IRENA fotografa la fine di un alibi: rinnovabili 24 ore su 24

Dal blog https://www.futuroprossimo.it/

Gianluca Riccio 11 Maggio 2026

L’IRENA, l’agenzia internazionale per le energie rinnovabili, ha pubblicato un rapporto che cambia i termini del discorso sull’energia. Solare e eolico, accoppiati ad accumulo in batterie, oggi producono elettricità disponibile 24 ore su 24 a un costo compreso tra 54 e 82 dollari per megawattora. Il carbone in Cina sta tra 70 e 85. Il gas, nei mercati globali, supera i 100.

Per la prima volta in modo strutturato, l’argomento dell’intermittenza, che ha tenuto in vita un intero comparto per vent’anni, esce dal dibattito tecnico ed entra in quello economico. E il dibattito economico, da qualche anno, va in una direzione molto precisa, per chi ci vede.

Il rapporto si intitola 24/7 Renewables: The Economics of Firm Solar and Wind e introduce un parametro nuovo, il firm levelised cost of electricity: il costo di produrre energia continua, garantita, da un impianto ibrido solare-eolico-batteria. Non più solo “quanto costa il kWh quando il sole c’è”, ma quanto costa il kWh quando serve, all’ora che serve. È la metrica che il settore fossile usava da decenni come argomento di vantaggio. IRENA l’ha presa e l’ha applicata al mix rinnovabile.

Il risultato è uscito ora. Favorite.

I numeri che IRENA mette sul tavolo

Le cifre raccontano una transizione già avvenuta nei mercati migliori. Nelle aree con buon irraggiamento solare e venti regolari, il firm cost di un impianto fotovoltaico più sistema di batterie (che si colloca, come detto, tra i 54 e gli 82 dollari per megawatt ora) cinque anni fa, nel 2020, era sopra i 100 dollari. Il gas globale oggi viaggia oltre quella soglia, e il nuovo carbone cinese, che è il benchmark fossile più competitivo al mondo, si ferma a 70-85. Per la prima volta, nei mercati di riferimento, le rinnovabili continue non sono più “alternative”: sono il prezzo da battere.

A spingere è il crollo dei prezzi dell’accumulo. Dal 2010 il costo delle batterie è sceso del 93%. Il fotovoltaico, nello stesso periodo, ha perso l’87%, l’eolico onshore il 55%. Tre tecnologie complementari che calano in parallelo per quindici anni producono un effetto che a livello di singolo grafico non si percepisce: cambia la struttura economica di un settore intero. E IRENA stima ulteriori cali del 30% entro il 2030 e del 40% entro il 2035, con i siti migliori che scenderebbero sotto i 50 dollari per MWh. Un altro pezzo dell’infrastruttura silenziosa che tiene in piedi tutto il resto, e di cui nessuno parla.

Il caso Al Dhafra, e perché conta

L’esempio che il rapporto IRENA cita per primo è il complesso solare di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti: un gigawatt di pannelli accoppiati a batterie, in produzione, che eroga elettricità in continuo a circa 70 dollari per megawattora. Non è un prototipo, né un pilota finanziato con soldi pubblici, ma un impianto commerciale che vende energia a un prezzo che cinque anni fa avrebbe richiesto una centrale a gas. Certo, la differenza geografica conta: gli Emirati hanno un irraggiamento da primato mondiale. Non dico di no. Ma il punto è proprio questo: di mercati di confronto cominciano a essercene già diversi, dal Cile all’Australia, dall’India al Marocco, e l’elenco si allunga ogni anno.

C’è poi la velocità di realizzazione, che il rapporto sottolinea quasi en passant ma è il pezzo più scomodo per il dibattito italiano: un impianto rinnovabile con accumulo si completa in uno o due anni dopo i permessi. Una centrale a gas, dipende. Una centrale nucleare, sappiamo (incazzatevi, Avvocati, ma lo sapete bene anche voi: non c’è partita sui tempi). Il vantaggio temporale, in un’economia che deve elettrificare data center, AI e industria pesante in fretta, vale economicamente quanto il vantaggio sul prezzo. Anzi, di più.

IRENA
L’impianto eolico on-shore di San Severo, in Puglia

Poi, per carità, ci sono anche cose che non mi tornano, eh

La forchetta IRENA, 54-82 dollari, vale per “high-quality resource regions”. Tradotto fuori dal burocratese: dove c’è molto sole costante, o vento, o entrambi. In Italia abbiamo sole, sì, ma non come Abu Dhabi, e vento decente solo in alcune aree del Sud. Significa che i numeri da brochure non si applicano al primo decimale: i nostri firm cost veri stanno più in alto, e dipendono molto da come si combinano solare, eolico e batterie sul territorio. In altre parole dipende da come investiamo noi, perché non è un problema della tecnologia: è un problema di pianificazione e di autorizzazioni. Se vogliamo, anche di rete.

Il rapporto IRENA dice cosa è possibile: quello che faremo noi con quella possibilità è un altro discorso, e di solito molto meno emozionante.

Scheda Studio

Pubblicazione: International Renewable Energy Agency (IRENA), 24/7 Renewables: The Economics of Firm Solar and Wind, maggio 2026.

L’effetto AI e data center

Un punto su cui il rapporto IRENA insiste e che vale la pena leggere con attenzione: i sistemi ibridi rinnovabili+batterie sono particolarmente adatti ad alimentare carichi continui ad alta intensità. Tipo i data center per intelligenza artificiale, che oggi sono il consumatore elettrico in più rapida crescita al mondo. La promessa “AI alimentata al 100% da rinnovabili” è stata venduta tante volte da tante aziende, di solito con un asterisco che spostava il problema da un’altra parte. IRENA dice che senza asterisco è già possibile, almeno nei posti giusti. L’innovazione sulle chimiche di accumulo continua ad accelerare, e nei prossimi anni la forchetta dei costi dovrebbe scendere ancora.

Quando lo vedremo davvero

Orizzonte stimato: 3-7 anni per i mercati con buone risorse (Sud Europa, MENA, Cile, Australia, India), 7-12 anni per il resto, però con caveat seri sui Paesi del Nord ad alte latitudini.

Cosa serve perché succeda davvero: una rete che regga (la nostra adesso fa fatica), procedure autorizzative che non costino tre anni di Tar, e capitali per i sistemi di accumulo che restano l’investimento più corposo del pacchetto. Il primo a beneficiarne, come sempre, sarà chi ha già la rete e i soldi: in primis grandi consumatori industriali e data center. Le bollette domestiche scenderanno di conseguenza, ma con anni di ritardo e attriti regolatori. Senza scordare che comunque il costo medio europeo della transizione resta molto più alto della forchetta IRENA, perché siamo lontani dai siti migliori del pianeta.

Il direttore generale di IRENA, Francesco La Camera, ha messo in fila la cosa con una frase asciutta: l’argomento dell’inaffidabilità delle rinnovabili non regge più. È vero, e finalmente c’è un benchmark istituzionale che lo dimostra coi numeri al posto degli slogan.

Resta aperto il pezzo più interessante: dove finiranno i soldi che fino a ieri andavano nel gas, e con quale velocità? Le risposte le scriveranno i ministeri, non gli ingegneri.

E qui, di solito, il ritmo cambia.

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto – Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn

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