Francia: ex distretto carbonifero diventa sito dell’UNESCO e turismo verde

Maria Rita D’Orsogna Mar 17

Per 300 anni l’area ha fornito meta’ del carbone francese, oggi e’ tutto verde e turistico.

Nord-Pas-de-Calais, Francia. Dopo anni di ripristino ambientale della ex centrale carbonifera, l’area e’ diventata zona turistica

Nord-Pas-de-Calais, regione a nord della Francia. E’ stata questa l’area che per secoli ha dato carbone, tanto carbone, alla nazione intera.

Nel 2012 Nord-Pas-de-Calais e’ diventata sito UNESCO per turismo e bellezza naturale.

Il carbone e’ stato sostituito da foreste, vigneti e piste da sci, segno che tutto si puo’ fare, sempre.

Sullo sfondo regnano ancora varie collinette nere, artificiali, fatte di materiale di scarto carbonifero. Le cosiddette “terrils” svettano nella pianura, da sole. Non sono nate tutt’a un tratto, ma per 300 anni sono state il ricettacolo degli scarti di miniera. Sono cresciute anno dopo anno e staranno li per l’eternita’, a ricordo di quel passato nero.

Oggi le terrils sono solo una delle tante identita’ di Nord-Pas-de-Calais, non piu’ miniera a cielo aperto, ma vita.

E il nero pian piano diventa verde.

Dopo la dismissione di tutta l’attivita’ carbonifera, l’area e’ stata bonificata e si e’ cercato di ricreare una migliore qualita’ di vita, di offrire dei paradigmi di crescita sostenibili e belli.

Ci sono ora percorsi e musei di archeologia industriale, parchi, alberghi, ex minatori che fanno le guide turistiche.

Anche le terrils fanno la loro parte: visto che non ci sono altre colline qui e data la loro speciale composizione chimica, spesso nascono qui specie animali e vegetali inaspettate.

Come per tutte le cose, la natura se lasciata in pace, e alla lunga, e’ sempre vincitrice.

Vigneti

Terrils e tracciato pedonale

La miniera di Lens, oggi, nel Nord-Pas-de-Calais.

La miniera di Lens, allora, nel Nord-Pas-de-Calais.

Una terrils oggi

Siamo a 100 chilometri dal confine con il Belgio, e in alcuni punti il carbone pare uscire dritto dritto dal sottosuolo.

Dal 1720 al 1990, anno di chiusura definitiva, sono stati estratti qui circa 2.4 miliardi di tonnellate di carbone. Dal 1940 al 1960 l’area e’ stata il perno dell’economia francese, con meta’ del carbone usato per le attivita’ di ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale che arrivava da qui.

Ma come per tutte le miniere del mondo, il prezzo ambientale e di salute dei lavoratori e’ stato elevatissimo e dopo l’inevitabile chiusura delle miniere c’e’ stato il collasso economico. Poverta’ e disoccupazione in tutta l’area.

Cosa fare?

L’idea era di radere tutto al suolo e di piantare qualsiasi cosa.

Sono arrivati elicotteri, gettando semi dall’alto, senza pensarci troppo, e i terrils li hanno usati per il motocross.

Mmh. Insomma.

Poi nel 2000 si penso’ di fare le cose per bene. Preservare, valorizzare, trasformare in modo utile per l’economia locale. Qualche folle parlo’ di turismo. E anche se molti risero, alcuni politici decisero di crederci, e di scommetterci.

Nacque il Mission Bassin Minier, una associazione dedicata al ripristino e alla valorizzazione. Si iniziarono a piantare le piante giuste e a curarle. Si penso’ di collegare i terrils l’uno all ’altro sistemando vecchi tracciati per i vagoni del carbone, e trasformandoli in corridoi ecologici in modo che gli animali o le persone potessero transitarci.

Lavorano tanto, pensano tanto, ci investirono tanti.

E alla fine i risultati non sono mancati.

Nel 2012 UNESCO gli conferisce lo status di World Heritage status, sito protetto perche testimonianza del passato minerario della zona.

La gente ha iniziato a crederci ancora di piu’.

Le principali citta’ del circondario si chiamano Lens e Béthune, entrambe rase al suolo dopo la prima guerra mondiale.

Béthune e’ stata ricostruita in art deco style e fa parte del sito UNESCO.

Lens invece non era architettonicamente troppo bella, ma… il Louvre decide di aprire qui un giardino ad-hoc su uno dei terrils. E aprono pure un museo di arte sperimentale che chiamano Louvre Lens.

Era la prima volta che il Louvre apriva un sito di sua gestione fuori da Parigi. Tutto questo ha creato non solo lavoro, ma anche tutta una serie di attivita’ culturali ed artistiche, portando vitalita’ e creativita’ a Lens.

Negli anni, la disoccupazione di tutto il circondario e’ calata, passando dal 15% nel 2009 al 9% nel 2021 (nonostante la pandemia). Aprono bed and breakfast, ristorantini, alberghi a tema di miniera, centri per artisti, musei. Ci sono pure imprese di agricoltura sostenibile che attraggono turisisti, con capre, produzione di sapone, formaggio, birra artigianale, una mini transumanza con le capre che vanno da un terril all’altro.

Addrituttura fanno il vino su questo terroir unico. Ed invece di chiamarlo chardonnay il vino viene soprannominato … charbonnay, giocando sulla parola carbone.

C’e’ pure la Cité des Électriciens, dove prima vivevano le famiglie dei minatori e che adesso e’ centro di ospitalita’ per i turisti, e dove le vie si chiamano Rue Edison e Rue Marconi.

Cité des Électriciens

Il museo Louvre-Lens

Ecco, volevo solo raccontare un modo sano per migliorare il territorio, volergli bene. Una storia di successo della natura e della buona volonta’.

Una storia del: “si, si puo’” invece che della rassegnazione a prescindere.

E si, siccome c’e’ la guerra, voglio parlare di cose belle.

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