Il miraggio ecologico della rivoluzione digitale

Dal blog https://www.pressenza.com

04.12.22 – Canada – Josée-Ann Bettey – L’Indice bohémien – AMECQ – Association des médias écrits communautaires du Québec

Rifiuti digitali (Foto di Wikipedia)

Vera e propria rivoluzione, il digitale era la promessa di un mondo più verde: meno carta stampata e viaggi ridotti. Tuttavia questa dematerializzazione ha delle conseguenze e gli impatti ambientali sembrano ancora essere sconosciuti o ignorati dal grande pubblico.

In un momento in cui l’obsolescenza programmata sta aumentando la produzione di dispositivi elettronici e il volume di dati digitali generati dall’umanità sta esplodendo, come possiamo rendere l’inquinamento digitale un problema visibile, ma soprattutto come possiamo ridurre l’impronta del digitale nella crisi climatica?

Dal punto di vista del suo ciclo vitale, la fabbricazione di un oggetto elettronico necessita la produzione di componenti complessi che richiedono energia, trattamenti chimici, acqua, ma soprattutto una notevole quantità di metalli preziosi. Questa industria contribuisce al 76% dell’esaurimento delle risorse non rinnovabili in tutto il mondo[1], per non parlare delle discutibili pratiche di estrazione e delle condizioni di lavoro spesso deplorevoli.

Ovviamente l’equilibrio non migliora alla fine del ciclo, mentre il riciclo dei nostri dispositivi rimane complesso a causa dei materiali che li costituiscono. Si stima che il 75% dei rifiuti elettronici venga smaltito illegalmente, anche attraverso l’esportazione in Cina, India e Africa, dove finisce in discariche a cielo aperto[2].

Secondo un rapporto dell’ONU del 2019, sono stati generati 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici, l’equivalente di 350 navi da crociera. Di questi, solo il 17,4% sarebbe stato riciclato. Il resto, che rappresenta quasi 57 milioni di dollari in oro, argento, rame, platino e altri materiali di alto valore, è stato gettato o bruciato.[3]

Dal punto di vista dell’utilizzo, gli impatti sono altrettanto importanti. I dati digitali (e-mail, download, video, ricerche sul web) percorrono in media 15.000 km[4]. Dati digitali significa anche archiviazione dei dati. Quello che viene chiamato data center è in realtà un’infrastruttura composta da una rete di computer e spazi di archiviazione. Per funzionare, questi spazi devono avere sistemi di distribuzione e scorta dell’energia, generatori di riserva, sistemi di ventilazione e raffreddamento e chilometri di cavi.[5]

Sebbene il calore prodotto possa essere recuperato e sfruttato, i data center sono responsabili del 4% delle emissioni globali di gas serra, che ora supera l’impatto del traffico aereo. Indubbiamente queste infrastrutture occupano vasti territori e comportano un grande consumo di energia il cui impatto varia a seconda del modo in cui viene prodotta l’elettricità, dove il Québec potrebbe distinguersi.

Alla luce di questo quadro, vediamo che la nozione di limite è incompatibile con il mondo digitale. Sebbene il Québec rischi di essere un territorio strategico nell’era digitale a causa della sua energia idroelettrica considerata un’energia verde, del suo clima nordico che faciliterebbe il raffreddamento dei server e della presenza di minerali preziosi e strategici come il litio, sorge la domanda: a quali costi vogliamo partecipare? Senza dubbio, le nostre abitudini digitali dovranno essere riviste se vogliamo ridurre la nostra impronta ecologica. Pertanto, la sobrietà digitale fa parte delle soluzioni invitandoci a ridurre il nostro consumo di dati digitali e prolungare la vita dei nostri dispositivi.

Anche i governi avranno un ruolo da svolgere nel controllo di questo inquinamento, attraverso politiche di sobrietà digitale e sanzioni per l’obsolescenza programmata (per esempio imponendo limiti di aggiornamento ai produttori o obbligando i produttori a dotare i dispositivi elettronici di un caricabatterie comune). Se volete approfondire e misurare la vostra impronta ecologica, potete farlo con un’applicazione (Ecoist Club) recentemente sviluppata da una società del Québec. Questo dimostra che strumenti e conoscenze, ironicamente digitali, sono a nostra disposizione per aiutarci nella sobrietà digitale!

Josée-Ann Bettey

NOTE :

[1] L’impact de la pollution numérique, (L’impatto dell’inquinamento digitale), grizzlead.com (24 giugno 2022).

[2] La pollution numérique, qu’est-ce que c’est? (Cos’è l’inquinamento digitale?) Greenpeace France

[3] Record de 53,6 millions de tonnes de déchets électroniques en 2019, selon l’ONU, (Record di 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici nel 2019, secondo l’ONU), Radio-Canada (2 luglio 2020).

[4] La face cachée du numérique : réduire les impacts du numérique sur l’environnement (Il volto nascosto del digitale: ridurre gli impatti della tecnologia digitale sull’ambiente), guida, 2019.

[5] Définition Data Center : qu’est-ce qu’un centre de données? (Definizione: Che cos’è un Data Center?) lebigdata.fr (3 luglio 2022).

Traduzione dal francese di Enrica Marchi. Revisione di Thomas Schmid.

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