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Liza Featherstone 18 Maggio 2026
È positivo che lo stato di New York stanzi 4 miliardi per colmare il deficit e che si tassino, sia pure tiepidamente, le case dei milionari. Passi avanti anche sugli asili e sull’assistenza ai più deboli. Sono le scelte iniziali, molto resta da fare
Quando la governatrice di New York Kathy Hochul ha annunciato, nel giorno in cui è stato presentato il bilancio della città, che avrebbe stanziato 4 miliardi di dollari per contribuire a colmare il deficit di bilancio cittadino, i media si sono affrettati a presentare la notizia come se Mamdani e la città stessero spendendo in modo irresponsabile. «Hochul sborsa altri 4 miliardi di dollari per salvare i problemi di bilancio di Mamdani a New York», ha lamentato il New York Post . Anche il sito di destra Center Square si è detto d’accordo, definendo l’operazione un «salvataggio», termine che sembra essere diventato anche un argomento di discussione per l’avversario repubblicano di Hochul, l’estremista di destra Bruce Blakeman di Long Island.
Definire l’aumento dei finanziamenti statali come un salvataggio, con la conseguente insinuazione che la città stia gestendo le proprie finanze in modo irresponsabile, è errato. I finanziamenti sono il risultato della solida leadership del sindaco Zohran Mamdani, resa possibile dall’organizzazione e dalla pressione esercitata dai newyorkesi. Il sindaco ha saputo muoversi con estrema delicatezza durante le negoziazioni a livello cittadino e statale relative a questo bilancio, facendosi portavoce di un movimento che ha condotto una campagna energica per spingere il governatore a fare di più per la città tassando i ricchi, e al contempo collaborando con il governatore per finanziare importanti promesse elettorali in materia di politiche per l’assistenza all’infanzia universale , che non sarebbero state realizzabili senza la sua cooperazione.
I finanziamenti statali appena annunciati da Mamdani e Hochul contribuiranno a coprire le esigenze della città e a colmare il deficit di bilancio, aggravato dalla cattiva gestione del precedente sindaco Eric Adams e dai drastici tagli del presidente Donald Trump. Il bilancio finale della città è tutt’altro che perfetto o rivoluzionario, ma nel complesso rappresenta un passo nella giusta direzione, soprattutto considerando le immense difficoltà strutturali che Mamdani si è trovato ad affrontare.
Hochul, che una volta aveva affermato che non avrebbe mai aumentato le tasse sui ricchi, ha finito per imporre una tassa sulle seconde case con un valore superiore a 5 milioni di dollari, che frutterà mezzo miliardo di dollari. Non si tratta certo dell’entità della tassazione sui ricchi auspicata da Mamdani e dai suoi sostenitori, ma vista la precedente intransigenza della governatrice su questo tema, rappresenta un’importante vittoria in una battaglia più lunga.
Il sindaco Mamdani e la presidente del consiglio comunale Julie Menin hanno inoltre annunciato che stanno lavorando con il consiglio stesso a un piano per ridurre il credito d’imposta per le imprese non costituite in società (Ubt), che consente ad alcuni imprenditori di detrarre parte dell’Ubt dalla propria imposta sul reddito personale, un vantaggio che soprattutto per i milionari. Questa riforma genererà per la città ulteriori 68 milioni di dollari di entrate.
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L’amministrazione Mamdani ha anche individuato delle aree di risparmio. A ciascun ente è stato chiesto di ridurre gli sprechi e le inefficienze, snellendo le spese superflue derivanti da contratti esterni, rinunciando agli spazi inutilizzati, tagliando i programmi non necessari e migliorando la gestione finanziaria: un processo che, secondo la città, ha portato a un risparmio di 1,77 miliardi di dollari . I socialisti spesso, sentendo questo tipo di proposta, la considerano una forma di austerità mascherata, ma in questo caso i fondi vengono destinati ad altre esigenze vitali e non a tagli ai servizi.
Una delle fonti di risparmio è senz’altro una decisione politica discutibile: il rinvio dell’obbligo di ridurre il numero di alunni per classe nelle scuole pubbliche. Quelle poco numerose sono infatti costose, ma creano un ambiente di apprendimento più stimolante e sicuro per i gli e le studenti. Inoltre, la creazione di nuovi posti di lavoro sindacalizzati è un fattore positivo per lo sviluppo economico. La carenza di insegnanti e risorse rende difficile l’attuazione di questa legge per la città e lo stato in questo momento, motivo per cui il sindaco ne sta posticipando l’entrata in vigore. Ma Mamdani ha dichiarato di impegnarsi a realizzarla entro la fine del suo mandato.
Un’altra fonte di risparmio, ragionevole ma probabilmente soggetta a fraintendimenti, è la ristrutturazione del disavanzo dei fondi pensione. Come spiega Andrew Perry del Fiscal Policy Institute, dopo la Grande Recessione, i pagamenti ai fondi pensione comunali sono stati ammortizzati in modo tale da posticipare alcuni versamenti, per poi farli lievitare di recente e azzerarsi nel 2032. Il piano di Mamdani «riequilibra la situazione», afferma Perry. «Quel piano di ammortamento non ha mai avuto molto senso, e questa sembra una soluzione logica».
Il fatto che Hochul non abbia tassato ulteriormente i ricchi è ancora rilevante: maggiori entrate non solo avrebbero finanziato le classi meno numerose e altre politiche cruciali proposte da Mamdani, ma avrebbero anche messo i newyorkesi in una migliore posizione per affrontare l’amministrazione Trump. Il bilancio statale è quasi definitivo e, purtroppo, sembra probabile che sia il bilancio cittadino che quello statale non saranno sufficienti a fornire ai newyorkesi una rete di sicurezza sociale che compensi i tagli ai buoni pasto e a Medicaid. Ciò è particolarmente irritante, dato che i tagli federali a questi programmi derivano da una riduzione delle tasse concessa da Trump ai ricchi, quindi tassarli per compensare tale riduzione non avrebbe certo comportato un cambiamento radicale nel loro stile di vita.
Il bilancio, tuttavia, evita di assecondare l’accettazione passiva dell’austerità. Lascia intatti i servizi essenziali, tra cui l’assistenza finanziaria e gli alloggi per i senzatetto; va oltre quanto inizialmente promesso dal sindaco in merito a biblioteche e parchi; e destina 1,2 miliardi di dollari per l’assistenza all’infanzia universale e, altrettanto importante, miliardi di dollari in finanziamenti per alloggi a prezzi accessibili, compreso il più grande aumento di capitale nella storia recente, a livello cittadino, per l’edilizia popolare.
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Tutto ciò avviene evitando di aumentare le tasse sulla proprietà, cosa che avrebbe avuto un senso dal punto di vista fiscale, ma sarebbe stata anche impopolare e difficile da far accettare. I newyorkesi proprietari di immobili non rappresentano la maggioranza dei residenti della città, ma hanno un forte capitale sociale e avrebbero protestato a gran voce. Sembra invece che aver scatenato una tempesta di indignazione con la proposta di una tassa sulla proprietà abbia aiutato Mamdani a convincere il governatore a finanziare la città, anche tassando un po’ i ricchi. Il bilancio ha inoltre evitato di attingere alle riserve o al fondo di emergenza, il che avrebbe esposto il sindaco ad accuse di irresponsabilità fiscale.
Considerando l’enorme impatto che il trumpismo e anni di neoliberismo hanno avuto sulla città, la portata della crisi del costo della vita e la particolare propensione di New York a utilizzare i programmi governativi per migliorare la vita di tutti, sarebbe stato meglio tassare maggiormente i ricchi oltre alle aziende e investire ancora di più nei newyorkesi. Le lacune nella rete di sicurezza sociale, in particolare per quanto riguarda la sicurezza alimentare e l’assistenza sanitaria, causate dall’amministrazione Trump, sono gravi e preoccupanti. Ma considerando che Mamdani e la sinistra sembravano destinate al fallimento dall’amministrazione Adams e dal governo federale, nonché da una governatrice restia anche al minimo disagio per la sua base plutocratica, questo bilancio rappresenta una vittoria politica: un primo passo nella costruzione di una nuova cultura politica in cui i lavoratori.
*Liza Featherstone è editorialista di JacobinMag. Ha scritto, tra le altre cose, Selling Women Short: The Landmark Battle for Workers’ Rights at Wal-Mart (Basic Books, 2002) e Divining Desire: Focus Groups and the Culture of Consultation (Or, 2017). Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.