Cartolina dal campo profughi di Smara

Dal blog krisisinfo@substack.com

16 marzo Stefano Gili

Una donna Saharawi porta la bandiera durante la festa della RASD nel campo profughi di Smara, Algeria. Foto di Stefano Gili.

Nel deserto del Sahara, in territorio algerino, il popolo saharawi vive in esilio da decenni. Partecipare a un referendum sull’indipendenza del Sahara Occidentale, promesso dalle Nazioni Unite, ma mai realizzato. Nei pressi di Tindouf, in Algeria, si trovano cinque campi profughi che ospitano tra 100.000 e 250.000 saharawi, a seconda delle volte, che lavorano quasi interamente dagli aiuti umanitari forniti dalle agenzie dell’Onu, come Pam e Acnur.

Il Sahara Occidentale, ex colonia spagnola, è stato occupato dal Marocco nel 1975, dopo il ritiro di Madrid. Nel 1976, il Fronte Polisario, movimento di liberazione nazionale che rappresenta il popolo saharawi, ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica e ha lanciato una guerra di resistenza. Il conflitto è continuato fino al cessate il fuoco del 1991, ma nel 2020 il Fronte Polisario ha ripreso la lotta armata.

Tra il 1981 e il 1987, il Marocco ha costruito un muro di oltre 2.700 km, per proteggere i territori occupati dagli attacchi del Fronte Polisario. Questa barriera, fortificata con fossati, bunker e campi minati, divide il Sahara Occidentale in due parti: la zona occidentale, controllata dal Marocco (circa l’80% del territorio), e la zona orientale, controllata dal Fronte Polisario. Rabat considera la zona occidentale parte integrante del suo territorio e vi promuove l’insediamento di coloni marocchini, mentre i saharawi denunciano continue violazioni dei diritti umani.

Alla vigilia del cinquantesimo anniversario della proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica, la situazione resta irrisolta. E la comunità internazionale è divisa: alcuni Paesi sostengono il piano di autonomia proposto dal Marocco, altri ribadiscono il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

1 Comment

  1. La cosa triste è che sono pochi a conoscere questa storia e mi pare che in questo periodo l’unica persona che abbia cercato di far conoscere la questione sia stata Greta Thunberg ma vedo sempre pochissime notizie su tale argomento.

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