RETICENTI

PER IL RISPETTO DELLA COSTITUZIONE ITALIANA

CONTRO LA GUERRA

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.