Orizzonte +2° – Lo scioglimento dei ghiacciai in Kirghizistan

Dal blog https://lospiegone.com/

@Chen Zhao – Wikimedia (CCBY 2.0)

10 Giugno 2022 Francesca Santacatterina Russia e Asia Centrale

Il Kirghizistan è un Paese prevalentemente montuoso e senza sbocchi sul mare. A est, lungo il confine con la Cina, si sviluppa la catena montuosa del Tien Shan (Montagne Celesti), la cui vetta più alta è il Jengish Chokusu che raggiunge i 7.439 metri. Dei 10.100 km² di ghiacciai del Tien Shan, circa quattro quinti si trovano in Kirghizistan. A sud, invece, c’è il sistema montuoso del Pamir-Alai. 

Il territorio kirghiso è dominato dal deserto freddo e dalla steppa. Per la sua geografia, dunque, il Kirghzistan è estremamente vulnerabile al cambiamento climatico. Infatti,  l’aumento delle temperature sta causando lo scioglimento dei ghiacciai e, di conseguenza, l’incremento dei fenomeni atmosferici estremi e dei disastri naturali, come frane e valanghe. Il cambiamento climatico non ha un impatto solo sul territorio, ma colpisce anche le attività umane; in particolare, l’agricoltura e l’allevamento, i settori principali dell’economia kirghisa. Per questa ragione, il governo del Kirghizistan sta sviluppando diversi progetti con l’obiettivo di fermare il cambiamento climatico e limitare le sue ripercussioni sulla popolazione. 

Il cambiamento climatico in numeri

Tra il 1960 e il 2010, in Kirghizistan, le temperature medie annuali sono aumentate di circa 1,1°C, con un’accelerazione negli ultimi vent’anni. Secondo le proiezioni di World Bank Group, entro il 2090, le temperature subiranno un incremento di 5,6°C, ben al di sopra della media globale di 3,7°C.

I primi effetti dell’aumento delle temperature sono lo scioglimento dei ghiacciai e la riduzione delle loro dimensioni: negli ultimi 70 anni, la loro superficie è diminuita del 16%. In Kirghizistan ci sono 9.959 ghiacciai che, nel 2018, occupavano un’area totale di 6.684 km². 

A causa dello  scioglimento dei ghiacciai, il territorio kirghiso è maggiormente esposto anche ad alluvioni, valanghe e colate di fango, che ogni anno causano ingenti danni alla popolazione e alle infrastrutture. Poiché il Kirghzistan è una zona altamente sismica,  questi eventi meteorologici estremi si aggiungono ai terremoti e agli tsunami nei laghi. Secondo il Ministero delle situazioni di emergenza del Kirghizistan, che si occupa della risposta nazionale ai disastri naturali, ogni anno questi eventi causano tra i 30 e i 35 milioni di dollari di danni. Ad oggi, il governo impiega circa 6 milioni di dollari di fondi pubblici per prevenire e affrontare le calamità naturali.

La scarsità d’acqua

Il cambiamento climatico compromette anche la disponibilità di risorse naturali, prima fra tutte l’acqua, già elemento di contesa tra gli Stati dell’Asia centrale. Dai ghiacciai kirghisi, l’acqua confluisce nei fiumi Amu Darya e Syr Darya che costituiscono la fonte idrica primaria di tutta la regione. Il Kirghzistan possiede, infatti, il 30% delle risorse idriche di tutta l’Asia centrale. Kazakistan, Turkmenistan e Uzbekistan, invece, sono poveri d’acqua, ma ricchi di petrolio e gas

Dopo il collasso dell’URSS, gli Stati dell’Asia centrale hanno cominciato a competere tra loro per l’accaparramento dell’acqua in un’ottica di sicurezza nazionale. Inoltre, il sistema di controllo centrale sovietico delle risorse naturali è crollato, creando un vuoto di potere che non è stato prontamente riempito dalle agenzie nazionali. Infine, tutti i tentativi di cooperazione regionale per la gestione condivisa dell’acqua sono stati inefficaci a causa dei diversi interessi dei governi locali e delle continue tensioni tra gruppi etnici. 

Le controversie sono molte. Per citarne solo una, la riserva di Toktogul in Kirghizistan è oggetto di contesa tra questo e gli Stati a valle, Kazakistan e Uzbekistan. Il primo vorrebbe rilasciare l’acqua del bacino durante l’inverno, così da creare energia idroelettrica per far fronte al freddo e raggiungere l’autosufficienza energetica. Dall’altra parte, il Kazakistan e l’Uzbekistan fanno affidamento su quest’acqua per irrigare le piantagioni di cotone durante l’estate. Al momento, i Paesi coinvolti non hanno trovato alcuna soluzione e le tensioni continuano.

Le conseguenze

Secondo le proiezioni, fino al 2025, lo scioglimento dei ghiacciai farà aumentare l’acqua disponibile, insieme alla possibilità di inondazioni e smottamenti. Dopo questa data, tuttavia, ci sarà un calo significativo del flusso idrico a causa delle variazioni nei modelli delle precipitazioni. Contemporaneamente, il fabbisogno d’acqua aumenterà, soprattutto nel settore agricolo, in virtù dell’aumento delle temperature. 

Quindi, nei prossimi decenni il Kirghizistan dovrà affrontare numerosi problemi legati alla scarsità idrica: 

  • conflitti interregionali (in particolare, nella valle di Fergana) e all’interno del Paese per l’accaparramento dell’acqua;
  • scomparsa della biodiversità e degli ecosistemi locali;
  • difficoltà nel garantire alla popolazione l’accesso all’acqua potabile;
  • desertificazione del territorio con conseguente impatto sulle attività umane;
  • diminuzione della produzione di energia idroelettrica che oggi rappresenta il 90% dell’energia prodotta in Kirghizistan. 

Attualmente, il sistema energetico kirghiso è sotto pressione: la produzione di energia interna non è sufficiente a coprire la richiesta dei mesi invernali. Inoltre, le infrastrutture per la produzione e la trasmissione dell’energia sono obsolete, visto che molti dei 16 impianti dislocati nel territorio risalgono all’Unione Sovietica. Il cambiamento climatico, quindi, andrà a peggiorare una situazione già compromessa. 

Tra i settori economici, l’agricoltura è quello più sensibile al clima. In Kirghizistan, circa un terzo dei cittadini in età da lavoro è impiegato nel settore agricolo, che contribuisce per circa il 20% al prodotto interno lordo del Paese (il 30% del PIL è dato, invece, dalle rimesse dei lavoratori all’estero). Il cambiamento climatico avrà un forte impatto sull’agricoltura: la crescente desertificazione diminuirà la produzione agricola e così la disponibilità di cibo. Allo stesso modo, anche l’allevamento (primariamente di ovini e cavalli), sarà ridotto. Le persone più colpite saranno le fasce più povere della popolazione, principalmente nelle zone rurali. Tra le ulteriori conseguenze, ci sarà, quindi, l’aumento dei flussi migratori.  

La risposta del governo

Il governo kirghiso ha riconosciuto che il cambiamento climatico rappresenta uno dei problemi principali per il futuro del Paese. Perciò, ha sviluppato diversi piani d’azione con lo scopo di frenare lo scioglimento dei ghiacciai e limitarne le conseguenze.

In particolare, nel 2015, il governo ha approvato un documento intitolato “Priorità per l’adattamento ai cambiamenti climatici nella Repubblica del Kirghizistan fino al 2017 (aggiornato al 2020)”. Il testo prevede lo sviluppo di progetti nelle aree ritenute più vulnerabili, cioè l’approvvigionamento idrico, l’agricoltura, il settore energetico, le emergenze legate alle catastrofi naturali, la salute pubblica e la biodiversità.

In questo senso, tra gli obiettivi principali del Kirghizistan ci sono: 

  • l’aggiornamento del quadro normativo e istituzionale sia a livello locale che nazionale;
  • la predisposizione di nuovi meccanismi economici e finanziari per l’aiuto della popolazione, in particolare delle fasce più vulnerabili;
  • la diffusione di informazioni sul cambiamento climatico e il suo impatto, coinvolgendo anche la società civile e la comunità scientifica;
  • l’organizzazione e la promozione di iniziative di cooperazione internazionale.  

Alle luce del piano strategico generale, sono stati realizzati diversi progetti. Tra questi, un accordo firmato nel 2000 con il Kazakistan per la gestione sostenibile e condivisa dell’acqua dei fiumi Chu e Tales, che attraversano i due Stati. Inoltre, è stata creata un’agenzia per l’amministrazione nazionale dell’acqua, che si occupa di regolamentarne l’uso per l’irrigazione dei campi e progettare nuove infrastrutture idrauliche che minimizzino la dispersione. 

Tuttavia, la realizzazione di queste misure è molto difficile soprattutto per la mancanza di fondi e risorse. Di fatto, questo è il problema principale nell’attuazione dei vari piani di azione predisposti dal governo kirghiso e dimostra come il cambiamento climatico può essere affrontato solo attraverso la cooperazione internazionale. 

Fonti e approfondimenti

World Bank Group, Asian Development Bank, Climate Risk Country Profile: Kyrgyz Republic, World Bank Group, 2021.

USAID, Climate Risk Profile: Kyrgyz Republic, Climatelinks, 02/11/2018.

Lipka, O., Climate Change and Adaptation in Kyrgyzstan, Research Gate, 2017.

Mosello, B., Water in Central Asia: a Prospect of Conflict or Cooperation, Research Gate, 2008.

Editing a cura di Elena Noventa

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