La riforestazione miracolosa dell’Eritrea

Dal blog dorsogna@substack.com

In trent’anni piantati 27 milioni di alberi, con la partecipazione di tutti

Maria Rita D’Orsogna May 6

Succede in Eritrea, nel corno d’Africa.

Una iniziativa trentennale per riforestare il paese, che ha visto spuntare 27 milioni di alberi nuovi.

Comunita’ intere impegnate nella piantumazione di alberi, per proteggere il terreno, per mantenerne l’umidita’, per fornire ombra, per assorbire inquinanti, per dare habitat agli animali.

L’Eritrea e’ nota per le sue frequenti siccita’ e mancanza d’acqua. Il paese diventa indipendente nel 1991 e ci si rese conto subito della necessita’ di mantenere il verde, proteggere gli ecosistemi, e mantenere i terreni fertili, visto che il 75% della popolazione vive di agricoltura. L’idea era di migliorare la qualita’ di vita delle persone senza distruggere cio’ che restava di foreste antiche.

L’Eritrea ha mille chilometri di mare, pulito, non inquinato e non sfruttato in modo disumano. Ma l’interno e’ un’altra storia: la superficie forestale un tempo era il 30% del territorio nazionale. Oggi sono solo l’1%. Parte di questa perdita e’ dovuta all’avanzare dell’agricoltura e all’esplosione demografica, parte alla guerra civile che ha devastato il paese.

La deforestazione si accompagna alla desertificazione e cosi il neo-ministero dell’agricoltura a suo tempo stabilisce che 200,000 ettari di territorio debbano essere dedicati alla riforestazione. L’obiettivo non e’ solo di piantare alberi ma di aiutare il suolo a rigenerarsi, conservare l’acqua, preservare habitat per la fauna locale, e sviluppare regole e criteri affinche’ il successo della riforestazione e della protezione degli ecosistemi sia duraturo.

L’iniziativa parte nel 1994 e tutti partecipano: studenti delle scuole superiori, comunita’ locali, adulti e anziani. Il 15 Maggio diventa e’ il giorno nazionale della lotta alla deforestazione, un evento nato nel 2006. Ogni anno vengono piantati circa un milione di alberi, a volte di piu’, a volte di meno.

E che successo che e’ stato. Sono nate varie associazioni dedite al verde e da zero ce ne sono ora 580 sparsi per tutto il paese. La coscienza ambientale, contro il taglio degli alberi e contro la caccia selvaggia e’ aumentata. Varie comunita’ locali hanno varato ordinanze locali per proteggere gli alberi.

Nel solo 2021 sono stati piantati tre milioni di alberi, lungo l’interno e lungo la costa.

L’albero preferito e’ l’eucalipto perche’ cresce in fretta e perche’ la legna puo’ essere usato nelle costruzioni. Ma spesso vengono piantati ulivi, pini, acacia. Gli alberi vengono fatti crescere fino a 30 centimetri nei vivai prima di essere piantati per renderli piu’ resistenti alla mancanza d’acqua.

La maggior parte di cio’ che viene piantato sopravvive.

Il governo fornisce semi e strumenti. Vengono scelte aree che sono difficili per l’agricoltura, terreni ad alta pendenza per esempio, o anche in zone piu’ urbane. Spesso vengono creati gradoni, stile Liguria. Dove necessario vengono create barriere per evitare conflitti con i terreni dediti al pascolo. La stragrande maggioranza delle persone collabora positivamente. A volte i prodotti collegati alle foreste vengono venduti.

Diventa un circolo virtuoso: l’umidita’ trattenuta dagli alberi piantati rende piu’ facile piantarne di altri.

L’obiettivo e’ di arrivare al 10% di riforestazione entro il 2027 in tutto il paese. E da 200,000 ettari si e’ arrivati a 615,000 ettari che si estendono dal Mar Rosso al deserto interno, e anche nell’arcipelago delle isole Dahlak.

Il governo invita tutti a vedere di cosa sono stati capaci, grazie alla persistenza, e al coinvolgimento di tutti, i due ingredienti magici per tutto.

In anni piu’ recenti, l’Eritrea e’ diventata parte del Great Green Wall initiative per piantare alberi ai confini del Sahara per prevenire la desertificazione e che coinvolge comunita’ locali nella gestione del territorio. L’obiettivo e’ di riportare in vita 100 milioni di ettari di terre degradate nell’Africa centrale entro il 2030, iniziativa che fermera’ l’emissione di 250 milioni di tonnelate di CO2 e che dara’ lavoro a circa 350,000 persone. Oltre l’Eritrea, partecipano Algeria, Burkina Faso, Chad, Djibouti, Egypt, Ethiopia, Gambia, Mali, Mauritania, Niger, Nigeria, e Senegal.

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