Cosa ci faccio col mio Avatar?

E’ difficile uscire dal banale e dejà vu, ma trattando in una banale discussione a pranzo con la mia compagna che ancora lavora al porto di Ge con una funzione tipo “assistente sociale” mi sto davvero facendo delle domande con risposta univoca, ma non scontata per tutti.

Mi spiego.

La digitalizzazione e l’aumento delle pratiche informatiche cui ognuno di noi è “obbligato” se vuol stare in comunicazione (attraverso social, blog, gruppi sociali) ci stanno davvero complicando la vita e non semplificando.

La netta differenza, che vale anche per rapporti sociali interpersonali sul territorio (amicizie, conoscenze, frequentazioni, ecc) è data dalla differenza fra l’agire digitale, sul web e la vita concreta professionale, relazionale.

Oggi metà del tempo lo passi a cercare di capire come fare uno SPID, come accedere ad una istituzione, al tuo fornitore di acqua, luce, energia, comunicazione, ecc, come entrare riportando notizie da un blog, come scrivere notizie o riflessioni, come accertarti della veridicità di certe affermazioni, a selezionare fonti affidabili, anche su temi professionali, facendo ricerche e incrociando sistemi diversi.

La più classica è: come faccio a prenotare una visita sanitaria, che detta così fa ridere, ma non c’è nulla di scontato, è complesso e richiede dedizione e tanta calma per arrivare alla meta.

Quindi per quanto ci riguarda, la mia compagna che ancora lavora socialmente e pure per me attivo socialmente nella comunicazione… LA DIGITALIZZAZIONE NON HA SEMPLIFICATO LA VITA O AIUTATO!

Parlare sul web di migranti ed occuparsene concretamente e direttamente non sono la stessa cosa.

Lo stesso si può dire nelle relazioni umane e per ogni problema sociale.

La digitalizzazione è la più ampia manovra di distrazione di massa in corso

Personalmente ho su FB 1967 amici, scrivo su un blog parolelibere.blog e rilancio su altri siti(esterni al mio) raggiungendo giornalmente circa 1.500 persone in media con alcune punte di 2000 al giorno. Qual è l’altra faccia pragmatica di questo modo di vitta pieno di stress?

Se mi fa piacere trovarmi con un amico devo impegnarmi ed organizzarlo, quasi mai succede spontaneamente. La Comunità NON C’E’ di fatto. Ci sta pure che non ho un carattere facile e semplicistico e a chiunque dico ciò che penso, per rispetto naturale, anche se è negativo. Ma io lo vedo come un processo di “inviluppo nel tempo”

Poichè non credo di essere un marziano che vive a Savona e pur essendo attento ed impegnato politicamente senza essere legato con nessuna forma politica strutturata, posso sbagliarmi, ma è la stessa realtà vissuta individualmente dalla maggioranza dei miei concittadini, che nell’insieme rappresentano l’aggregato più anarchico e meno coinvolgente, meno convergente…

Persino nella piccola comunità dei miei soci nell’orto, dove c’è un buon filing, un aiuto reciproco, ma NON c’è una vera comunità che cresca e si manifesti in varie forme.

Lo dico senza avere una soluzione, ma poiché sono partito a discutere parlando di digitalizzazione che sembra il live motive del momento, ne vedo solo aspetti dal punto di vista personale negativi, ostacoli tecnologici alla comunicazione diretta.

Ho bannato 2/3 persone fastidiose(termine buonista) sui social, non perché abbia paura di affrontare confronti, posso benissimo tollerare idee diverse dalle mie, ma se non c’è preclusione e con rispetto si entra nel merito delle parole. Quando all’ennesima argomentazione mi si risponde ripetendo asserzioni ideologiche, capisco che non ne esce nulla di buono anche per chi assiste è una perdita di tempo non lo convincerai mai perché non vuole essere convinto.

Lo stesso atteggiamento penso non lo avrebbero seduti uno di fronte all’altro in un dialogo sereno, è la “tastiera che fa il leone”

Ora chi insiste sulle critiche senza argomenti, vuole semplicemente buttare un senso di colpa suo sulle tue spalle e se questo è umanamente capibile sul piano psicologico, non è accettabile avere un carico senza soluzioni che aumenta e un po’ ti trasforma in peggio.

Le categorie politiche non spiegano con chiarezza questa deriva comportamentale che è per altro di massa, cioè siamo tutti coinvolti, ma questi cambiamenti tecnologici sono ormai impigliati nella conoscenza di gruppi o persone attraverso avatar che confondono, isolano e deprivano le singole persone E’ una società deprivata di organizzazione e senso logico dall’istruzione scolastica alla vita professionale, all’ambiente che ha scavato nel tempo un abisso fra persone e la digitalizzazione è la pala fornita per scavarsi la fossa socialmente.

Coltiviamo solitudine confusa.

Gianni Gatti

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