Il riarmo italiano vale 36 miliardi: la mappa dei programmi della difesa

Dal blog https://www.lindipendente.online/

28 Aprile 2026 Stefano Baudino

Tra le pieghe del dibattito politico, spesso concentrato sulle sole proiezioni percentuali e sulle soglie NATO, si sta consumando una trasformazione silenziosa ma di grande portata: il progressivo rinnovamento dello strumento militare italiano. Guardando ai programmi già varati, si tratta di un’operazione che supera largamente ogni annuncio, misurandosi in decine di miliardi di euro.

L’Osservatorio Mil€x ha recentemente certificato che in poco più di tre anni di Legislatura sono stati avviati 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per un totale di 36,4 miliardi. Una cifra che fotografa la portata reale del fenomeno, ben al di là delle proiezioni puramente percentuali sul PIL che, almeno fino ad ora, hanno mediaticamente occupato la scena.

Corazzati terrestri

Il capitolo più pesante è quello della componente corazzata. Il dossier parlamentare sul programma SMD 25/2024 chiarisce che il nuovo Main Battle Tank non riguarda soltanto l’acquisto di carri, ma una famiglia completa di piattaforme: fino a 132 MBT di nuova generazione e fino a 140 mezzi derivati per recupero, soccorso, gittaponte e compiti del genio. L’onere complessivo stimato è pari a 8.2 miliardi di euro, con avvio nel 2025 e conclusione prevista nel 2038; la prima fase, autonoma e finanziata a legislazione vigente, vale 5.5 milioni. Sul piano industriale, il Parlamento ha preso atto della nascita della joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles, che dovrà dare forma alla nuova filiera del mezzo pesante italiano.

A completare la componente corazzata, l’Esercito ha avviato anche l’acquisizione di 66 obici semoventi ruotati RCH-155, un sistema d’artiglieria dalla mobilità fulminea, per un valore di 1,8 miliardi di euro, con un primo stanziamento di 637 milioni già allocati per la fase iniziale 2026‑2039. A tutto ciò si aggiungono 960 milioni per i lanciarazzi Himars, 808 milioni per i missili antiaerei Stinger e 92 milioni per i missili anticarro Spike, come descritto in dettaglio nel Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2025-2027.

Altri programmi già approvati vedono al centro gli 1,1 miliardi per l’acquisto di 2.400 mezzi per l’operazione Strade Sicure e quasi 1,5 miliardi per l’ammodernamento delle caserme.

[Esemplare di carro armato Panther KF51]

L’aviazione

Uno dei programmi più attesi è stato il ritorno all’acquisto di nuovi caccia Eurofighter Typhoon. Infatti, in seguito all’eliminazione di una tranche nel 2010 per risparmiare fondi, la Difesa ha ottenuto l’autorizzazione per 24 nuovi Typhoon per un ammontare di oltre 7,2 miliardi di euro, con finanziamenti già previsti per 140 milioni nel 2024 e altrettanti nel 2025 .

Il programma destinato a ridefinire il futuro dell’aviazione militare italiana è però il GCAP (Global Combat Air Programme), ovvero il caccia di sesta generazione sviluppato insieme al Regno Unito e al Giappone. Il Documento Programmatico Pluriennale della Difesa 2025-2027 lo descrive come un “sistema di sistemi”, integrato con asset senza pilota, e prevede un’ulteriore integrazione di 1,18 miliardi di euro nel triennio.

Nel complesso, l’Italia ha già autorizzato circa 8,7 miliardi per le prime fasi del programma, a fronte di un costo di sviluppo complessivo stimato fino a 18,6 miliardi nel lungo periodo.

La componente navale

La Marina Militare è forse il ramo che beneficia della più ampia varietà di nuovi programmi. Cominciamo dalla più recente: la costruzione, presso i cantieri Fincantieri di Riva Trigoso e Muggiano, di due nuove fregate FREMM EVO (Evolution). La prima unità verrà consegnata nel 2029, la seconda nel 2030.

Il dossier del Senato segnala una necessaria integrazione di 1,6 miliardi di euro sul bilancio del MIMIT. Tra i programmi più recenti della flotta di superficie si segnala l’avvio dell’acquisizione di due cacciatorpediniere di nuova generazione (DDX), con un finanziamento complessivo di 2,7 miliardi di euro, destinati a sostituire le unità classe Durand de la Penne entrate in servizio nei primi anni Novanta.

[Fregata tipo FREMM in costruzione presso il cantiere Fincantieri di Riva Trigoso]

L’ammodernamento riguarda anche i sottomarini. La prima fase, comprensiva di due unità più centro di addestramento e dieci anni di supporto, ha superato 1,35 miliardi di euro. Il contratto per un terzo sottomarino è stato firmato a luglio 2023 per 500 milioni, e quello per un quarto esemplare a giugno 2024 per altri 500 milioni.

A completare il quadro marittimo, il ministero della Difesa ha avviato la costruzione di due navi spia di nuova generazione (classe Clara). Si tratta di vascelli dedicati alle operazioni SIGINT (signals intelligence), progettati per sorvegliare i fondali, i cavi sottomarini e i gasdotti.

Il costo complessivo del programma è stimato in 1,6 miliardi di euro: la prima fase vale 770 milioni, mentre il completamento del programma richiederà circa 830 milioni aggiuntivi, con un orizzonte di realizzazione fino al 2045.

Difesa aerea ed elicotteri

Sul fronte della difesa aerea e antimissile, il quadro è altrettanto chiaro. Il DPP 2025-2027, richiamato dal Senato, indica un programma interforze e multinazionale per il SAMP/T NG con 6 batterie Medium Range per l’Esercito, 5 batterie per l’Aeronautica, 2 sistemi PAAMS per la Marina, oltre ai missili Aster 30 B1NT, al supporto logistico e al rafforzamento della capacità nazionale di assemblaggio e verifica del munizionamento.

Secondo la ricostruzione Mil€x, il programma SAMP/T NG comporta un incremento di fabbisogno rispetto alla programmazione precedente pari a circa 2,3 miliardi di euro, una cifra che si inserisce nel quadro di spesa pluriennale già autorizzato dal Parlamento e destinato a essere finanziato progressivamente nei prossimi esercizi di bilancio.

L’Esercito ha avviato inoltre l’acquisizione del nuovo elicottero da attacco AW‑249 Fenice, destinato a sostituire la flotta degli ormai datati AW‑129 Mangusta. Dopo una prima fase di sviluppo già finanziata (487 milioni dal 2017), l’approvazione di ottobre 2025 per un terzo lotto di ulteriori 29 velivoli, unitamente a dieci anni di supporto logistico e simulatori, ha portato lo stanziamento aggiuntivo a 1,22 miliardi per la fase 2026‑2032.

Il costo complessivo del programma AW‑249, nelle intenzioni di portare a 48 gli esemplari di flotta, è stimato in circa 4,6 miliardi.

[Elicottero d’attacco AW-249 Fenice]

Obiettivi e realtà

Il quadro di bilancio racconta però una storia più prudente rispetto all’ambizione dei programmi annunciati. Nel corso di un’audizione in Commissione Affari Esteri e Difesa del Senato, infatti, è stato ribadito che l’incidenza della spesa per la Difesa crescerà con gradualità: dall’1,57% del Pil nel 2025 si passerà all’1,58% nel 2026 e all’1,61% nel 2027.

L’agognato traguardo del 2% richiesto dalla NATO resta fissato non prima del 2028, un obiettivo che il governo stesso ha più volte definito ambizioso ma difficilmente anticipabile.

La legge di Bilancio per il 2026 conferma un incremento del settore Difesa di circa 1,1 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. Un aumento tutt’altro che trascurabile, che va letto però in controluce rispetto ai 36,4 miliardi di impegni pluriennali già autorizzati per i programmi di riarmo. Qui emerge un nodo centrale: lo scarto tra l’audacia delle intenzioni e la lentezza delle coperture.

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Stefano Baudino

Laureato in Mass Media e Politica, autore di dieci saggi su criminalità mafiosa e terrorismo. Interviene come esperto esterno in scuole e università con un modulo didattico sulla storia di Cosa nostra. Per L’Indipendente scrive di attualità, politica e mafia.

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