Disarmare pace e libertà

Dal blog https://comune-info.net

Enrico Euli 25 Aprile 2022

La resistenza deve essere armata, dicono, tutte le altre scelte collaborano col nemico. Abbiamo così ulteriormente svuotato di senso parole come liberazione e democrazia. Ma anche pace, ricorda Enrico Euli, è oggi una parola consumata e ambigua. “Il pacifismo è morto e va superato. Dobbiamo liberarcene. L’alternativa alla guerra non sono il dialogo e la diplomazia, non è la politica istituzionale. L’alternativa alla guerra può essere soltanto la nonviolenza integrale, cioè il disarmo degli stati, dei popoli, delle relazioni, delle coscienze. “Se la Chiesa vuole la pace, la smetta di ordinare i cappellani militari e di benedire le armi e gli eserciti. Se i sindacati vogliono la pace, la smettano di far produrre armi ai loro iscritti. Se i politici vogliono la pace, non votino e non finanzino il riarmo…”

“Ecco: si prende un bimbo di due o tre anni, lo si mette dentro un vaso di porcellana dalla foggia più o meno bizzarra, senza però il coperchio e senza il fondo per lasciare liberi il capo e i piedi; di giorno, il vaso viene tenuto dritto e di notte, invece, si sdraia perché il bimbo possa dormire. Egli così, ingrossa, senza allungarsi, e la sua carne pigiata e le sue ossa prendono la forma del vaso stesso. Questo sviluppo umano dentro un contenitore dura per più anni finché non c’è più rimedio; allora, conseguito lo scopo, quando il mostro è bell’e fatto, si rompe l’involucro, si libera la povera creatura e si ha un uomo-vaso. La cosa è davvero assai comoda: volendo, si può commissionare anticipatamente un nano della forma che più ci piace”

(Victor Hugo, L’uomo che ride, 1869)


Libertà

La liberazione è stata messa in un vaso e trasformata in un nano chiamato libertà. Questo essere deforme si è rivestito di parole come resistenza, pace, democrazia.

La resistenza è ora un diritto, ma solo per chi non lotta contro di noi. Si ha diritto a resistere solo contro i nostri nemici. Se si resiste qui, contro la guerra e l’inimicizia, si diviene disertori. La resistenza deve essere armata e va armata, senza se e senza ma. Qualunque altra scelta collabora col nemico: chi non è con me è contro di me. Fascismo diffuso, violenza culturale senza requie: altro che democrazia, seppur liberale.

Liberarsi di questa “libertà”: questa può essere la sola, vera liberazione oggi. Continuare a scegliere l’umanità e non le nazioni, il pianeta e non le lobbies, le persone comuni e non le aristocrazie, i bisogni primari e non i diritti borghesi, la disperazione dei reietti e non la speranza degli agiati… Continuare a tenere aperti conflitti e differenze, a manifestarli, a farli convivere. Celebrare libertà e liberazioni, se tutto questo smette di essere possibile, è solo – proprio oggi , 25 Aprile- l’ennesima mistificazione.

Resistenza

Non esiste diritto alla resistenza armata, non può esistere una guerra giusta. Dobbiamo liberarci di questi vasi, se vogliamo smettere di essere mostri e divenire umani. Se qualcuno ci invade, lasciamogli occupare i nostri territori, ma non le nostre menti. Non facciamoci militarizzare, non opponiamoci con i suoi stessi mezzi. I costi di un’occupazione che si scontra contro una resistenza armata – lo vediamo – sono altissimi e irrecuperabili: perdite umane e materiali, brutalizzazione crescente, allontanamento di ogni prospettiva negoziale, irrefrenabili escalation.

Se non è stata già predisposta una difesa popolare nonviolenta – come da decenni propongono i movimenti e gli studiosi antimilitaristi -, non abbiamo alternative: accettare l’occupazione e organizzare la lotta soltanto in seguito (così come, peraltro, è accaduto nella stessa resistenza partigiana non solo in Italia, ma anche in Francia, Danimarca e Norvegia: tutte lotte, infatti, sopraggiunte solo a occupazione avvenuta).

La maggioranza degli ucraini ha voluto resistere da subito con le (nostre) armi? Ma sbagliavano, e sbagliano. Sta a noi correggerli e smettere di assecondarli. Se facciamo il contrario, non ci interessa la loro “libertà”, ma la loro distruzione per il nostro dominio.

Pace

Pace è ormai soltanto una parola consumata, ambigua, pervertita. Il pacifismo è morto e va superato. Dobbiamo liberarcene. L’alternativa alla guerra non sono il dialogo e la diplomazia, non è la politica. L’alternativa alla guerra può essere soltanto la nonviolenza integrale, cioè il disarmo degli stati, dei popoli, delle relazioni, delle coscienze.

Se la Chiesa vuole la pace, la smetta di ordinare i cappellani militari e di benedire le armi e gli eserciti. Se i sindacati vogliono la pace, la smettano di far produrre armi ai loro iscritti. Se i politici vogliono la pace, non votino e non finanzino il riarmo… Sino a quando non faranno questo, e molto altro, dovrebbero essere esclusi dalle marce per la pace. E invece (ieri, 24 aprile, a due mesi dall’inizio della guerra), non solo vi partecipano, ma le organizzano. Così come oggi organizzano i cortei per la liberazione, per proseguire a mantenerci

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