Coloni israeliani: l’Anonima Assassini di Ben-Gvir

Dal blog https://www.remocontro.it/

  • 22 Aprile 2026 Ennio Remondino

Un gruppo di coloni israeliani attacca il villaggio palestinese di Turmus Ayya, uccisi due degli abitanti. Assassini di Stato sotto copertura che coinvolgono ministri e direttamente il governo di Tel Aviv. Complici per codardia gli alleati europei e in particolare Italia e Germania.

Da uccidere prima che diventino combattenti

«Aws Al Naasan aveva sette anni quando rimase orfano. Il padre Hamdi, nel 2019, venne ucciso da colpi d’arma da fuoco sparati da soldati. ‘Come Hamdi, anche Aws ora è un martire nella gloria di Dio’, dicevano ieri ai giornalisti alcuni dei partecipanti ai funerali del ragazzo quattordicenne e di un giovane, Jihad Abu Naim, 32 anni. Entrambi sono stati colpiti alla testa da proiettili di armi automatiche. Testimoni puntano il dito contro gruppi di mitnachalim, gli ‘eredi della terra’, come in Israele vengono chiamati i coloni israeliani». L’indignazione che traspare dal racconto di Michele Giorgio sul Manifesto. «Dopo aver tentato l’ennesima irruzione ad Al Mughayyir (Ramallah), di fronte alla reazione del villaggio, i coloni hanno fatto fuoco contro un gruppo di abitanti nei pressi della scuola, uccidendo Aws e Jihad. Qualche ora prima, Muhammad al Jaabari, 16 anni, era stato investito e ucciso da un’auto di coloni mentre andava in bicicletta nei pressi di Hebron. Un incidente, ha detto qualcuno, ma dall’auto nessuno è sceso a prestare soccorso al ragazzo. Il bilancio delle ultime ore è stato aggravato dalla morte, dopo due anni trascorsi in un letto d’ospedale, di Rajaa Bitawi, 49 anni, ferita gravemente nel 2024 a Jenin da colpi esplosi da militari israeliani».

Israele senza legge e dignità

Aboud, un testimone dell’accaduto, ha riferito a un giornale locale che i coloni sono arrivati ad Al Mughayyir dall’avamposto coloniale di Or Nachman. Secondo l’associazione per i diritti umani Al-Baydar, alcuni coloni indossavano uniformi dell’esercito e il raid ad Al Mughayyir era finalizzato a impedire ai contadini palestinesi di raggiungere i campi coltivati di Wadi Ammar, un’area di cui i mitnachalim intenderebbero prendere il controllo. Con la morte di Aws Al Naasan e Jihad Abu Naim, è salito ad almeno 10 il numero dei palestinesi uccisi da coloni israeliani da quando, il 28 febbraio, Israele e Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. All’ombra della guerra nella regione, i cosiddetti «giovani delle colline» hanno intensificato le incursioni in villaggi e piccole comunità isolate di beduini nella fascia orientale della Cisgiordania, tra Nablus, Ramallah, le alture a sud di Hebron e nella Valle del Giordano. L’intento è cacciare via i palestinesi per favorire la costruzione di altre colonie. Danno fuoco alle auto, alle stalle e, sempre più spesso, anche alle case. E tengono sempre il dito sul grilletto, pronti a sparare.

Nel suo ultimo rapporto, la Commissione per la resistenza al Muro e agli Insediamenti ha scritto che i coloni hanno compiuto, a marzo, 497 raid contro palestinesi e le loro proprietà. Dall’ottobre 2023, gli attacchi dell’esercito e dei coloni in Cisgiordania hanno ucciso almeno 1.149 palestinesi e ferito 11.750 persone. Altri 22.000 sono stati arrestati.

Sempre e ancora Gaza

A Gaza, intanto, aumentano i raid compiuti nelle aree vicine alla linea gialla di demarcazione da milizie collaborazioniste palestinesi, armate e sostenute dall’esercito israeliano che occupa il 53% della Striscia. Testimoni hanno riferito di jeep con a bordo uomini di Husam al Astal (altri parlano di Ghassan al Dahini, il successore di Yasser Abu Shabab ucciso nei mesi scorsi) che lunedì, dopo aver compiuto scorribande tra Khan Yunis, Bani Suheila e Mawasi, si sono scontrati con le forze di Hamas. Nelle sparatorie è stata uccisa Rasha Abu Jazar, 36 anni, incinta, che preparando da mangiare in una tenda. Secondo un’altra versione è stata colpita da un drone intervenuto per coprire la ritirata ai miliziani. Altri due palestinesi sono stati uccisi da spari israeliani in altre località di Gaza.

Ue-Israele, tutto come prima grazie a Italia e Germania

Roma si è presentata in Consiglio Esteri pronunciando due no secchi sia rispetto alla sospensione totale del partenariato Ue-Israele che rispetto alla revoca delle sole parti commerciali. L’unica apertura, nei conforti delle sanzioni individuali contro i coloni violenti. Ma si tratta di un sì modesto, perché accompagnato dal rinvio alle eventuali decisioni da prendersi nel prossimo Consiglio esteri, l’11 maggio. Congelando l’accordo di associazione, «faremmo un danno alla popolazione civile, che però non può essere assimilata alle posizioni del governo», sostiene il governo, mettendo una pietra tombale sul tema che richiede consenso unanime.

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