L’insicurezza è la normalità sociale.

Difficile trovare un punto fermo da cui partire anche in una analisi geopolitica complessiva poiché gli avvenimenti concretamente superano i ragionamenti e la realtà si trasforma davanti ai nostri occhi giorno dopo giorno.

La narrazione mediatica segue pedestremente e ruffiana le leve indicate dal potere, ma qui in poco tempo siamo passati alla distruzione di Gaza e dei palestinesi, alla guerra Ucraina, alla guerra dell’Iran che ormai coinvolge tutto il Medio Oriente, sino alle guerre del Sudan, alla guerra di Pakistan ed Afganistan, ecc.

Riassumendo per quanto possibile cosa abbiamo come percezione?

E’ importante non solo l’analisi politica necessaria a capire i mutamenti veloci seminati da violenza e sopraffazione di popoli anche da parte di chi vorrebbe un Nobel della Pace e dei suoi servi, ma valutarne gli effetti psico-comportamentali nella popolazione

Mi viene in mente una sensazione che poi invita ad azioni: la sensazione come individui fisici della distanza in generale con il potere decisore, anche dentro alle proprie nazioni, perché nessuno dei popoli delle 56 guerre in corso nel mondo ha avuto modo di fare una banale votazione per scegliere il comportamento, se l’è trovato cucito addosso senza esprimere un qualunque parere.

E mentre le analisi possono spiegare interessi ed obiettivi di governi e stati, non c’è modo per avere come individui garantita “la SICUREZZA PERSONALE” che di fatto non c’è più.

Sicurezza personale che anche chiedendo ad un banale contadino analfabeta ti direbbe corrisponde a casa, reddito utile, cura di se e della famiglia, lavoro certo, socialità condivisa, ecc.

Le migliaia di persone in vacanza in posti come il Barein, , l’Oman,, Dubai e via dicendo, che sicuramente hanno reddito buono considerando i costi da quelle parti e sono attratti da queste nazioni per le ricchezze ed il lusso ostentato, provenienti dall’Europa (compresa la famiglia di Crosetto che se l’è cavata pagando personalmente il rientro con aereo militare italiano) sono dispersi in alberghi costosi a loro carico in attesa di rientrare, mentre i governi decidono sulla quantità da salvare e riportare a casa, solo donne in cinta, bambini, disabili, ecc.

Alla fine la scelta militare in questa veloce drammatica sequenza è tutta qui: NESSUNA SICUREZZA anche per quote di benestanti.

La paura per le persone normali di qualunque nazione sono uguali e impegnano la sfera psicologica ancor più di quella di vita concreta : nessuno è al sicuro e non avere approvato la scelta di sviluppo militare non da vantaggi, ci pensano altri a complicare la realtà vissuta del giorno.

Mentre si parla di sicurezza come aumento indiscriminato della forza militare, degli strumenti offensivi posseduti (riconversione produttiva militare compresa) secondo la logica MAGA o Americana moderna (più armi = più sicurezza) applicata a questo mondo multipolare siamo al minimo comune denominatore internazionale.

Se poi giriamo l’occhio all’interno della propria nazione ad es. l’Italia come misuriamo il grado di sicurezza individuale e collettiva ?

Devo ricordare la sanità privatizzata e depotenziata, l’energia impostata ancora sulle fossili nel 2026, il lavoro con enormi sacche di poveri normalizzati nel ciclo produttivo anche attraverso il ricatto migratorio, il welfare praticamente inesistente soprattutto per categorie a rischio.

Insomma se i dati Istat dicono di circa 6 milioni dentro la soglia di povertà e di altri 6-7 milioni in rapido avvicinamento ancora di più la paura ed il ricatto fatto dalla finanza globale sono la tomba di ogni anelito di progresso. Se ci aggiungiamo l’ignavia di una opposizione politica finta, istituzionale, partitica c’è di che preoccuparsi.

L’individuo e persino ampie categorie di popolo dell’occidente industrializzato e sindacalizzato è escluso da ogni scelta concreta che riguardi il suo coinvolgimento, la secca diminuzione di democrazia applicata (compresa la storia del referendum sulla giustizia) è un fatto non una opinione da tempo. In questo contesto la solidarietà dovuta ai popoli in guerra, ai palestinesi non possono più essere compensati in una situazione internazionale così confusa e intorbidita in continua evoluzione.

La Flottilla che porta aiuti sacrosanti in Palestina ed ora si parla di andare a Cuba non è mai arrivata realmente.

Al netto di tante buone iniziative politiche di opposizione però fatte in un contesto di poco dialogo e da obbiettivi diversificati da gruppi civici, corrisponde una netta uniformità dentro al panorama istituzionale di partiti parolai e sinistrorsi che fanno da quinta colonna a Meloni & Co ( quote del PD che invitano a votare SI al referendum, la partecipazione all’avvallo di decisioni atlantiche e di riarmo, la non belligeranza sulle decisioni energetiche, ecc).

Non mancano buoni propositi vedi la rete che ha deciso la manifestazione del 28 marzo contro le guerre o l’iniziativa del gruppo “Confluenza” di Firenze, la rete NO Rearm Europe, i comitati locali che qui e là si muovono con pochi mezzi e senza essere strutture organizzate

Però questo è il panorama sinteticamente, chiudere gli occhi per non vederlo è sciocco non per dare colpe, ma per trovare soluzioni.

La vita insegna, saper ascoltare i segnali e mettere insieme i puntini del disagio per dare battaglia senza nascondersi le problematiche, ma trovando continuamente aggregazioni e obiettivi comuni.

Non c’è un partito oggi che verrà a cavarci dagli impacci in un contrasto interno ed esterno a questo capitalismo straccione, che ha saputo darci solo consumismo, guerre e liberismo per ricchi.

Nessuno verrà a liberarci da questo avviluppo se non lo facciamo noi stessi a partire dai territori. Fare semplice solidarietà non sposta di una virgola l’andamento attuale è come mettere la testa nella sabbia come gli struzzi sperando che qualcun altro levi le castagne dal fuoco.

Gatti Gianni

Alessandria, 03/03/2026

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