Museo Pertini in foto: la democrazia
Leggendo delle elezioni in Ungheria e ricordando come vengono eletti da noi, parlamentari ed Europarlamentari mi viene da buttarmi in una complicata riflessione, non ideologica, concreta sapendo bene che mi attirerà gli strali di molti benpensanti, che non riescono a superare la forma di rinnovamento sociale se non attraverso la forma attuale delle elezioni, senza mettere almeno in dubbio l’attuale situazione bloccata istituzionalmente con i cittadini che entrano nel gioco solo come seconda fila non decisionale. Perchè la formula attuale elettiva con alcune varianti è fatta apposta per escludere democrazia diretta o almeno verificata con processi di stabilizzazione de facto dentro ad un sistema che mantiene in opera il capitalismo finanziario.
La prima domanda è: ma quella che chiamiamo democrazia elettiva è davvero una forma democratica in uso nell’occidente e negli USA ( dove se non raccogli qualche miliardo non hai speranze di entrare )?
La seconda domanda conseguente è: ma quelli eletti sia pur da minoranze (non farò qui sociologia del voto negato) hanno un collegamento fra azioni concrete intraprese dagli eletti e la volontà dei cittadini comuni?
Vorrei in sintesi aprire una discussione fra chi ancora trova fiato e risorse per reagire all’ipnotismo mediatico e politico corrente nel famoso “occidente” che ci vendono come la meglio cosa possibile. So di aprire il vaso di pandora, ma il punto è cosa abbiamo da perdere a discuterne?
La formula fin qui usata nelle elezioni a qualunque livello, sposta le differenze fra partiti istituzionali dentro ai programmi e propositi a monte di cui poi nessuno tiene traccia e memoria e non è retorica, ma un fatto certo!
Non voglio parlare di programmi, ma di architettura della struttura di voto da non esperto !
Lo stato in Italia, come in buona parte nel mondo occidentale ha lo schema della struttura politica costruito su una forma piramidale con un esecutivo (il governo) e un parlamento con una maggioranza e una minoranza e siamo portati a vedere questo come immutabile, al limite riformabile dall’interno.
Anche il comune che è l’ente di prossimità “più vicino ai cittadini teoricamente”, grande o piccolo con poche variazioni, presenta questa impostazione di fondo con poche varianti.
Il parlamento Europeo teoricamente forma strutture un più complesse, ma attraverso associazioni fra gruppi con commisiioni, poi gestisce lle tematiche amministrative per tutte le nazioni con maggioranze decisionali legate ad una concentrazione di poteri economico-giuridici-ambientali. Poichè è un potere reale, ma indiretto, si palesa anche attraverso un confronto fra lobbi globali, industriali, mercantili e gruppi finanziari importanti Sono le lobbi che contano ad attraversare quegli ingressi ogni giorno e ci sarà un motivo se per “visitare” circa 750 europarlamentari entrano/escono di li circa 50.000 persone . La rappresentanza delle popolazioni che li hanno votati è demandata a quei 750 per 27 paesi
Insomma se togliamo il velo della retorica, le decisioni importanti sono prese da persone che raramente hanno ancora collegamenti diretti e ascoltano i propri stessi elettori. Tralasciando che questa è una delle motivazioni di numeri significativi di cittadini delusi, demotivati o anche solo incavolati che proprio non votano più, sfiduciati.
Il sistema va bene …per il sistema, ma non esercita la minima democrazia.
Nessuno sano di mente fra cittadini senza un interesse specifico nell’ambiente politico avrebbe approvato (se richiesto il suo parere diretto) per esempio, il taglio delle risorse per la spesa sanitaria,; nessuno avrebbe favorito la continuità di uso dell’energia fossile ancora oggi o le prescrizioni alla Russia; nessuno avrebbe approvato con voli pindarici e artifici comunicativi la “rinascita sociale” attraverso la produzione di armi e sistemi militari; nessuno avrebbe depotenziato il welfare, gli investimenti sulla ricerca, sul dissesto idrogeologico, sull’istruzione e via dicendo.
Allora la pantomima cui assistiamo ad ogni tornata elettorale è una fregatura annunciata che ha come unico elemento la manipolazione mediatica della comunicazione e l’abitudine della consuetudine d’uso come un destino immutabile . Non poco fra chi amministra e i cittadini gioca il ruolo di depistaggio e freno o complicazione affari semplici della burocrazia tecnica a tutti i livelli, in alcuni ruoli apicali demandata a società private (ARERA x energia, altre x sanità)
La democrazia NON può essere verticale (capiamoci sulle parole) DEVE essere orizzontale.
Come elettore DEVO essere coinvolto prima e anche dopo nell’esercizio corrente. Il M5S all’inizio della sua attività politica aveva un motto utile, cioè: fare il “portavoce dei cittadini” cosa che col tempo è cambiata e ormai fanno i portavoce del “Campo Largo”(oltretutto con posizioni molto diverse e inspiegabili a mio parere).
La riforma elettorale ultima in vigore, mi pare l’abbia fatta Renzi da segretario di quella “destra sinistrorsa” che premia una maggioranza secca, ma ormai poco mi tange raccontarla da quel punto di vista.
Quello che salta agli occhi è che una minoranza concretamente governa un paese e decide ogni aspetto senza rendere conto a nessuno, neppure ai propri possibili elettori, al limite dandogli in pasto piccole promesse e qualche comizio ma solo due mesi prima del voto.
So bene che questo discorso meriterebbe un ambito diverso, in presenza fra persone serie interessate a capire altre vie, che non sono affatto semplici e che stando gli assetti attuali non hanno possibilità di essere recepiti. Però vale la pena di ragionarci, non ha senso criticare per tanti motivi molto concreti un sistema globale e nazionale e poi accettare la sua rappresentazione come immutabile o peggio come la cosa migliore possibile.
Chi decide cosa serve in un territorio? Chi decide di guerre o di appoggi strategici che ci condizionano? Come si fa se un parlamentare (o un intero gruppo politico ad es. vota per il riarmo?) o un consigliere comunale approva un piano, una regola che va contro i nostri interessi, se non abbiamo una struttura adatta a parlarne ed eventualmente una procedura normata per cambiarla? Scriviamo al giornale locale o nazionale protestando?
In Svizzera ogni tanto votano con un referendum, su temi importanti comuni, quindi decidono con questo sistema regole, ma loro sono un rifugio bancario europeo, non fanno testo e però lo fanno da decenni.
Il mio assunto è che nonostante una buona costituzione in Italia puoi andare a rompere le scatole a chi hai come riferimento politico, ma non c’è una norma che prevede la possibilità di far valere le tue ragioni, spesso poi non ascoltano neppure. La complicità intrinseca oggi di chi sta all’opposizione approvando leggi e decreti senza una base sociale è un tradimento e un assunzione piena di responsabilità. Una per tutti: quante manifestazioni si sono fatte per obbligare la Meloni a prendere le distanze da Israele e da Trump e far cessare guerre?
Non è un problema solo di dialettica popolo-partiti è una struttura che non c’è e non per caso Chi è stato ai bordi della politica, cioè senza un ruolo diretto, ma dentro la dialettica sociale in associazioni o gruppi sa cosa dico.
Personalmente ero nella “Consulta comunale delle Associazioni”, ma ad ogni incontro con esperti o assessori ci raccontavano la favola del lupo ed il giorno dopo era già tutto cambiato, deciso altrove e il dialogo era solo per mantenere l’idea di consenso, non altro. E parlo di un comune, nel parlamento la distanza è lunare.
Allora discuterne è necessario senza remore ideologiche, ne timore, ma la possibilità di cambiare è la premessa ad ogni futuro da scrivere
Certo niente di facile e di immediato, ma questo anche perché una “formula diversa di democrazia” non è neppure sul tavolo e si da per scontato che ti fai andar bene il solito modo politichese, al massimo mandano uno della Rai con microfono in strada per cogliere opinioni dal vivo, ma non parliamo di cambiamenti, il sistema non vuole scossoni danneggiano gli affari
Gianni Gatti
14/04/26 Alessandria