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26 Aprile 2026 Moira Amargi
RAMALLAH, PALESTINA OCCUPATA – Si sono concluse ieri sera le elezioni amministrative in Palestina. Le votazioni per rinnovare la composizione dei consigli comunali – responsabili di servizi come acqua, strade ed elettricità – si sono tenute in Cisgiordania e nella città di Deir el-Balah, unica località della Striscia di Gaza distrutta da Israele dove si è votato: una scelta simbolica per l’Autorità Nazionale Palestinese, impegnata nel doppio obiettivo di mandare un segnale all’estero e all’interno per dimostrare di poter governare anche la Striscia.
L’affluenza è stata del 53,44%, un dato leggermente inferiore a quello registrato nelle elezioni locali del 2021-2022. Ma il clima che si respira fuori dai seggi è di profonda disillusione politica: molti considerano queste votazioni un procedimento formale, poiché gran parte delle decisioni politiche ufficiali nei territori occupati non vengono prese senza l’approvazione israeliana.
Sul terreno inoltre, l’annessione di terre da parte di Israele, la costruzione di nuove insediamenti e la violenza dei coloni e dell’esercito di Tel Aviv non fanno che crescere, mentre l’ANP non sembra avere la capacità di proteggere i suoi cittadini.
Il voto si è tenuto in 11 città della Cisgiordania e 182 villaggi, oltre che nella città di Deir el-Balah, nella striscia di Gaza centrale, località scelta perché tra le meno colpite dalla devastazione israeliana. La maggior parte delle liste elettorali è sostenuta dal movimento Fatah del presidente Mahmoud Abbas o da candidati indipendenti, senza la partecipazione ufficiale di Hamas né di altri partiti politici.
In molte città, come Ramallah e Nablus, gli elettori avevano a disposizione una sola lista di candidati, quella dell’Autorità Palestinese, che ha ottenuto così una vittoria automatica. È la prima volta in sei elezioni locali che nessun’altra fazione presenta ufficialmente proprie liste, anche se in alcuni casi i candidati indipendenti hanno legami noti con partiti diversi da Fatah. Il campo elettorale infatti si è ristretto dopo che diversi gruppi hanno contestato la legge elettorale che stabiliva le condizioni per la candidatura.
Il presidente palestinese Mahmoud Abbas, 90 anni, ha firmato lo scorso anno un decreto per riformare il sistema elettorale in linea con alcune richieste dei donatori occidentali, attuando modifiche che consentono di votare per candidati individuali invece che per liste, abbassano l’età minima per candidarsi e aumentano le quote per le donne.
Ma poi, a gennaio, ha emesse un nuovo decreto: la legge prevedeva che i candidati potessero presentarsi solo impegnandosi a riconoscere «l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (PLO) come unico legittimo rappresentante del popolo palestinese, il suo programma politico e nazionale e le pertinenti decisioni della legittimità internazionale», che include il riconoscimento di Israele e la rinuncia alla lotta armata. Di fatto escludendo Hamas e numerosi altri partiti di partecipare. Queste condizioni sono state così respinte da molte politiche organizzazioni palestinesi, che si sono così rifiutate di presentare la propria lista.
Le elezioni si sono svolte così in un contesto politico fortemente limitato e in un clima di profonda disillusione pubblica, mentre l’Autorità Palestinese sembra voler mostrare riforme e legittimità di fronte a una crescente frustrazione per la corruzione, la stagnazione politica e l’assenza di elezioni nazionali da ormai due decenni.
Va ricordato infatti in Palestina non ci sono elezioni 2006, quando Hamas vinse democraticamente le elezioni parlamentari. Scoppiò un caso internazionale, con conseguenti sanzioni economiche e politiche da parte degli Stati occidentali. Ne seguì una guerra civile, che – per riassumere – frammentò il paese ponendo la Striscia di Gaza sotto il controllo di Hamas e la Cisgiordania sotto il controllo dell’Autorità Palestinese guidata da Mahmoud Abbas.
Da quel giorno, non si svolgono elezioni parlamentari né a Gaza né in Cisgiordania. il leader di Fatah, Mahmoud Abbas, è al potere da 20 anni senza che sia mai stato riconfermato a un voto popolare. La crisi di legittimità è forte, e molti palestinesi non si sentono rappresentati dall’Autorità Palestinese e da un partito di governo che molti considerano corrotto e succube del regime israeliano. Di fatto, i sondaggi del Palestinian Center for Policy and Survey Research indicano che Hamas resta la fazione più popolare sia a Gaza sia in Cisgiordania.
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Il voto a Deir el-Balah sembra figlio di questa spaccatura politica e del tentativo dell’ANP di cercare legittimità internazionale, ma anche della volontà di ribadire la loro opposizione alla separazione di Gaza dal resto della Palestina. «L’idea principale è collegare politicamente Cisgiordania e Gaza come un unico sistema», ha dichiarato il portavoce della Commissione Elettorale Centrale Fareed Taamallah. «Gaza è parte inseparabile dello Stato di Palestina. Pertanto, abbiamo lavorato con ogni mezzo per garantire che le elezioni si svolgano a Deir al-Balah, al fine di affermare l’unità delle due parti del Paese,» ha confermato il presidente Machmud Abbas.
Secondo Al Jazeera le autorità di Gaza definiscono il voto a Deir el-Balah un “progetto pilota”, tenutosi solo in quella città perché una delle poche ad avere le infrastrutture necessarie per le elezioni. Il resto delle città della Striscia, infatti, sono ridotte in macerie. L’affluenza al voto è stata del 22.6%.
La Commissione ha inoltre precisato di non essersi coordinata direttamente né con Israele né con Hamas prima del voto a Deir el-Balah e di non essere riuscita a inviare materiali elettorali come schede, urne o inchiostro nella Striscia.
Sebbene Hamas non fosse presente sulla scheda elettorale della città di Gaza l’agenzia Reuters ha riferito che una lista di candidati era ampiamente considerata a essa vicina.
Secondo alcuni sondaggi, la popolarità di Hamas è diminuita a Gaza a causa della guerra che ha devastato la Striscia – pur rimanendo maggioritaria – ma è invece aumentata in Cisgiordania. La forte crisi economica, e l’avanzata dell’occupazione israeliana sul territorio, corredata da un aumento di violenze e sfollamenti forzati, sembrano infatti spingere la popolazione ad allontanarsi sempre di più da un’Autorità Palestinese che in molti definiscono “una seconda occupazione”.
Intanto, si attendono i risultati ufficiali delle elezioni. Dopo aver votato, il presidente Mahmoud Abbas ha dichiarato: «Siamo soddisfatti dello svolgimento delle elezioni. Prima si sono tenute le elezioni studentesche, poi quelle dei consigli locali, seguite il mese prossimo dalle elezioni del movimento Fatah e quindi dalle elezioni del Consiglio Nazionale Palestinese: tutte si svolgeranno quest’anno». Aggiungendo: «Diciamo al mondo che siamo democratici, crediamo nella democrazia e nel pluralismo, e meritiamo uno Stato palestinese indipendente con Gerusalemme Est come capitale».

Moira Amargi
Moira Amargi esiste ed è una persona specifica, ma il nome è uno pseudonimo, usato quando pubblica report sulla Palestina o dall’interno di cortei e momenti di conflitto sociale a rischio repressione. È corrispondente per L’Indipendente dal Medio Oriente e dai Territori Palestinesi occupati.