Cos’hanno da festeggiare le borse?

Dal blog https://www.ilpost.it

Domenica 17 maggio 2026

(Michael Nagle/Bloomberg via Getty Images)

Nell’ultima settimana la borsa italiana è arrivata a superare i 50mila punti, un livello che non raggiungeva dal 2000, prima dello scoppio della bolla di internet che ne fece crollare il valore. I punti sono in realtà quelli del FTSE MIB, un indice che tiene conto del volume degli scambi e della capitalizzazione delle aziende. Dall’inizio dell’anno la borsa di Milano vale già il 10 per cento in più. Non è l’unica borsa che sta andando alla grande: vanno benissimo anche le altre europee, quella statunitense, e in generale sono in sostenuto rialzo praticamente tutte le borse del mondo.

Sembra un paradosso, visto il caos: è cominciata la guerra in Medio Oriente, che si è aggiunta alle altre in giro per il mondo, manca l’energia, sta per tornare l’inflazione, e le previsioni su come andrà l’economia nei prossimi mesi sono piuttosto fosche. Insomma, non c’è niente che farebbe pensare a un momento propizio per investire, e infatti gli esperti e gli analisti si chiedono con sempre più insistenza – e anche scaramanzia – se e quando questo entusiasmo apparentemente fondato sul nulla si sgonfierà, e quando le borse scenderanno facendo perdere un sacco di soldi agli investitori

Sono del resto anni che i mercati finanziari sono, come in questo momento, del tutto slegati dall’economia reale. Ormai ha poco senso guardare alle borse per capire le aspettative sull’economia, tanto che tra gli esperti c’è anche un modo di dire per chi cerca segnali o previsioni economiche nell’andamento dei mercati: è come essere «incatenati alla coda di un drago ubriaco».

Va bene soprattutto il mercato azionario, quello in cui si comprano e vendono le azioni, quote delle società che rendono chi le possiede investitori e per certi versi comproprietari. Nelle prime settimane della guerra in Medio Oriente ci sono stati giorni e settimane con cali massicci anche per le azioni, ma erano perdite transitorie. Ora invece la tendenza generale è alquanto positiva.

Il grafico qui sotto mostra cinque noti indici di borsa: gli indici servono a sintetizzare l’andamento di un certo gruppo di azioni e si usano proprio per vedere come vanno le cose in generale. Quasi tutti gli indici non solo hanno recuperato le perdite delle prime settimane di guerra, ma oggi valgono persino di più rispetto all’inizio dell’anno.

Anche negli anni passati i mercati finanziari si erano dimostrati incredibilmente resistenti all’instabilità politica ed economica. Avevano superato la recessione causata dalla pandemia, l’inflazione ai massimi storici che ne era conseguita, avevano assorbito l’invasione russa dell’Ucraina, e avevano progressivamente imparato a ignorare le dispute commerciali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con tutte le sue minacce.

Questo andamento non è una novità: a ogni nuova crisi le borse reagiscono male, ma poi si riprendono e raggiungono nuovi massimi, seguendo una tendenza di lungo periodo che nel gergo di borsa si dice rialzista, in inglese bull market (mercato del toro, dato che il toro è un animale esuberante e agitato).

Una prima spiegazione di questa tendenza riguarda proprio il motivo per cui si investe nei mercati azionari, cioè l’intento di fare profitto con le azioni di aziende che si ritiene possano andare bene. In quasi tre mesi di guerra le aziende quotate hanno comunque riportato buoni risultati nei loro report trimestrali, continuando ad attrarre investimenti. A questo si unisce il grande entusiasmo degli ultimi anni per il progresso tecnologico e soprattutto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, settore che sta guidando da tempo un rialzo dei titoli collegati, nonostante qualche legittimo dubbio sul rischio di una possibile bolla destinata a sgonfiarsi.

È evidente che gli investimenti in aziende legate all’intelligenza artificiale, proprio per la continua evoluzione di questa tecnologia, sono di lungo e lunghissimo periodo: chi ci investe ragiona in termini di anni e decenni e non si fa influenzare nelle proprie scelte da eventi transitori, seppur molto seri, come la guerra in Medio Oriente.

Questi investitori hanno imparato anche a non farsi più influenzare dall’altro grande protagonista dei mercati finanziari di questi tempi: Donald Trump. I più grandi scossoni in borsa degli ultimi due anni sono stati causati proprio dalle sue politiche.

Basta pensare ai dazi minacciati ad aprile dello scorso anno e ai conseguenti crolli nei mercati finanziari: Trump è tornato indietro su tutto, si è rimangiato gran parte dei dazi che aveva promesso, molti sono stati dichiarati illegittimi, e le borse hanno ripreso a salire come se niente fosse successo. Negli ambienti di borsa è stato coniato l’acronimo «TACO»: sta per «Trump Always Chickens Out», che sarebbe tipo «alla fine Trump se la fa sempre addosso».

(AP Photo/Richard Drew)

Gli investitori finanziari sono ormai abituati alle sue politiche economiche erratiche, disastrose ma allo stesso tempo poco concrete. Ormai credono sempre meno ai suoi annunci, e questo si vede anche nel caso della guerra in Medio Oriente.

Ci sono stati dei cali notevoli nelle prime settimane di guerra, soprattutto per le gravi conseguenze che la guerra ha avuto per l’energia: la mancanza di petrolio e gas naturale dai paesi del Golfo ha innescato una delle più gravi crisi energetiche di sempre, i cui effetti devono ancora arrivare, con probabili conseguenze sul costo della vita. Dopo qualche settimana di preoccupazione, ora gli investitori non stanno dando più molto peso a questa prospettiva perché credono che alla fine Trump cederà come ha fatto quasi sempre finora.

La strategia «TACO» è la seconda principale spiegazione dietro agli immutati rialzi dei mercati finanziari di questi mesi. Anche la terza è legata ad acronimi degli ambienti di borsa: TINA e FOMO.

FOMO è il più facile da capire perché riguarda la stessa cosa per cui si usa nella vita di tutti i giorni, cioè la Fear Of Missing Out, la paura di perdersi grandi occasioni: in questi anni molte persone si sono date agli investimenti perché avevano sentito dell’entusiasmo e dei grandi guadagni. Si sono avvicinati anche investitori improvvisati, che hanno piazzato i loro soldi talvolta in modo sconsiderato per la paura di non avere anche loro la loro parte.

TINA significa invece There Is No Alternative, e si usa per indicare che, anche se i segnali del mondo non sono buoni, non ci sono alternative profittevoli all’investire nei mercati azionari. Gli investitori, insomma, sono nella condizione di non sapere che farsene della grande quantità di denaro che, senza entrare troppo nei tecnicismi, si sono ritrovati dalla pandemia in poi.

Secondo Filippo Diodovich, market strategist nella società di trading IG Italia, proprio la presenza massiccia di investitori guidati perlopiù dall’emotività e non dai fondamentali economici è un fattore di rischio, perché questo entusiasmo nei mercati finanziari potrebbe sgonfiarsi da un momento all’altro.

Quando persone senza molta esperienza iniziano a comprare per paura di perdere l’onda del rialzo, sui mercati si crea una situazione appunto gonfiata. Appena il mercato inizia a scendere, proprio questi investitori sono i primi a vendere, presi dalla paura di perdere troppi soldi. Senza saperlo, accelerano così quello che in gergo tecnico si chiama “correzione”, cioè una discesa dei prezzi delle azioni verso il loro valore “corretto” e adeguato alla situazione dell’economia.

Non è possibile prevedere se e quando arriverà né quanto sarà profonda la correzione di cui si parla con sempre più insistenza, ma secondo Diodovich ci sono già alcuni segnali. Tra questi soprattutto il fatto che mentre i mercati azionari vanno molto bene i mercati obbligazionari così così. Le obbligazioni sono gli strumenti finanziari con cui si prestano soldi alle aziende o agli stati, che devono restituirli con gli interessi. In questo momento i tassi di interesse stanno gradualmente salendo, ed è un segno che gli investitori percepiscono più rischi nel prestare i loro soldi, dunque chiedono un guadagno maggiore per farlo.

Tag: borsecrisi energeticaguerra iran 2026inflazionemercati finanziari

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