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Sabato 25 aprile 2026
Un missile Tomahawk sparato da una nave statunitense durante il primo giorno di guerra in Medio Oriente, lo scorso 28 febbraio (U.S. Navy via AP)
La guerra in Medio Oriente è stata molto dispendiosa per gli Stati Uniti. Non solo in termini economici, ma anche per come e quanto velocemente ha consumato le scorte di armi del paese, intaccando in particolare quelle di munizioni per i sistemi antiaerei.
Non significa che gli Stati Uniti siano a corto di armi: restano di gran lunga il primo paese al mondo per spesa militare, che quest’anno sfiora i mille miliardi di dollari (850 miliardi di euro). Ne hanno abbastanza per continuare a sostenere la guerra con l’Iran, se dovesse saltare il cessate il fuoco che Donald Trump ha esteso senza dare scadenze.
Ma è comunque un problema, perché per ripristinare le scorte possono volerci anni, e lo sarebbe ancora di più se nel mondo dovesse esserci un’altra guerra o crisi internazionale con il coinvolgimento degli Stati Uniti.

Per ora limitiamoci all’inventario, poi torniamo sui costi. Per gli attacchi all’Iran, gli Stati Uniti hanno impiegato poco meno di metà delle loro scorte di missili a lungo raggio JASSM, lanciati dagli aerei, e circa un terzo dei Tomahawk, tra i più potenti che hanno in dotazione.
Le scorte di munizioni per le difese antiaeree sono state consumate in misura maggiore. Gli Stati Uniti hanno usato circa due terzi dei missili intercettori Patriot, quelli impiegati estesamente anche dai paesi del Golfo attaccati dall’Iran come ritorsione, e l’80 per cento degli intercettori THAAD.
– Ascolta anche Globo: Il prezzo della guerra, con Giulia Giordano
Per dare un’idea della scala: un missile Patriot può arrivare a costare 4 milioni di dollari (3,4 milioni di euro), nel 2025 gli Stati Uniti ne hanno prodotti in tutto 600, ma nella guerra ne sono stati utilizzati più di 1.200.
La tabella qui sotto ricapitola i principali sistemi d’arma, il loro costo, quanti ne sono stati utilizzati e i tempi di consegna di ciascuno. Il think tank che l’ha realizzata, il Center for Strategic and International Studies, stima che possano volerci tra uno e quattro anni per riportare le scorte ai livelli di prima della guerra.

Il problema è soprattutto il tempo, più dei soldi, che come detto non mancano. Inoltre durante la guerra il comando interforze statunitense del Medio Oriente (CENTCOM) ha chiesto rinforzi e rifornimenti ai comandi responsabili di altre zone del mondo, anzitutto l’Asia.
Gli Stati Uniti hanno richiamato dalla Corea del Sud alcuni sistemi di difesa aerea, suscitando le proteste del governo locale. La velocità con cui sono stati consumati i missili ha fatto temere ad alcuni funzionari statunitensi che si riducano quelli destinati ai piani d’emergenza in caso di un attacco cinese a Taiwan (che non è ritenuto probabile nel breve termine).

Il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, il 13 aprile (AP Photo/Kevin Wolf)
Negli scorsi mesi l’amministrazione Trump ha fatto accordi con le principali aziende belliche: con Lockheed Martin per quadruplicare la produzione di intercettori THAAD e Patriot; con RTX per accelerare le consegne di missili Tomahawk. Ha anche chiesto alle aziende del settore automobilistico di riconvertire parte della produzione a scopi bellici, come nella Seconda guerra mondiale.
Questi accordi, così come i nuovi ordini per rimpinguare gli arsenali, però sono fermi perché il dipartimento della Difesa sta capendo come finanziarli e sta aspettando che il Congresso (il parlamento statunitense) gli approvi fondi extra. L’amministrazione Trump punta a chiederne ancora di più come budget per la Difesa dell’anno prossimo: 1.500 miliardi di dollari (1.300 miliardi di euro).
Il dipartimento non ha detto quanto sta costando la guerra agli Stati Uniti, né quante armi ha usato (sono informazioni che l’Iran potrebbe usare a suo vantaggio). Ha detto pubblicamente solo che nei due primi giorni di guerra sono state usate munizioni per 5,6 miliardi di dollari (4,8 miliardi di euro).
È noto anche che, nei 38 giorni di operazioni militari prima del cessate il fuoco, le forze statunitensi hanno colpito 13mila obiettivi. Stime indipendenti, citate dai media americani, calcolano che la guerra sia costata tra i 25 e i 35 miliardi di dollari, poco meno di un miliardo al giorno. Solo i mezzi aerei persi nell’imponente missione per recuperare i due aviatori dispersi in Iran valevano 275 milioni di dollari (235 milioni di euro).