Quei nostri ragazzi in ritiro sociale

Dal blog https://www.pressenza.com

01.09.22 – Giovanni Caprio

(Foto di associazione Hikikomori Italia)

Il termine giapponese Hikikomoriderivante dai verbi giapponesi hiku (tirare indietro) e komor (ritirarsi) letteralmente traducibile con “stare in disparte“-èusato per descrivere i giovani che vivono una condizione caratterizzata da isolamento e ritiro sociale per un prolungato periodo di tempo. Un fenomeno che riguarda soprattutto i giovani dai 14 ai 30 anni, principalmente maschi (tra il 70% e il 90%), anche se il numero delle ragazze potrebbe essere sottostimato dai sondaggi effettuati finora. Un fenomeno che si incrocia ovviamente con l’abbandono scolastico e che è sempre più esteso anche nel nostro Paese, ove l‘associazione Hikikomori stima che siano almeno 100mila i ragazzi “ritirati sociali“, anche se resta difficile avere una stima precisa perché non esistono ad oggi fonti ufficiali di rilevazione. Per approfondire: https://www.hikikomoriitalia.it/.

Ad occuparsene è ora anche la Relazione annuale 2022 al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. Pur essendo quella dei “ragazzi in ritiro sociale” una popolazione difficile da raggiungere ed analizzare, uno studio ESPAD®Italia permette di ottenere informazioni riguardo i rapporti che intercorrono fra i membri della classe, le caratteristiche sociali degli studenti e l’opinione e la conoscenza relative a situazioni di ritiro sociale. E da tale studiosi evince che il 12,8% degli studenti afferma di conoscere qualcuno che si è isolato volontariamente e che può essere definito Hikikomori (M=10,9%; F=14,5%). Il 34,7% di coloro che conoscono qualcuno che si è volontariamente ritirato dalla vita sociale afferma che tale persona è un suo amico al di fuori della scuola; il 31,9% indica un amico, conoscente o compagno di scuola; il 18,9% un conoscente, un amico o un familiare dei propri amici o familiari e il 6,4% riferisce che si tratta di un familiare. Inoltre, il 16,7% afferma di poter rientrare personalmente nella definizione di Hikikomori, con percentuali maggiori fra gli studenti minorenni. Il 14,1% degli studenti afferma di essere rimasto isolato per circa 3 mesi mentre il 9,1% per oltre 6 mesi, in entrambi i casi con prevalenze maggiori fra i ragazzi (va precisato che sulla base dei criteri proposti per la definizione della sindrome Hikikomori, gli studenti che sono rimasti isolati per almeno 6 mesi possono aver sofferto della sindrome Hikikomori mentre coloro per i quali l’isolamento è durato dai 3 ai 6 mesi possono essere considerati pre-Hikikomori e, quindi, potenzialmente a rischio).

Fra coloro che hanno riferito di essersi isolati, il 36,3% lo ha fatto per problematiche di natura psicologica e il 30,7% afferma che non aveva voglia di vedere nessuno. La maggior parte degli studenti che si sono isolati ha trascorso il tempo ascoltando musica (64,2%); circa la metà utilizzando i social network e il 45,5% dormendo. Nel periodo in cui gli studenti sono rimasti volontariamente isolati, il 78,1% afferma di aver mantenuto alcuni contatti con amici o conoscenti, soprattutto attraverso chiamate o videochiamate (68,5%; M=71,2%; F=65,8%) e attraverso i social network (65%; M=55,9%; F=73,5%). Le maggiori differenze di genere si osservano per quanto riguarda l’utilizzo dei giochi online come metodo per mantenere i contatti con amici e conoscenti, preferito largamente dai ragazzi (40,8%; F=13,2%; Totale=26,6%). Infine, il 15,3% degli studenti che si sono ritirati, ma hanno mantenuto i contatti con amici e parenti, lo ha fatto tramite incontri fisici faccia a faccia (M=15,5%; F=15,1%). Fra coloro che, invece, hanno affermato di non aver mantenuto contatti con amici o conoscenti (equivalenti a circa il 22% di coloro che si sono isolati), il 42,8% lo ha fatto per altri motivi non specificati, il 31,5% perché afferma di preferire attività solitarie piuttosto che di gruppo, soprattutto gli studenti di genere maschile (34%; F=29,3%). Il 26,2% ha evitato i contatti perché si sente escluso o non capito dai propri amici o conoscenti e il 21,5% perché prova ansia nel socializzare con le altre persone. In entrambi i casi si osservano percentuali maggiori fra le ragazze, con un rapporto di genere doppio per quanto riguarda il provare ansia nella socializzazione. Agli studenti che si sono isolati è inoltre stato chiesto come i loro genitori e i loro insegnanti abbiano reagito durante il loro periodo di isolamento volontario. Analizzando la reazione dei genitori, il 26% degli studenti che si sono isolati ha affermato che essi hanno accettato la cosa senza porsi domande, il 19,2% ha riferito che i propri genitori non si sono accorti dell’isolamento, mentre l’8,6% ha affermato che si sono preoccupati e hanno chiamato il medico. In percentuali di poco superiori al 6% gli studenti hanno riferito che i propri genitori si sono preoccupati e hanno chiamato la scuola (6,2%) o che si sono arrabbiati e hanno punito il/la ragazzo/a.

Lo studio ESPAD®Italia consente anche di valutare la relazione fra il fenomeno del ritiro sociale volontario e altri comportamenti a rischio. Data la stretta relazione con il mondo di Internet, risulta particolarmente interessante osservare l’associazione con un utilizzo problematico del mezzo. In particolare, la percentuale di studenti che, secondo il test di screening Short Problematic Internet Use Test (SPIUT)10, risulta avere un profilo di utilizzo di Internet considerabile a rischio aumenta fra chi afferma che avrebbe voluto isolarsi (arrivando al 21,8%) e fra chi riferisce di essersi isolato (arrivando al 23,9%) rispetto a quanto osservato nella popolazione studentesca generale (13,9%). Per quanto riguarda invece l’associazione fra consumo di sostanze psicoattive e isolamento volontario, è possibile notare che fra gli studenti che si sono ritirati, la percentuale di quanti affermano di aver utilizzato ciascuna sostanza aumenta rispetto a quanto osservato nel campione generale. Qui la Relazione: https://www.politicheantidroga.gov.it/media/3404/relazione-al-parlamento-2022.pdf.

Non mancano per fortuna efficaci strategie di intervento come, per esempio, il progetto MèTa https://reteperilsociale.it/progetto-meta/ o il progetto della Caritas di Roma e dell’associazione Hikikomori Italia (quest’ultima impegnata anche in altri progetti) https://www.caritasroma.it/2019/11/nuove-fragilita-nasce-il-progetto-hikikomori/.

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