Cosa cambia durante la guerra in Ucraina?

Noam Chomsky è stato molto chiaro in un’intervista a Truthout. Inizia osservando che “l’invasione russa dell’Ucraina è un grave crimine di guerra paragonabile all’invasione statunitense dell’Iraq e all’invasione della Polonia da parte di Hitler e Stalin nel settembre 1939, per citare solo due esempi rilevanti”.

Dopo aver sottolineato che le spiegazioni non possono giustificare l’invasione, Chomsky mette in luce le responsabilità dell’Occidente e degli Stati Uniti in particolare: “La crisi si stava preparando da 25 anni, da quando gli Stati Uniti respingevano in modo sprezzante le preoccupazioni sulla sicurezza russa, in particolare le sue chiare linee rosse: Georgia e soprattutto Ucraina”. (NdR preso da un articolo di ComuneInfo)

Partendo da queste brevi considerazioni va considerato il cambio epocale di un epoca anche sul piano culturale, di definizione ideologica, anche strategicamente.

La politica di chi sta abbracciato come in una cuccia calda con tutti i partiti in autoprotezione dietro a Draghi varia le prospettive, demolisce le memorie storiche di una sinistra sbandata….

Può ancora essere usata la semplificazione occidente contro oriente(per gli amici della Nato si)?

Il comunismo russo da quanto non è più riferimento e modello per una sinistra depressa inseguita da Berlusconi e Salvini che per buttarla in caciara definiscono tutti quelli fuori dall’area di dx come “comunisti”?

Si va pian piano sciogliendo il concetto impermeabile da decenni di una derivazione dal regime russo o dalla storia relativamente recente di quel paese di ogni citazione o azione proposta, anche solo di un provvedimento a favore del sociale, semplicemente perché non esiste più quel legame e quel modello neppure in Russia.

Putin ha fatto un risico con questa invasione dell’Ucraina, anche se non è chiaro dove porterà prendendo spunto dalle decine di invasioni di nazioni fatte nel tempo dalla Nato(Afghanistan, Iraq, Siria, Libia, ecc) e si è messo contro pure i comunisti all’opposizione nel suo paese.

Ma sono minoranza, nostalgici, surclassati da un intera generazione di tecnocrati e magnati dell’energia, da una casta importante sviluppatasi contemporaneamente al crescere delle spese militari, di generali medagliati con facce da paura, cresciuti al coperto della spinta di spese militari e tecnologie belliche che ha dato loro potere, che ha pompato soldi ad università e centri di ricerca, aumentato infrastrutture solo perché funzionali al business dei vari miliardari che esportano petrolio, gas e supernavi da 600 milioni di euro. Ovvio anche una quota di proletariato ne ha beneficiato e in cambio dell’autorità senza possibilità di critica ha migliorato un po’ la propria posizione economica.

In Russia pare di capire una opposizione c’è E’ un popolo forte, abituato a privazioni e lotte, ma oggi rischiano ne più ne meno come in occidente: legnate seguite da arresti e galera e messa al bando.

La Russia non ha più nulla da esportare se non le stesse materie prime, l’energia, i minerali, ecc dei paesi Nato e degli USA

Però in Italia, in Europa ed in USA c’è chi ha scelto all’opposto, da tempo, la difesa del liberismo, della “concorrenza regolatrice del mercato”, delle imprese globali adattando il mondo a questo business che non ha nulla di ideologico se non il profitto concreto mitizzato a cui si tende.

La sinistra ha sposato non a caso questa visione molto pragmatica che è poi la stessa di Berlusconi, di Renzi, di Salvini, di Letta, a cui si è in parte aggiunto con qualche difficoltà, anche il magico Di Maio. Lui si sostiene ne sx ne dx, perché il capitalismo finanziario non ha ideologie è concorrenza e competizione, le persone sono prima di tutto consumatori.

Mentre Letta mette l’elmetto da marine per mandare armi e mezzi in Ucraina, trascurando che la Sanità per dire è allo sbando per mancanza di risorse impegnate, il ministro degli esteri va in Qatar con il CEO dell’ENI a far scambio armi- contro gas e petrolio come ottimo piazzista della finanza che applaude…tanto il PIL si alza e per le sostenibili… non sono in agenda!

Utile chiarire perché Putin e NATO sono due facce della stessa medaglia e vivono di questa cultura sviluppata da incroci vari nel tempo di comportamenti, idee, provvedimenti nazionali, pressioni dei gruppi finanziari, dove le grandi aziende Multinazionali saltano a piè pari ogni regola(anche fiscale) nazionale per usare la globalizzazione in corso a loro esclusivo favore.

La cultura è terreno di parole, ma la devastazione di merito e di forma dall’istruzione ai media che ormai fanno “sistema”, sono l’humus di crescita di un nuovo modello sociale imperiale.

Sistema in cui chi ha per obiettivo produrre merci, creare ricchezza anche se attraverso privatizzazioni, opere inutili, uso di energie clima-alteranti, spreco, corruzione o semplicemente fregandosene della fiscalità vigente, dell’uso sistematico di banche in stati canaglia per mettere profitti al sicuro, è additato come meritevole, invidiato.

Questa situazione internazionale non ha più distinzioni fra area orientale e occidentale, hanno lo stesso metodo, la stessa visione sociale.

I partiti nazionali si sono adeguati a questa filosofia, tutti, basta vedere cosa approvano in parlamento e come fanno passare provvedimenti, con un attacco senza precedenti anche all’autonomia dei comuni che sono le istituzioni più vicine alla democrazia territoriale (almeno in parte).

Quindi oggi vediamo Letta e Conte nella versione simile ma opposta, della violenza dura di Putin,

vediamo il M5S, alla faccia della transizione ecologica, disperatamente lanciato a reperire gas in Libia, nell’Arabia Saudita, in Egitto(altro che Reggeni!)

Cadono le maschere, si unificano i metodi, le procedure di ingaggio politico.

Per gli orfani della sinistra si apre non una fase triste di sconfitta, ma finalmente l’opportunità di togliere lenti deformanti ideologiche, approfondire analisi e soprattutto tornare a parlare con la gente senza temere critiche di populismo, dato che da anni la politica ha abbandonato territori e obiettivi sociali di lotta.

La sinistra che ha attraversato il sindacalismo lo ha deprivato anche di una determinazione forte, adeguando di volta in volta obiettivi di lavoro, indipendentemente da condizioni, ambiente e reddito, ma per fortuna ci sono ancora forti sacche di resistenza proletaria che fanno da traino ad un cambiamento anche formale. Una per tutte la lotta degli operai della GKN di Firenze !!!!

Alla fine serve una forte riflessione politica su quale modello deve tornare ad essere il modello sociale a cui ispirarsi e su questo ricalibrare ogni lotta nei territori, sui vari temi portanti dato che non sono più “quelli di una volta”, mentre nel presente non sono affatto chiari come prospettiva.

Gianni Gatti

08/03/2022

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