Regno Unito, ne abbiamo abbastanza della monarchia

Dal blog https://www.pressenza.com

12.09.22 – Craig Murray

La famiglia reale britannica in una foto del giugno 2012 (Foto di Carfax2, Wikimedia Commons)

Non vi è dubbio che milioni di persone abbiano provato un sincero attaccamento per la Regina Elisabetta, come continuerà a essere evidente nei giorni a venire. Ma ciò che appare sempre più evidente è anche la natura anacronistica della monarchia, nelle sue palesi assurdità e con quelle procedure da pantomima, con gli Herald Pursuivants e i Royals piegati sotto il peso delle loro medaglie mai guadagnate.

Nell’annunciare la morte della regina, qualche stenografo della BBC è stato costretto a battere a macchina con espressione compunta frasi del tipo “Il Duca e la Duchessa di Cambridge sono da oggi il Duca e la Duchessa della Cornovaglia oltre che di Cambridge”, che anche cinquant’anni fa sarebbe suonata parecchio assurda come battuta in uno sketch alla Monty Pyton. Ancora più assurdi sono i milioni di reddito feudale che accompagnano quel titolo, tutti soldi veri, sborsati da persone normalissime sotto forma di contributi feudali.

Le misure in vista della morte della regina sono state pianificate decenni fa e si vede. La BBC, ITV e i Canali 4 e persino 5 hanno interrotto qualsiasi programmazione di intrattenimento per dare spazio alla più pre-ordinata espressione di corale cordoglio, come se vivessimo ancora in un mondo in cui alla gente non è permesso cambiare canale per godersi Gordon Ramsay su Blaze – come se non esistessero Netflix, Amazon e l’intera Internet.

Ho seguito per alcuni minuti la BBC la notte della morte della regina, fino a quando un “commentatore specializzato in vicende della corona” ha detto che la gente si stava affollando all’esterno di Buckingham Palace perché la nazione intera sentiva il bisogno di rispondere a quel gran dolore con il benessere fisico di stare insieme. Erano un paio di centinaia in tutto. Le emittenti hanno continuato a concentrarsi su una dozzina di bouquet lasciati sul marciapiede, nel disperato tentativo di convincere la gente a portarne di più.

Non c’è dubbio che tutto questo abbia funzionato e che ci sia stata una discreta folla e tappeti di fiori nei giorni seguenti. Erano in molti a provare una sincera devozione per Elisabetta II, o meglio per quella immagine di lei straordinariamente ripulita che veniva loro presentata.

Io l’ho vista da vicino mentre era impegnata in due visite di Stato che nel mio ruolo di ambasciatore sia in Polonia che in Ghana ho contribuito in modo rilevante a organizzare. Era molto diligente, molto seria, sinceramente ansiosa di fare del suo meglio e preoccupata per questo. Mi ha colpito per la sua personalità gradevole e gentile. A dire il vero, non mi è sembrata particolarmente brillante o acuta. Ero abituato a lavorare con ministri di un certo livello, sia inglesi che esteri e lei non era a quel livello. Ma è in effetti improbabile che qualcuno scelto per puro diritto di nascita possa esserlo.

Come vuole la tradizione, lo staff responsabile nell’organizzazione di una visita di Stato riceve normalmente una privata manifestazione di ringraziamento a livello individuale. Oltre agli onori previsti dalla circostanza. Io ho rifiutato un LVO (Luogotenente del Royal Victorian Order) a Varsavia e un CVO (Comandante dello stesso Royal Victorian Order) ad Accra. Per via di questa singolare circostanza, sono una delle pochissime persone, o forse l’unica persona, che ha mai rifiutato un onore dalla regina e che poi ha avuto un’udienza privata in cui lei stessa me ne ha chiesto il motivo! Sicuramente devo essere l’unica persona che per ben due volte ha vissuto una simile esperienza. (All’inizio della mia carriera mi era stato chiesto se avrei accettato un OBE, che è la massima onorificenza britannica e ho detto di no. Come per la stragrande maggioranza delle persone che hanno rifiutato un onore, dubito fortemente che la regina lo abbia mai saputo.)

In ogni caso, durante la mia audizione, ho detto alla regina che ero non solo repubblicano, ma anche un nazionalista scozzese. Devo dire in tutta onestà che ha avuto una reazione del tutto normale: mi ha risposto con cortesia e sembrava vagamente divertita. Entrambe le volte, invece dell’onorificenza, mi ha dato dei regali personali: un portalettere realizzato dal Visconte Linley e un piatto Armada d’argento. In seguito ho messo all’asta quel portalettere per raccogliere fondi in favore di Julian Assange.

Ho indugiato in questo viaggio a ritroso nella memoria per spiegare che ho trovato la defunta regina una persona piacevole e molto motivata, che faceva ciò che riteneva giusto. Siamo tutti modellati dall’ambiente in cui siamo nati; io sarei stato un monarca ben più orribile di lei se fossi nato nel suo ruolo, sicuramente molto più sibaritico (come sembra essere il resto della sua famiglia).

Per cui non c’è alcuna personale malizia dietro la mia previsione che la festa per la monarchia finirà molto presto. Non solo perché l’istituzione e lo sfarzo appaiono ridicoli nell’epoca attuale, ma per come viene presentata. La BBC si sta comportando come se fossimo ancora negli anni Cinquanta e a quanto pare continuerà a farlo per molti giorni. L’intera nozione di una piattaforma statale di trasmissione è antiquata e credo che un numero crescente di persone se ne accorgerà.

Il 29% della popolazione del Regno Unito vorrebbe abolire la monarchia, senza contare le risposte dei Non So; in Scozia la percentuale sale al 43%. Nel Regno Unito nel suo insieme i giovani tra i 18 e i 24 anni sono per il 62% favorevoli all’abolizione della monarchia, esclusi i Non So e si sentiranno ulteriormente distanti dalla stravaganza degli eventi di questi giorni. Solo i lealisti, i sudditi davvero convinti si sentiranno rafforzati – gran parte della popolazione non potrà fare a meno di ridicolizzare come assurda questa crescente pomposità. Nelle stesse ore in cui la Regina stava morendo, io stesso mi sono trovato a esortare la gente su Twitter a commenti un po’ più gentili.

Consideriamo seriamente questo dato. Il 29% della popolazione vuole abolire la monarchia. Pensiamo a tutta la copertura della monarchia trasmessa dalla BBC nel corso degli ultimi dieci anni. In che percentuale possiamo dire che le opinioni repubblicane siano state in qualche modo rappresentate? Meno dell’1%?

Consideriamo ora la copertura mediatica su tutti i media di trasmissione e stampa. Quante volte i media hanno rispecchiato il punto di vista repubblicano di un terzo della popolazione? Molto, molto meno di un terzo delle volte. Più vicino allo 0% che all’1%. Sì, ci sono alcuni media che non amano Meghan perché è nera, o sono inclini a criticare Andrew. Ma l’istituzione della monarchia stessa?

Non ci può essere esempio più chiaro del potere della monarchia, dell’implacabile propaganda mediatica con cui l’establishment mantiene la sua presa.

Sia i media privati che quelli statali sono unanimi nel più servile sostegno della monarchia. La Thailandia ha leggi molto severe per difendere la sua monarchia. Noi non ne abbiamo bisogno; abbiamo la proprietà dei media statali e aziendali che pensano a farla rispettare. Un’ultima considerazione, che non credo servirà granché, ma solo per il gusto di speculare. Il re Carlo III ha fatto sapere che è sua intenzione provare a esercitare una maggiore influenza sul governo rispetto a sua madre. Sale al trono nello stesso momento in cui si insedia un nuovo governo sotto Liz Truss, che rappresenta un assoluto anatema per le convinzioni politiche di Carlo.

Carlo è un ambientalista liberale di vecchio stampo con una genuina (sebbene superficiale) predilezione per il multiculturalismo. Ha fatto sapere che deplora le deportazioni in Ruanda. Ora si troverà a calarsi nel suo ruolo, mentre in suo nome il governo sta per essere guidato da folli ideologi di destra, che premono per una spinta massiccia per produrre più combustibili fossili. Potrebbe valere la pena fare scorta di popcorn…

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Traduzione dall’inglese di Daniela Bezzi

Revisione di Anna Polo

Craig Murray
Craig Murray è autore, blogger e attivista per i diritti umani. È stato ambasciatore britannico in Uzbekistan da agosto 2002 a ottobre 2004 e Rettore dell’Università di Dundee da 2007 a 2010

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