Riprendiamoci i nostri Comuni

Dal blog https://www.pressenza.com/i

08.04.22 – Giovanni Caprio

Foto di https://www.facebook.com/acquabenecomune/)

La funzione pubblica e sociale dei nostri Comuni è sempre più erosa e i nostri beni e servizi comunali sono sempre più “cosa loro”, terreno di privatizzazione e di speculazione. “Il 14 marzo il Comune di Napoli ha presentato al Teatro Mercadante le linee di indirizzo del Piano della Cultura 2022-2026. La forma di gestione individuata per i beni culturali della città sarebbe quella di una fondazione per la cultura. L’istituto della fondazione sancisce una gestione pubblico-privata; come dimostrato però, una gestione privatistica del settore culturale porterebbe nel tempo molti benefici al privato e perdite per il pubblico”: così inizia la petizione popolare indirizzata al sindaco e alla giunta municipale di Napoli per chiedere che si eviti di privatizzare i beni culturali napoletani:https://www.change.org/p/stop-alla-privatizzazione-della-cultura-a-napoli.

La “furia privatizzatrice” della nuova amministrazione partenopea è –d’altra parte– sempre più diffusa nei nostri municipi:secondo il rapporto dell’Istituto per la Finanza e l’Economia Locale-IFEL del 2020, nel nostro Paese, si passa da 330 bandi di Partenariato Pubblico-Privato e un importo di 1,3 miliardi del 2002 a 3.794 bandi e un importo di 17 miliardi nel 2019. In tale mercato l’81,1% dei bandi è in capo ai Comuni, a cui corrisponde un valore pari al 38,3% degli importi complessivi. Nel periodo considerato, il 73% dei Comuni italiani ha avviato progetti di PPP, cifra che raggiunge quasi il 100% se consideriamo i Comuni con più di 10mila abitanti. Esternalizzazione che interessano ormai tutti i servizi comunali. La Fp CGIL nazionale ha lanciato qualche mese fa l’allarme per l’esplosione dell’esternalizzazione degli asili nido, con sempre più amministrazioni che scelgono di dismettere la gestione diretta dei nidi e delle scuole dell’infanzia. Si moltiplicano in tutto il territorio nazionale i casi di Comuni che privatizzano parte dell’offerta del servizio educativo scolastico integrato 0-6, principalmente per aggirare i vincoli alla spesa del personale, ma anche per “sopperire” alla carenza di personale.

D’altra parte, a dimostrazione della pericolosa deriva privatizzatrice dei nostri Comuni basta leggere il Ddl Concorrenza, approvato dal Consiglio dei ministri il 4 novembre 2021 e attualmente nel suo iter parlamentare, che punta a farla finita una volta per tutte con il pubblico, lasciando mano libera al mercato e prevedendo la privatizzazione sistematica dei servizi di acqua potabile, trasporti e rifiuti. Un provvedimento che oltre a porsi in aperta violazione dell’esito dei referendum del 2011, finirebbe per piegare alla logica del profitto servizi essenziali pregiudicando diritti primari delle persone e delle comunità locali, che solo un’oculata gestione pubblica può garantire. Un provvedimento che- come sottolinea Marco Bersani– aprirà le porte alla privatizzazione anche dei servizi sociali e culturali https://www.attac-italia.org/ddl-concorrenza-servizi-sociali-e-culturali-sul-mercato/. Per approfondire i guasti che questo Ddl rischia di provocare nei nostri Comuni si rinvia ai puntuali commenti apparsi sull’ultimo numero de Il granello di sabbia: https://www.attac-italia.org/wp-content/uploads/2022/03/il_granello_di_sabbia_n.49_marzo_aprile_2022.pdf.

Cosa fare per contrastare tale deriva, anche in considerazione del sostanziale e complice silenzio delle associazioni nazionali delle autonomie locali? Come scrive Marco Bersani di ATTAC Italia e Società della Cura in una lettera-appello “è ora di aprire una nuova stagione ribelle. Una stagione che non è data automaticamente, ma necessita di una nuova alfabetizzazione popolare sul significato di comunità, beni comuni, democrazia di prossimità. Una stagione che rimetta insieme le persone e faccia comprendere la necessità di superare la solitudine competitiva come orizzonte voluto dal mercato e le faccia approdare alla cooperazione solidale e alla rivoluzione della cura, di sé, degli altri e delle altre, dei beni comuni”.

Per iniziativa di ATTAC Italia e La Società della cura è stata promossa una campagna di contrasto al Ddl Concorrenza e messe a punto 2 leggi d’iniziativa popolare. La campagna nazionale punta a: mobilitare gli enti locali chiedendo loro di approvare ordini del giorno che chiedono lo stralcio dell’art. 6 dal Ddl Concorrenza; mobilitare il mondo del lavoro pubblico e privato per rivendicare diritti e reddito che con le privatizzazioni sarebbero inevitabilmente erosi e per salvaguardare il sapere pubblico del lavoro nei servizi come patrimonio collettivo delle comunità locali; mobilitare le comunità locali contro l’ennesima espropriazione di beni comuni e diritti. A queste iniziative occorre poi far seguire (dall’autunno 2022) due leggi d’iniziativa popolare in grado di invertire radicalmente la rotta, permettendo alle comunità locali di avere enti di prossimità in grado esercitare la propria funzione storica pubblica e sociale. Si tratta di due proposte di legge complementari, che ridisegnano il ruolo dei Comuni e il protagonismo delle comunità locali.

La prima proposta di legge riforma la finanza locale, contrapponendo al pareggio di bilancio finanziario l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio sociale, ecologico e di genere. Con tale proposta viene affermata la necessità dell’equilibrio finanziario, ma ci si oppone all’ossessione del pareggio di bilancio, cui tutto deve essere sacrificato, a partire dalla svendita del patrimonio pubblico, dei beni comuni e dei servizi pubblici. Viene prevista la partecipazione diretta dei cittadini alle scelte fondamentali dei Comuni e all’utilizzo ecologico, sociale, culturale e ricreativo dei beni pubblici e si punta a trovare le risorse necessarie fuori dai mercati finanziari e dentro Cassa Depositi e Prestiti, ente a cui vengono conferiti i risparmi (280 miliardi di €) di oltre 20 milioni di abitanti.

La seconda proposta di legge chiede, invece, la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, attraverso la sua trasformazione in un ente pubblico che operi, in maniera decentrata e partecipativa, al servizio delle comunità locali, come leva finanziaria fuori mercato per gli investimenti relativi al riassetto idrogeologico del territorio, alla sistemazione degli edifici scolastici, alla riconversione energetica degli edifici pubblici, alla gestione partecipativa dei beni comuni, al riutilizzo abitativo e sociale del patrimonio pubblico, alla mobilità sostenibile, alla trasformazione ecologica della filiera del cibo e delle attività produttive. La proposta prevede che le scelte di destinazione dei risparmi dei cittadini siano fatte attraverso la partecipazione degli stessi.

Si tratta di 2 proposte di legge che, intervenendo su due contraddizioni sistemiche dell’attuale situazione dei Comuni, provano a rispondere a due domande fondamentali: quali devono essere gli obiettivi e le modalità decisionali di un Comune? Attraverso quali risorse e con quali modalità un Comune si può finanziare? Una comunità territoriale, grazie al bilancio partecipativo, deve poter scegliere democraticamente le priorità d’intervento tra le opere da realizzare nel proprio territorio. Le opere scelte -per esempio: un asilo nido, un parco, la messa a norma degli edifici scolastici, la sistemazione idrogeologica del territorio, la ristrutturazione della rete idrica e così via- devono poter essere finanziate attraverso il risparmio dei cittadini, depositato in libretti postali e buoni fruttiferi e consegnato alla Cassa Depositi e Prestiti territoriale. Poiché questi risparmi hanno un rendimento minimo, la Cassa Depositi e Prestiti territoriale potrà finanziare gli interventi con un tasso altrettanto minimo. E proprio perché la comunità ha partecipato direttamente alle scelte sulle priorità d’intervento e le ha finanziate con il risparmio dei propri membri, avrà una naturale propensione a controllare che tempi e qualità delle opere realizzate siano le migliori possibili, evitando di per sé sprechi e corruttele. In questo modo si otterrà un aumento della partecipazione e della democrazia basata sull’autogoverno, la realizzazione di opere che abbiano come finalità l’interesse generale, la possibilità di finanziarne la realizzazione fuori dal circuito speculativo del mondo bancario e finanziario, l’aumento del controllo democratico sulle procedure e i lavori di realizzazione, con la conseguente diminuzione di corruzione e sprechi; un’aumentata coesione sociale https://www.attac-italia.org/riprendiamoci-il-comune-2/.

La Società della cura sta intanto preparando 2 prossimi appuntamenti di mobilitazione: per giovedì 28/4 con un presidio davanti al Senato e per sabato 14/5 con una giornata di mobilitazione nazionale diffusa sui territori “Per l’acqua, i beni comuni e i servizi pubblici e contro il DDL Concorrenza”.

Tag: Attac, beni comuni, privatizzazioni, società della cura

Giovanni Caprio
Pubblicista, già dirigente di istituzioni pubbliche e di fondazioni private. Si occupa di beni comuni, partecipazione e governo del territorio.

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