Sulle forniture di gas, la crisi russo-ucraina tiene (ancora) in bilico l’Europa

Dal blog https://energiaoltre.it/

14 Febbraio 2022 Mauro Giansante

Il quadro energetico, oltre che geopolitico e militare, pone il Vecchio Continente in mezzo tra due poli. Fatti, numeri, scenari

Nota di Redazione parole libere

#Non ho molte fonti di informazione dirette tranne internet, però c’è una cosa che non mi quadra nell’accezione dei media: manca gas!

La più banale delle domande : COME MAI?

Serve distinguere fra minacce e realtà di questa fonte di carburante

Il Nord Stream 2 non è mai entrato in funzione fra Russia e Germania, quindi gli approvvigionamenti da li non sono mai arrivati

Tutti gli altri accessi di gas dalla stessa zona oggi area di guerra, non mi risultano chiusi, ne quelli del gasdotto denominato TAP con terminale in Puglia che “raccoglie” da Turchia e Iraq o dei canali libici-algerini in essere continuo.

Spero chi ha più conoscenze mi smentisca.

Morale (forse azzardata): nonostante vogliano farci credere che la guerra fra Russia e Ucraina sia il motivo di un calo di fornitura e quindi una lievitazione dei costi dello stesso combustibile non è affatto realistica. Se mai potrebbe esserci una differenza sensibile sull’accumulo di sicurezza che i grandi players approvvigionatori come ENI e SNAM subiscono non avendo previsto la guerra internazionale e le conseguenze pratiche.

Ammesso e non concesso sia esatto quanto detto c’è solo una risposta possibile:

C’E UNA SPECULAZIONE GLOBALE FINANZIARIA IN CORSO SULLE RISORSE FOSSILI

di cui il governo Draghi(ma non solo) ha pure responsabilità con lo spalmare sulla bolletta tramite ARERA (ente privato su servizio pubblico).

Così come la benzina oltre i 2 euro/litro ormai accettata come una condanna definitiva.

Quindi pantalone senza avere possibilità di scampo, paga l’energia cosi ottenuta con COSTI FISSI AUMENTATI(famosi oneri di sistema) mentre i CONSUMI SONO PIU’ O MENO STABILI e l’inverno un po’ anomalo verso il termine climatico.

Sono i colpi di un potere ipocrita senza scrupoli, di chi fa della finanza energetica un metodo di impoverimento e ricatto anche per bloccare quel minimo vitale di risorse del PNRR dedicato alla “transizione ecologica necessaria”

Questo mentre fra balzelli e regole spostati da manine delicate ad ogni DL del governo creano ostacoli alla “democrazia energetica, alla costruzione di autonomia e indipendenza diffusa sui territori anche attraverso bonus vari, partiti a razzo ed ora quasi fermi per l’incertezza normativa voluta.

Ognuno se ne faccia ragione. Gianni Gatti#

Russia’s Prime Minister Vladimir Putin signs an autograph on a natural gas pipeline Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok in the Russian Far East city of Vladivostok on September 8, 2011, during the pipeline’s launch ceremony. AFP PHOTO/ RIA-NOVOSTI POOL/ ALEXEY DRUZHININ (Photo credit should read DMITRY ASTAKHOV/AFP/Getty Images)

Comincia un’altra settimana all’insegna delle tensioni russo-ucraine. Soltanto dall’inizio di febbraio, l’escalation è proseguita a ritmi intensi. Tra incontri e telefonate, i diversi leader delle potenze mondiali (Usa, Russia, Germania, Francia) cercano di sbloccare qualcosa.

IL RAPPORTO RYSTAD ENERGY

In termini energetici, l’ultimo rapporto Rystad Energy pubblicato il 9 febbraio ha già ammonito sui rischi energetici di un inasprimento della presenza militare ordinata da Putin al confine ucraino. Se dal punto di vista geopolitico qualcosa di concreto potrebbe verificarsi a metà settimana, le forniture a rischio ammonterebbero fino a 155 miliardi di metri cubi all’anno di importazioni di gas naturale in Europa.

Questo perché il principale canale di ricatto con cui si sta difendendo il Cremlino per costringere l’Europa a un aut aut (accettare l’invasione, che però costerebbe tantissimo alla Russia o rinegoziare gli equilibri Nato nell’Europa orientale) è quello delle consegne di gas al Vecchio Continente. La cifra citata dal report corrisponderebbe così al 30% della domanda annuale di gas dell’Europa occidentale.

A dire il vero, ha sottolineato lo stesso centro di ricerca (ma non solo), una chiusura dei rubinetti è molto improbabile. D’altronde, se è vero che senza Mosca Bruxelles non si riscalda, dall’altro lato è pur da considerare che l’export di forniture è un business cruciale per le casse del Cremlino.

Secondo Rystad, inoltre, “i mercati del gas europei stanno entrando nell’ultimo periodo dell’inverno in una posizione precaria. Le scorte di gas sono ai minimi da cinque anni, i prezzi internazionali del GNL sono altamente volatili e il gasdotto Nord Stream 2 dalla Russia alla Germania non dovrebbe essere operativo fino alla seconda metà di quest’anno”.

Un punto importante da capire, infatti, è anche quello relativo a quali rubinetti verrebbero chiusi (più o meno momentaneamente, vedi i 5 scenari di Bruegel). Del gas convogliato dall’Europa importati dalla Russia nel 2021, 40 miliardi di metri cubi sono stati convogliati attraverso l’Ucraina. In questo caso, l’Ue potrebbe rimediare facilmente ma con prezzi spot più alti per i volumi sostitutivi.

LE STRADE ALTERNATIVE A MOSCA

C’è poi il capitolo dell’autosufficienza europea. Sul quale, però, occorre mettere un grosso ‘ma’. Attualmente, infatti, livelli di stoccaggio del gas in Europa rimangono bassi a 45 miliardi di metri cubi, il 30% in meno rispetto alla media quinquennale e ammonta a soli due mesi di gas per soddisfare la domanda media invernale.

“Di conseguenza, la regione è particolarmente vulnerabile ai movimenti a breve termine dell’offerta e della domanda, come dimostrano i picchi record dei prezzi del gas scambiati sulla base olandese di trasferimento di titoli (TTF) negli ultimi mesi” si legge ancora dal report Rystad. Ciò “significa anche che qualsiasi interruzione dei flussi di gas russo attraverso l’Ucraina in Europa avrebbe un impatto immediato sui prezzi scambiati, sulla domanda di importazione di GNL e sul passaggio da gas a carbone per la produzione di energia, tra gli altri fattori”.

LE VIE INTERNE REALI E PROGETTUALI

Le vie interne europee potrebbero essere rappresentate dal Tap, sul quale si prevede un aumento del carico da 8 a 10 miliardi di metri cubi. Ma c’è anche un altro progetto in fase di riflessione. E’ EastMed, cioè un gasdotto che collegherà la rete europea ai giacimenti di gas offshore scoperti a Cipro, Israele ed Egitto. Se completato, scrive Euronews, bypasserebbe Russia e Turchia collegando la rete cipriota alla rete europea.

Tra quelli presenti, invece, bisogna ricordare il Greenstream e il Transmed. Il primo ha ormai compiuto la maggiore età e collega per 520km la Libia a Gela. L’altro, invece, tocca i 2mila km e collega l’Algeria – secondo fornitore per Roma dopo Mosca – all’Italia attraverso la Tunisia e fino a Mazara del Vallo in Sicilia.

Infine, merita menzione il piano di Naturgy e il suo alleato algerino Sonatrach. I due gruppi hanno concordato a luglio di avviare la propria espansione, nella quale hanno investito circa 73 milioni di euro, entro il quarto trimestre del 2021. I gasdotti di riferimento sono il Maghreb-Europe e il Megdaz. In più ci sarebbe il progetto Nato Midcat. Vale a dire, un gasdotto che riscalderebbe l’Europa passando dall’Algeria tramite Spagna e Portogallo.

LE ULTIME DAI MERCATI E DAI PALAZZI

Nel frattempo, la settimana dei prezzi si è aperta con il petrolio che si è allentato, dopo aver toccato in precedenza il suo massimo in più di sette anni. Come commentato da Reuters, infatti l’Ucraina ha accennato a possibili concessioni alla Russia che potrebbero alleviare le tensioni tra i due paesi.

Le ultime dichiarazioni hanno visto parlare da un lato la Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. “Stiamo mandando messaggi a Gazprom in tutti i modi”. Il motivo è “incoraggiare l’azienda a rispettare i contratti e garantire che le sue riserve di gas siano sufficienti per assicurare le forniture di gas a noi che siamo il principale cliente della società russa” ha dichiarato prima del fine settimana. Dall’altro, sono arrivate le dichiarazioni della numero due della Commissione Margrethe Vestager. “Ue e Nigeria hanno riconosciuto l’importanza della relazione energetica” ha detto. “E sono impegnate ad esplorare tutte le opzioni per una maggiore fornitura di gas naturale liquefatto dalla Nigeria all’Ue. A breve sarà convocata una riunione tecnica” ha detto a margine del bilaterale con Yemi Osinbajo, vice premier nigeriano.

IL RUOLO DELL’ALLEANZA ATLANTICA

Anche gli Stati Uniti, a inizio mese, avevano già promesso sostegno energetico a Bruxelles. “Stiamo lavorando insieme in questo momento per proteggere l’approvvigionamento energetico dell’Europa dagli shock di approvvigionamento”.

“Compresi quelli che potrebbero derivare da un’ulteriore aggressione russa contro l’Ucraina” aveva detto Antony Blinken (Segretario di Stato Usa) nel bilaterale di Washington con Josep Borrell, capo della politica estera Ue.

Geopolitica ed energia, dunque, continuano a intrecciarsi e lasciare col fiato sospeso. Le ore e i giorni che seguiranno potranno dare ulteriori risposte.

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