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25 Aprile 2026 Stefano Baudino
A Santa Marta, in Colombia, è ufficialmente iniziata ieri la prima Conferenza internazionale interamente dedicata all’uscita dai combustibili fossili, che si svolge al di fuori del percorso delle Conferenze delle parti sul clima. L’incontro, co-promosso da Colombia e Paesi Bassi e sostenuto dalla presidenza della COP30 come spazio complementare e non alternativo all’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), punta a tradurre in azione concreta l’impegno sul «transitioning away from fossil fuels» sancito dalla COP28 di Dubai, ma rimasto sostanzialmente incompiuto.
Per sei giorni governi, scienziati, società civile, lavoratori, comunità indigene e altri attori discuteranno percorsi praticabili per una sana transizione ecologica. L’evento vede la partecipazione delle delegazioni di oltre cinquanta nazioni, Italia compresa.
L’apertura dei lavori si è svolta all’Università pubblica Antonio Nariño, in un clima segnato da forte partecipazione. In sala campeggiava uno striscione che sintetizza lo spirito dell’iniziativa: «L’estrattivismo se ne va, la vita resta».
Attorno al vertice si è radunato un vasto fronte di movimenti, organizzazioni ecologiste, sindacati, comunità locali e università.
Tra le presenze più simboliche c’è stata quella di Yuvelis Morales Blanco, attivista colombiana e vincitrice del Premio Goldman 2026, che ha legato la sua battaglia contro il fracking – tecnica controversa utilizzata per estrarre petrolio e gas naturale da giacimenti situati in profondità nel sottosuolo – alla difesa dell’acqua e dei territori.
Da remoto è intervenuta la vicepresidente Francia Márquez Mina, immaginando «una Colombia potenza mondiale della vita, capace di guidare la riconversione ecologica senza farne pagare il costo alle comunità più marginalizzate».
L’obiettivo dichiarato è l’implementazione: individuare percorsi concreti con tempistiche precise e obiettivi misurabili per accelerare una transizione giusta, ordinata ed equa. Tre i pilastri tematici: superare la dipendenza economica dalle fonti fossili, trasformare i sistemi energetici e rafforzare cooperazione internazionale e diplomazia climatica.
I lavori si articolano in sei giorni: dal 24 al 27 aprile sono in programma dialoghi tra stakeholder – società civile, accademia, sindacati, enti locali – con un’Assemblea dei Popoli finale; il 28 e 29 aprile si terranno invece le consultazioni istituzionali con i rappresentanti ministeriali, che produrranno un documento di sintesi. È già annunciata una seconda edizione nel 2027 a Tuvalu.
Secondo la ministra dell’Ambiente Irene Vélez Torres, i governi partecipanti sono 56 (metà a livello politico, metà tecnico), per un terzo europei, seguiti da America Latina, Africa e Asia. Stati Uniti e Russia non sono stati invitati a causa delle loro agende estrattiviste. L’Italia partecipa in modo discreto – senza una delegazione di alto livello –, tanto che per avere conferma della presenza del ministro Pichetto Fratin è servita un’interrogazione parlamentare.
Tra i grandi promotori spicca il Fossil Fuel Treaty, l’iniziativa per un trattato globale di non‑proliferazione dei fossili che conta già 18 Paesi aderenti, oltre al sostegno dell’Organizzazione mondiale della sanità e del Parlamento europeo.
A rendere il vertice ancora più attuale è la crisi energetica innescata dall’aggressione all’Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. «La conferenza arriva nel miglior momento possibile», ha detto a questo proposito Vélez Torres.
Nel novembre 2025, la trentesima Conferenza delle Parti si era conclusa con un risultato che è da subito apparso come il peggiore tra quelli ottenuti nelle edizioni che si sono succedute. Il documento, infatti, contiene un gran numero di dichiarazioni d’intenti, ma poche indicazioni pratiche e, di fatto, non nomina in alcun modo i combustibili fossili.
Un risultato non auspicato ma atteso, dal momento che, anche quest’anno, la COP è stata dominata dalla presenza di lobbisti delle multinazionali, mentre le popolazioni del Sud globale – il più colpito dai cambiamenti climatici – non hanno avuto pari voce in capitolo. Un’implicita ammissione in questo senso è stata fatta dal presidente della COP, che ha ammesso come le speranze della società civile in merito al risultato dell’evento non siano state soddisfatte. Il segretario generale dell’ONU Guterres, dal canto suo, ha invitato popoli e organizzazioni che lottano per il clima a continuare la mobilitazione.

Stefano Baudino
Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.