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22 Maggio 2026 Dario Lucisano
Dopo le sanzioni all’ex presidente Raul Castro e la fabbricazione di prove per giustificare un eventuale attacco a Cuba, gli Stati Uniti continuano la propria campagna di pressione contro La Avana. Lo scenario ricorda quello presentatosi in Venezuela qualche mese fa, quando Trump aveva schierato la portaerei Gerald Ford per poi condurre una operazione direttamente a Caracas e rapire il presidente Maduro; questa volta a venire schierata è la portaerei Nimitz CVN-68, capoclasse delle portaerei a propulsione nucleare della US Navy. Fonti governative degli USA sostengono che si tratterebbe solo di una dimostrazione di forza e che non sono in programma operazioni militari, confermando – almeno – la volontà di intimidire Cuba. Nel frattempo, sul fronte diplomatico il segretario di Stato degli USA Marco Rubio ha detto che Cuba avrebbe accettato l’offerta di 100 milioni di dollari in aiuti umanitari, ma è tornato a delegittimare il governo cubano, continuando a preparare il terreno per un eventuale intervento militare.
Ad annunciare il dispiegamento della portaerei Nimitz CVN-68 è stato il Comando Meridionale dell’esercito statunitense (SOUTHCOM), la branca dell’esercito a stelle e strisce che si occupa dei Caraibi e dell’America Latina. La nave fa parte dell’omonima classe di portaerei “Nimitz”, che comprende tutte le dieci portaerei a propulsione nucleare in servizio per la Marina statunitense; la CVN-68, in particolare, è a oggi tra le più grandi navi del proprio genere al mondo, fiore all’occhiello statunitense nella categoria delle imbarcazioni a propulsione nucleare. Può trasportare fino a 90 aerei ed elicotteri militari: a bordo è stato imbarcato il Carrier Air Wing 17 (CVW-17), stormo aereo composto da otto squadroni; a fianco della CVN-68, inoltre, gli USA hanno dispiegato il cacciatorpediniere USS Gridley DDG 101 e la nave da rifornimento USNS Patuxent T-AO 201.
La mobilitazione dell’arsenale militare da parte degli USA aumenta le pressioni sul governo cubano. Il fatto che essa sia arrivata in parallelo alla scelta di sanzionare l’ex presidente Castro e alla fabbricazione di prove farlocche circa presunti movimenti militari da parte dell’isola pare svelare – quanto meno – la volontà statunitense di intimidire l’amministrazione cubana. Una fonte governativa sentita dal New York Times ha spiegato al quotidiano che «al momento, l’amministrazione intende utilizzare la Nimitz e il suo stormo di caccia come dimostrazione di forza, non come piattaforma per importanti operazioni militari». Lo scenario, ricorda il medesimo giornale, è analogo a quello delineatosi tra ottobre 2025 e gennaio 2026, quando dopo avere accuratamente creato prove per dimostrare la presunta minaccia venezuelana e ampliato le sanzioni contro le figure di spicco di Caracas, gli USA schierarono sui caraibi la portaerei Gerald Ford, con cui in seguito condussero l’operazione di sequestro del presidente venezuelano Maduro. Dopo tutto, in questi quattro mesi di assedio, Washington non ha nascosto le proprie intenzioni con Cuba, cercando di imporre sull’isola una sorta di “modello Venezuela” e costringere il Paese ad allinearsi agli interessi statunitensi.
La stessa proposta dei 100 milioni in aiuti umanitari, arrivata nei giorni scorsi dall’amministrazione USA, è vincolata a un non meglio precisato percorso di «significative riforme» che l’isola dovrebbe intraprendere. Anche in questo caso, il quadro ricorda quello venezuelano, dove dopo il rapimento di Maduro Trump ha lasciato il governo nelle mani di una amministrazione più accondiscendente. Rubio ha affermato che Cuba avrebbe accettato la proposta degli Stati Uniti, ma da La Avana non è arrivata alcuna conferma; quando Washington avanzò la propria offerta, le autorità del Paese – pur sottolineando la contraddittorietà degli USA nel proporre una soluzione a un problema da essi stessi causato – avevano affermato che avrebbero accettato di buon grado gli aiuti statunitensi, a patto di non dovere chinare il capo. Malgrado la presunta accettazione dell’offerta da parte di Cuba, lo stesso Rubio non ha smesso di delegittimare il governo cubano continuando ad additargli le responsabilità della crisi in corso.

Dario Lucisano
Laureato con lode in Scienze Filosofiche presso l’Università di Milano, collabora come redattore per L’Indipendente dal 2024.