Una nazione che avvelena

Dal blog https://comune-info.net/

R.C. 28 Luglio 2022

Pesticidi, erbicidi e fertilizzanti sono il piatto forte del business agricolo, ma anche ciò che più lo rende letale. I pesticidi provocano poco meno di 400 milioni di casi di avvelenamento l’anno nel mondo, 1,6 milioni dei quali in Europa, dove se ne vendono 360mila tonnellate. E sempre ogni anno circa 11 mila lavoratori muoiono per avvelenamento. Sono alcuni dei dati che racconta, tra molte altre cose interessanti, “Pesticide Nation. Guida di sopravvivenza alimentare” di Manlio Masucci, un libro che raccoglie alcune inchieste giornalistiche e interviste proprio per indagare sul sistema della grande produzione e distribuzione industriale agroalimentare e per denunciare le ingerenze sulle politiche pubbliche e gli impatti sul nostro vivere quotidiano e sul pianeta. L’industria dell’agribusiness, spiega Masucci, si comporta quasi come fosse uno Stato a sé stante, indipendente e sovranazionale quanto tossica. Segue una sola regola: aumentare i profitti a qualsiasi costo

Se le aziende dell’agribusiness fondassero uno Stato sovrano, la “Pesticide Nation”, questo si posizionerebbe nel gruppo delle prime economie mondiali. Eppure il sistema agricolo industriale non potrebbe sostenersi senza le enormi sovvenzioni pubbliche e l’esternalizzazione dei costi, come i danni ambientali e le conseguenze sulla salute dei cittadini. Per ogni euro di cibo prodotto dall’industria ne abbiamo già spesi tre.

Il consolidamento di posizioni dominanti impedisce l’emergere di modelli agricoli sostenibili e di diversi sistemi di produzione e commercio. Le quattro  principali aziende attive nel mercato dei semi e dei pesticidi controllano circa il 70% del mercato. Syngenta/ChemChina è una società statale cinese mentre Bayer, Basf e Corteva sono tutte, o in parte, di proprietà degli stessi cinque fondi d’investimento americani: Blackrock, Vanguard, State Street, Capital Group e Fidelity. Questi fondi possiedono anche tra il 10% e il 30% del capitale delle principali aziende alimentari del mondo, come Unilever, Nestlé, Mondelez, Kellogg, Coca-Cola e PepsiCo.

Di questo e altro si parla nel libro “Pesticide Nation. Guida di sopravvivenza alimentare” (Manlio Masucci, Terra Nuova Edizioni 2022). Una serie di inchieste giornalistiche e interviste per indagare il sistema della grande produzione e distribuzione industriale agroalimentare e denunciare le ingerenze indebite sulle politiche pubbliche, gli impatti sul nostro vivere quotidiano e sul pianeta. Fra gli esperti intervistati, Vandana Shiva (autrice della prefazione), Maude Barlow, Satish Kumar, Jojo Mehta, Olivier De Schutter. Il libro analizza i sistemi agroalimentari globali dalla prospettiva dei consumatori e degli agricoltori  ponendosi come vademucum utile per le rivendicazioni della società civile e per difendere se stessi e l’ambiente dai modelli inquinanti e insalubri.

Pesticidi, erbicidi e fertilizzanti sono il main business dell’industria. I pesticidi provocano circa 385 milioni di casi di avvelenamento all’anno nel mondo di cui 1,6 milioni in Europa. Annualmente, circa 11 mila lavoratori muoiono per avvelenamento acuto mentre a livello globale si stima che il 44% degli operatori agricoli soffra di almeno un episodio di contaminazione. In Europa si vendono annualmente circa 360 mila tonnellate di pesticidi. In Italia si utilizzano quasi 56 mila tonnellate e oltre 6 kg di pesticidi per ettaro coltivato, una media superiore a quella dell’UE. Nel 2019, l’Italia ha esportato 790 milioni di dollari di pesticidi e ne ha importati 907.

Foto wikipedia

Quali sono i danni di questo sistema su persone e ambiente?  Gli impatti negativi sono evidenti sulla nostra salute, sul suolo, sugli insetti impollinatori, sull’acqua: in Europa risultano in stato eutrofico ben il 36% dei fiumi il 32% dei laghi, il 31% delle acque costiere, il 32% delle acque di transizione e l’81% delle acque marine. Solo nell’UE, i costi relativi all’inquinamento idrico possono raggiungere i 230 miliardi di euro all’anno. Entro il 2030, i costi relativi alle malattie non trasmissibili (legate a fattori ambientali) potrebbero superare i 30 trilioni di dollari, pari al 48% del Pil mondiale. Infine, tra il 25 e il 30% delle emissioni climalteranti sono provocate dal sistema agroalimentare industriale.

Ma il sistema dell’agricoltura industriale non è solo questo. Agricoltura digitale, tecniche di ingegneria genetica e cibi artificiali sono le direttrici su cui le multinazionali dell’agribusiness intendono muoversi nel futuro grazie anche a imponenti azioni di lobby.

La campagna per la deregolamentazione della nuova generazione di OGM, e la loro sperimentazione in capo aperto anche in Italia, è da tempo iniziata con la presentazione di un disegno di legge ad hoc.Come uscire da questo sistema predatorio e tossico che fa gli interessi di pochi industriali e speculatori ai danni del pianeta e della stragrande maggioranza della popolazione mondiale? “Pesticide Nation” esplora le pratiche alternative all’agricoltura industriale e propone soluzioni. Si tratta di soluzioni bottom up, che nascono  sui territori e che hanno dimostrato la loro efficienza e la loro capacità rigenerativa. Per poter riorientare i nostri sistemi produttivi, è però necessario sottrarre l’enorme potere acquisito dalle multinazionali reindirizzando i sussidi e le politiche pubbliche a vantaggio dei piccoli e medi produttori locali, agevolando così pratiche agricole ecologiche e lo sviluppo di economie circolari.

“Pesticide Nation. Guida di sopravvivenza alimentare” (Manlio Masucci, Terra Nuova Edizioni 2022)

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