Lotta dura contro la dittatura

Dal blog https://www.remocontro.it/2

10 Maggio 2026 Antonio Cipriani

Mi chiedo come sia possibile accettare una realtà così efferata. Come volgere lo sguardo altrove, disquisire sui prodigi delle tecnologie dell’intrattenimento e del vuoto di coscienza, mentre il mondo viene dominato da altre tecnologie della ferocia come filosofia, della repressione senza fine e della sorveglianza senza alcuna libertà. 

Camminiamo sulle macerie del nostro tempo. Il Potere non ha neanche più bisogno di gestirci tramite le leggi, ci gestisce tramite parametri. E la nostra stessa democrazia è un simulacro, serve per decidere come reprimere meglio dissenso, come mortificare i poveri a favore dei ricchi, come difendere il concetto di disuguaglianza come fosse un valore di modernità. 
L’apparato visibile dello Stato utile a far filare liscio il sistema occulto che innerva il nostro tempo. Un sistema di potere oligarchico che agisce fuori da ogni legge, fuori da ogni etica. Per motivi superiori, a noi ignoti. Motivi superiori suprematisti, razzisti, di fanatismo religioso, di un’élite assurda che pretende anche di avere a che fare con una massa obbediente di insignificanti consumatori, e con un po’ di esseri umani da massacrare. 
Guardate il mondo. Va così. 

I nostri poveri media, declinazione economica e informativa del Potere, fanno quello che possono per anestetizzare la brutalità della guerra, il genocidio, la stupidità delle oligarchie, l’arrogante ottusità dei nazisti dell’Illinois che un tempo ci facevano ridere per la loro codarda baldanza, e che ora governano.

La cosa che fa più rabbia è che è così da decenni. Ma il senso critico è sempre stato preso per sistema di congetture, le ipotesi ardite ma precise come complottismo. Il bello di questo conformismo dilagante è che ha saputo annacquare pensiero ed evitare che si levassero vere voci corali di dissenso. Rendendo la critica un fatto individuale e non collettivo. Emarginandola nel sistema ideologico conformista culturale che ha sempre funzionato come un algoritmo. Anzi come dittatura dell’algoritmo.

Che fare? Tutto quello che stiamo facendo, più o meno individualmente, è poco. È troppo poco e, ahimè, forse troppo tardi. Occorre riprendere ad ascoltare il prossimo, a considerare il valore sociale dell’esistenza, a non farsi schiacciare i piccole battaglie di retroguardia individuali, in minuscoli ottusi progetti di successo in un contesto in cui non vale la pena.
Occorre tornare a lottare. A studiare. A sottrarsi dalla dittatura del conformismo. A sottrarsi dal metodo che tutto codifica e tutto omologa. Contro ogni metodo, per una bozza anarchica di conoscenze corali, ispirate dal bene comune.

Utopia, dicono. Ma che sia concreta. 

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