Sull’inverno demografico

Dal blog https://comune-info.net

Franco Berardi 16 Settembre 2022

Sono per lo più le donne, non certo per egoismo, che hanno deciso, in larga parte dell’emisfero nord del mondo, di non procreare, o di procreare sempre meno. Dopo la pandemia il 35 per cento delle coppie che intendevano avere figli ha deciso di lasciar perdere. Del resto per chi nasce oggi sono poche le possibilità di vivere una vita dignitosa. Intanto la fertilità maschile si è ridotta di quasi il 60 per cento negli ultimi quarant’anni a causa delle microplastiche e la frequenza degli incontri sessuali è diminuita di più della metà dagli anni Novanta ad oggi. Scrive Franco Berardi Bifo: “La razza bianca è finita, la razza dei dominatori è in via di estinzione. È l’unica buona notizia tra tante disgrazie che ci tocca ascoltare…”

Lettera a Massimo Calvi

Gentilissimo Massimo Calvi, ho letto con interesse il suo articolo Risposte forti all’inverno demografico. La rivoluzione necessaria. Come molti altri anche lei si preoccupa della denatalità. Dobbiamo contrastare la tendenza, superare questo inverno demografico.

Mi sfugge sinceramente la ragione per cui dovremmo preoccuparci. Un tempo c’era chi diceva che se le culle sono vuote la nazione invecchia e decade. Può darsi che quella idea sia tornata di moda, ma non mi risulta che il suo giornale sia affetto da quel tipo di demenza.

Lei si concentra infatti su un’altra questione: se non nascono bambini si riduce il numero dei consumatori, e soprattutto il numero dei lavoratori.

“se mancano i lavoratori è anche perché per decenni sono nati sempre meno bambini. L’Istat, nel diffondere i dati trimestrali sull’occupazione, ha appena certificato che rispetto a quasi diciotto anni fa oggi mancano 2,4 milioni di occupati giovani come conseguenza diretta dell’andamento demografico.”

È un fatto che dopo la pandemia in larga parte del mondo scarseggia la manodopera perché (fra altre più complesse ragioni) i giovani sono in scarso numero, e quei pochi non hanno più tanta voglia di lavorare, non rispondono alla chiamata, non hanno più voglia di farsi sfruttare per salari sempre più bassi. In America la chiamano Great Resignation. 

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Ma lei sa meglio di me che la soluzione al problema della scarsa popolazione giovanile sarebbe semplice: basterebbe invitare due milioni e quattrocento mila giovani siriani, africani, afghani. Quelli che invece quotidianamente lasciamo annegare nel Mediterraneo senza neppure rispondere ai loro SOS.

Non posso credere che lei pensi davvero che la ragione per cui le donne debbono tornare a fare la mamma sia di così bassa lega: abbiamo bisogno di molta forza lavoro per abbassare il salario.

Dunque ci deve essere una ragione più nobile.

Non posso neppure pensare che lei sia convinto che occorre fare bambini bianchi altrimenti cambierà il colore della pelle delle persone che camminano nelle nostre strade.

Dunque qual è la ragione per cui dobbiamo riprendere a fare figli? Né io né lei, signor Massimo Calvi, possiamo riprendere a fare figli, per l’ovvia ragione che non possediamo quella competenza. Sono le donne che hanno deciso, in larga parte dell’emisfero nord, di non procreare, o di procreare sempre meno. Pare che dopo la pandemia il 35 per cento delle coppie che intendevano avere figli abbia deciso di lasciar perdere. Sono egoiste, crudeli, indifferenti? 

Qualcuno che nutre le sue preoccupazioni ha deciso di imporre alle gestanti che intendono abortire di ascoltare il battito del cuore del feto. Io suggerisco che subito dopo vengano proiettati filmati sul Pakistan sommerso dalle acque fetide, le facce dei bambini pakistani colpiti dal dengue che sta dilagando. E anche filmati degli incendi californiani o francesi. E per finire il film Cafarnaum di Nadine Labakis in cui Zain, un bambino siriano rifugiato a Beirut denuncia i genitori per averlo messo al mondo.

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Non penso che siano egoiste le persone che decidono di non mettere al mondo innocenti che non avrebbero che una probabilità su un milione di vivere una vita tollerabile. Chiunque rifletta su quello che il mondo sarà con novantanove virgola novantanove probabilità su cento di qui a un decennio, se ama i bambini si guarderà accuratamente dal metterli al mondo.

Che poi per dirgliela tutta, se anche alla fine io e lei ci mettessimo d’accordo e dicessimo in giro: ragazzi e ragazze dateci sotto, metteteci subito al mondo una bella nidiata, non funzionerebbe. Sa perché? Lo spiega Shanna Swan in un libro essenziale (e mi pare non tradotto in Italia, ma posso sbagliare) che si chiama Count Down (How Modern World Is Threatening Sperm Counts, Altering Male and Female Reproductive Development, and Imperiling the Future of the Human Race). La fertilità maschile è diminuita del 58 per cento negli ultimi quarant’anni. È crollata. La causa sarebbe un disturbo della comunicazione ormonale dovuto alla diffusione delle microplastiche nella catena alimentare. Occorre, diciamo così, raddoppiare gli sforzi per ottenere l’effetto desiderato (una bella nidiata di pargoletti da arrostire nel forno delle estati a venire). Ma purtroppo in contemporanea sembra che le maledette (o benedette, chissà) microplastiche abbiano effetti anche sul testosterone e le altre sostanze che incentivano l’attività sessuale.

In un libro del 2015 (Sex by numbers) il professor David Spiegelhalter sostiene che la frequenza degli incontri sessuali è diminuita di più della metà dagli anni ’90 agli anni 2010.

Gentilissimo Massimo Calvi, perché non ce ne facciamo una ragione? La razza bianca è finita, la razza dei dominatori è in via di estinzione. È l’unica buona notizia tra tante disgrazie che ci tocca ascoltare. Perché non accettiamo l’idea che l’Occidente è vecchio, decrepito. Purtroppo è anche in preda ad un attacco di demenza aggressiva come capita ai vecchi talvolta. Ma questo è un altro discorso.

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